Rio de San Moisè, nel Sestiere di San Marco

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Rio de San Moisè, dal Campiello del Carro - San Marco

Rio de San Moisè, nel Sestiere di San Marco

Chiesa di San Moisè. Reca stupore in gran copia di chiese, di oratori, di monasteri e di altri sacri edifici, coi quali gli avi nostri disegnarono per cosi dire la pianta di questa gloriosa città. Nei cinque secoli della stia esistenza che precedono il mille, i Veneziani posero le fondamenta della maggior parte di quei magnifici templi che eccitano tuttavia l’ammirazione dello straniero; ed uno fra principali è senza dubbio questo di San Moisè, eretto e dotato l’anno 787 dalle famiglie Artigera e Scoparia, secondo portano le tradizioni e le storie. Non che la sua magnificenza presente sia opera di quel medesimo secolo; ma se la sola vista può bastare a chiarirci di questa verità, la storia e la buona critica ci possono anche permettere di congetturare che nei tempi anteriori al accento e più propizi alle arti, la struttura di questa chiesa sia stata meno ricca, ma più conveniente a città, dove le arti si raccolsero come in inviolabile asilo contro la depravazione dei secoli barbari. Difatti la chiesa di San Moisè fu riedificata sui principi del secolo XII, siccome una delle molte incenerite dal terribile incendio del 1105, e alla presente condizione in ridotta solamente, quando minacciando nuovamente rovina, la patrizia famiglia Fini spese 30.000 ducati del proprio per esaurire nella sua facciata tutto il mal gusto costoso del secolo XVII. Ciò accadde l’anno 1639. La chiesa fin dalla origine fu ricchissima, ma l’anno 1192 il suo patrimonio fu diviso in tre parti eguali, una pei bisogni della chiesa, una a sostentamento del parroco, e l’ultima a vantaggio del clero. Finalmente l’anno 1810 fu ridotta a succursale di San Marco.

Noi non parleremo della facciata, opera di Alessandro Tremignan, monte di pietra mal lavorato, ed insigne monumento della corruzione artistica del secolo XVII. l busti della benemerita famiglia Fini, che stanno sulle tre porte, e tutte le altre figure furono scolpite da Arrigo Marengo, che fu anche autore dell’altar maggiore. Tra i principali dipinti che adornano gli altri altari e la sacristia, si ammirano nel primo la invenzione della Croce con vari santi, di Pietro Liberi; nel maggiore il serpente di bronzo del Pellegrini, e la legge data a Mosè del Brusaferro; la Lavanda dei piedi del Tintoretto e l’ultima Cena di Jacopo Palma nell’altar del Sacramento. Di Jacopo Tintoretto è ancora la tavola di Nostra Donna nell’altare della sacristia, il cui parapetto di bronzo con il sepolcro di Nostro Signore e invenzione di Niccolò e Sebastiano Ruccatagliata, e getto di Giovanni Chent e Marino Feron l’anno 1633. Finalmente sulle due porte laterali sono degni di lode San Stefano lapidato di Sante Piatti e Gesù Crocifisso di Girolamo Brausaferro.

Campo di S. Moisè. Da questo campo forse incominciava la vigna assai estesa detta la Vigna di San Moisè, e di cui si vuole fosse continuazione l’orto che dava alla Piazza il nome di Broglio. Da qualche pianta serbatasi dopo il disfacimeuto della suddetta vigna, o di qualche arbusto cresciuto in vicinanza, è probabile che abbia ricevuto il suo nome il Rio dell’Albero. Ma il Dezan crede piuttosto che il nome di questo rivo sia derivato dalla famiglia Dall’Arbore o Magodisia, dalla quale altre località (della parrocchia di Santo Stefano) si denominarono. (1)

Viene attraversato dai seguenti ponti:

Sulle sue rive si affacciano:

  • Piscina San Moisè
  • Campiello Barozzi
  • Campo San Moisè
  • Sotoportego Ramo Primo Corte Contarina
  • Campiello del Carro

(1) BERNARDO e GAETANO COMBATTI. Nuova planimetria della città di Venezia. (VENEZIA, 1846 Coi tipi di Pietro Naratovich).

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FOTO: Alfonso Bussolin. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

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