Marco Cornaro. Doge LIX. Anni 1365-1368

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Marco Cornaro. Doge LIX. Anni 1365-1368

La Promissione ducale riceveva, in sede vacante, nuove correzioni ed aggiunte, fra le quali: che dovesse il doge rinunziare, quando tal fosse la volontà dei sei consiglieri e della maggior parte del Gran Consiglio, e uscire fra tre giorni dal palazzo, sotto pena di confisca dei beni, mentre dal canto suo non potrebbe spontaneamente rinunziare senza l’anzidetto consenso: non potesse trattar nulla da sé, ne esser giudice in alcun affare: non avesse autorità di spendere se non sole cento lire dei piccoli all’anno del danaro del Comune per abbellimento del Palazzo.

Raccolti quindi gli elettori, pendevano i voti fra Giovanni Foscarini e Marco Cornaro. Sorse allora Giovanni Delfino, il quale usando del diritto che avevano gli elettori di muovere accuse o dubbi contro il candidato, prese a dimostrare, dover essere escluso il Cornaro per quattro ragioni, cioé: per la sua molta età, per la povertà sua, per essere stretto in amicizia con principi esteri, in fine, per aver menata a moglie donna plebea, tuttora vivente. Chiamato il Cornaro a giustificarsi, lo fece egli con tale moderazione, semplicità e ingenuità, che meritò di essere eletto con ventisei voti, il dì 24 luglio 1365.

Il breve suo reggimento fu di pace, quietati che furono gli accennati moti di Candia. Fu soccorso il duca di Savoia contro i Turchi, concedendogli qualche somma e due galee comandate da Saracino Dandolo e da Luchino Dal Verme. E poiché quegli aiuti sdegnarono i Turchi, questi imprigionarono i Veneziani e sequestrarono le loro mercatanzie; a cui liberare non valse, per allora, l’ambasceria spedita dalla Repubblica al sultano di Alessandria.

Papa Urbano V frattanto, risolto avendo di trasportare la sede da Avignone in Roma, la Repubblica spedì a levarlo ed onorarlo cinque galee, comandate da Pier Trevisano, con dodici ambasciatori; sicché quel Pontefice, accompagnato da queste e dalle galee di Genova, di Pisa e della regina Giovanna di Napoli, approdò a Genova, e fece il solenne suo ingresso in Roma nell’agosto del 1367.

A promuovere poi con il commercio la prosperità dello Stato, ottenevasi diploma, nel 1366, dai duchi Alberto e Leopoldo d’Austria per la sicurezza dei mercatanti veneziani; si conchiudeva ferma pace col conte Mainardo di Gorizia e col patriarca di Aquileia; e si definiva da ultimo le differenze col sultano d’Egitto. Ma era suonata l’estrema ora per il doge Cornaro, il quale nella grave età d’anni 82, moriva il dì 13 gennaio 136S, e veniva tumulato in nobilissimo avello, nel tempio dei Santi Giovanni e Paolo.

Al suo tempo, essendo stata compiuta la sala del Maggior Consiglio, s’incominciò a decorarla con pitture storiche e con le immagini dei dogi; intorno a che veggasi quanto narrammo al Capo XI della storia del Palazzo Ducale.

Il breve tenuto nella sinistra mano del ritratto esprimente il nostro doge, dice:

RESIDVA REBELLANTIS CRETAE FVNDITVS EXTINSI. (1)

(1) Il Palazzo Ducale di Venezia Volume IV. Francesco Zanotto. Venezia MDCCCLXI

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FOTO: Alfonso Bussolin. Pubblicazione riservata. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

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