Industria tessile Lorenzo Rubelli e C., in Campo San Vio, nel Sestiere di Dorsoduro

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Ex sede Industria tessile Lorenzo Rubelli e C, in Campo San Vio - Sestiere di Dorsoduro

Industria tessile Lorenzo Rubelli e C., in Campo San Vio, nel Sestiere di Dorsoduro

Lorenzo Rubelli era un ex console dell’Impero Asburgico, che aveva deciso di coltivare l’interesse per i tessuti di pregio maturato durante i numerosi viaggi. Aveva quindi acquistato nel 1889 l’azienda tessile di Giovanni Battista Trapolin (situata nel Palazzo Spada Minelli in Fondamenta Gasparo Contarini al civ. 3535), che era appartenuta a Giacomo Panciera e alla sua famiglia già dal Settecento. L’azienda, sita a San Vio (civ. 671) a Venezia, e con un negozio in Calle della Bissa (civ. 5420 ora Rosticceria Gislon), contava all’epoca una settantina di addetti al lavoro su circa cinquanta telai.

Il figlio di Lorenzo, Dante Zeno Rubelli, si impegnò nell’attività di famiglia dal 1902, quando rappresentò l’azienda del padre in occasione della visita della Regina Margherita a Venezia. Dopo aver ottenuto il diploma di ragioniere e aver terminato un periodo di apprendistato a Lione, tornò a Venezia e incominciò a introdurre una serie di innovazioni che migliorano decisamente i risultati dell’azienda famigliare. Alla morte del padre, Dante Zeno divenne l’unico gestore dell’impresa, dopo aver lasciato ai fratelli solo posizioni molto marginali o una liquidazione in denaro. In primo luogo cercò di garantire all’impresa nuovi mercati all’estero (soprattutto negli Stati Uniti) e in Italia, dove aprì diversi negozi, seguiti da tre-quattro dipendenti ciascuno, a Trieste, Milano, Roma, Torino, Genova e Firenze (l’ultimo, gestito dal fratello Italo). La produzione consisteva interamente di velluti, di fabbricazione propria, e di damaschi e altri tessuti pregiati prodotti da altre imprese e rivenduti con il marchio Rubelli. La clientela, inizialmente solo italiana, era costituita da privati benestanti (per gli arredamenti interni), da aziende (per gli ambienti di rappresentanza) e, soprattutto, dalle istituzioni ecclesiastiche, grandi acquirenti di velluti per l’abbigliamento e a uso decorativo per gli arredi sacri.

Con lo scoppio della prima guerra mondiale l’imprenditore trasferì la produzione a Firenze. Alla fine delle ostilità la produzione riprese in nuovi impianti insediati nella zona dei Gesuiti. Il punto vendita di San Bortolomeo viene chiuso all’inizio degli anni Quaranta, lasciando spazio a quello che qualche anno prima era stato aperto in Piazza San Marco (Procuratie Nuove civ. 65). In questo periodo l’azienda conta una sessantina di telai e circa centocinquanta dipendenti (tra i quali, gli agenti che promuovono l’espansione internazionale dell’impresa).

Il successo commerciale dell’azienda venne garantito non solo dalla collaborazione con alcuni tra i maggiori artisti dell’epoca (tra i quali, Gio Ponti), ma anche dalla frequente partecipazione a eventi espositivi in Italia e all’estero. I prodotti Rubelli (tradizionali, ma sempre attenti alla moda del momento), trovano sempre maggiore gradimento da parte della clientela internazionale, specialmente quella francese e svedese. Per quanto riguarda il mercato interno, invece, Rubelli avviò una produzione dedicata al restauro e alla decorazione di teatri, musei e palazzi, nonché quella destinata a particolari settori del mercato del lusso, quali gli allestimenti navali e degli alberghi.

Nel 1945, alla morte di Dante Zeno Rubelli, l’attività aziendale venne portata avanti da due agenti, suoi precedenti collaboratori, in un decennio difficile per la successione imprenditoriale familiare: nel 1956 si arrivò infatti alla divisione dell’impresa fra due rami della famiglia. Circa il 40% della proprietà restò in gestione a un gruppo di eredi sotto l’insegna Trapolin Rubelli (con metà dei telai, parte dell’archivio e le filiali di Milano e Roma), ma fallì qualche anno dopo. Il restante 60% venne invece destinato al bisnipote Alessandro Favretto Rubelli (figlio della nipote Gabriella Rubelli coniugata Favretto): la nuova impresa, sotto la ragione di Lorenzo Rubelli e figlio, poté contare su una quarantina di telai tradizionali e su alcuni telai meccanici. Questa attività era oggetto di riorganizzazione e razionalizzazione produttiva e commerciale nei decenni seguenti, venne ridisegnata la rete di vendita delle filiali italiane, gli uffici verranno spostati a Marghera, mentre a Venezia rimase solo lo showroom (prima a Palazzo Corner Spinelli, e attualmente a Cà Pisani in Piscina San Samuele, al civ. 3393), punto di incontro con i clienti.

Negli anni Ottanta, infatti, la produzione venne interamente trasferita a Cucciago, nel Comasco, dove era stata acquisita una piccola manifattura tessile (tessitura Zanchi) con impianti adibiti alla tessitura serica: lo stabilimento venne completamente ristrutturato e adattato a contenere le nuove linee di produzione della Rubelli, con ventotto telai jacquard e quattro telai manuali. (1)

(1) www.imprese.san.beniculturali.it

Dall’alto in basso, da sinistra a destra: Campo San Gallo – Ex negozio Rubelli, Procuratie Vecchie – Ex negozio Rubelli, Campo San Vio – Ex sede fabbrica Rubelli, Calle de la Bissa – Ex negozio Rubelli, Piscina San Samuele – attuale sede showroom e Archivio Storico – Palazzo Spada Minelli – ex sede fabbrica Rubelli.

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FOTO: Alfonso Bussolin. Quest'opera viene distribuita con Licenza Creative Commons. Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 3.0 Italia.

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