Palazzo Molin del Cuoridoro a San Fantino

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Palazzo Molin a San Paterniano. In "Venezia Monumentale e Pittoresca", Giuseppe Kier editore e Marco Moro (1817-1885) disegnatore, Venezia 1866. Da internetculturale.it

Palazzo Molin del Cuoridoro a San Fantino

I registri di famiglia ci chiariscono, che Marco e Girolamo del fu Paolo gettarono i fondamenti di questo palazzo nel 1468. Si fabbricava in due soleri, e fu allora che Girolamo si trasferiva dalla casa degli ascendenti, che sussisteva fino dal 1379 nella parrocchia di San Paterniano, che fu poi di San Luca, indi di San Moisè, ed è ora di San Marco, secondo i vari compartimenti della diocesi, nel confine di San Fantino.

L’architettura è di carattere gotico-moresco, lavorata da presso all’epoca del risorgimento delle arti, di buona euritmia, con vaghi e suntuosi accessori, e ricorrenti cordoni, che tutta la mole ricingono. Il poggiolo sul rivo ha quattro archi a cuspide; è sorretta da tre colonne di marmo greggio, con capitelli a fogliami, di ottimo gusto e lavoro. Gli angoli, nella parte superiore, sono pure con fregio a fogliami, in forma di capitelli, e le colonnette dei poggioli attestano un bello stile. Soltanto gli stemmi non appartengono all’edificio originario, perché i tre angioletti, scolpiti in marmo fino, che sostengono lo scudo, sono di stile puro lombardesco. Sormontano poi la cornice, che è a punta di diamante, due di quei fumaioli, che si vuole fossero inventati dai Veneziani, poco oltre il 1200, contro l’opinione del Muratori, che li ammetterebbe nel secolo XIV. Alterata si vede la conformazione del cortile scoperto d’ingresso, massime nel prospetto interno, il cui poggiolo è a cinque arcate gotiche, sorrette da due colonne di marmo greggio, con capitelli di buono stile del quattrocento. Penetrandosi nell’interno, e magnifica la sala, il cui arco d’ingresso ha due colonne di marmo fino delle cave di Pola, con capitelli ionici, e cornicioni e basi di marmo veronese, e accusa l’epoca del Vittoria. Le altre sale vennero tramezzate per comodo; avevano tutti contorni di pietra d’Istria alle porte, di buon lavoro e disegno. Merita ricordo un soppalco, dipinto da Jacopo Guarana, del genere Tiepolesco.

Un Leone da Molino è forse quegli, che ordinava a sue spese le soglie magnifiche della Basilica, su cui sta inciso il suo nome, essendo il lavoro di agemina nella porta maggiore, dello stile, secondo il Cicognara, tra l’XI e il XII secolo. La casa ebbe legati e senatori illustri, che alle prime Corti di Europa propugnarono gli interessi della Repubblica, e prodi sul campo, che il cimento della vita anteposero all’onore della patria. Francesco Molin, doge di questa casa, che sostenne il generalato di mare, e cospicue cariche, ebbe monumento nella chiesa di San Stefano, ove lo ebbero pure, coll’Alviano e il Dal Verme, Andrea Contarini e il Pelopponesiaco, quanti nomi, altrettante glorie, e fasi, a cosi dire, della veneziana grandezza.

Ora il palazzo, non più dei Molin, dei quali si vede in marmo il blasone sulla esterna porta d’ingresso, però rimasto nella sua interezza, si possiede da una società di negozianti di Trieste, che lo posero in comunicazione assai utilmente col fabbricato, ad uso dell’albergo Vittoria. Il quale, eretto nell’area dell’antico, condotto dai Benvenuti, con ricchezza di ornamenti, buon disegno architettonico, e membrature colossali, parte in marmo, e parte in terra cotta delle nostre fornaci, domina sull’ampliato stradale, dando al passeggero un’idea di grandezza, degna del sito in cui sorge, e della città nostra, che, anche per conto di alberghi, provvede splendidamente al decoro del forestiere. (1)

(1) GIANJACOPO FONTANA. Cento palazzi fra i più celebri di Venezia (Premiato Stabilimento Tipografico di P.Naratovich. 1865).

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FOTO: Alfonso Bussolin. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

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