Pozzo di Campo San Fantin (verso la Calle de la Fenice)

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Pozzo di Campo San Fantin (verso la Calle de la Fenice) - San Marco

Pozzo di Campo San Fantin (verso Calle de la Fenice)

Vera: in pietra d’Istria di forma cilindrica, a tazza. Su un lato della vera sono scolpiti, a bassorilievo, degli stemmi; è presente anche un beccuccio di una fontana. Base: quadrata. Copertura: lastra metallica convessa.

Teatro La Fenice. La Fenice, principale teatro di Venezia ed opera dell’architetto Giannantonio Selva, ottenne biasimo e lodi fuori dell’onesto e del giusto. Il disegno del Selva fu giudicato il più corrispondente al programma pubblicato dalla nobile società proprietaria del teatro di San Benedetto l’anno 1789 agli architetti veneziani e stranieri, nel quale definiva il numero dei palchetti ed altre misure. I concorrenti furono ventinove. Arse il teatro la notte del l3 dicembre del 1836, e fu in soli sette mesi restaurato coll’opera dei fratelli Tommaso e Giambattista Meduna, i quali tolsero i difetti appuntati al Selva, e fra gli altri ponendo una seconda porta d’ingresso dal peppiano alla platea per far bordone all’altra di fronte  che prima quasi non appariva. Le sale della Società Apollinea sono tuttavia quali furono con sommo accorgimento trovate dal  Selva, e il teatro è sopra ogni cosa rinomato per eleganza ed armonia e per ricche e simmetriche proporzioni.

Il Forestiere illuminato, nell’edizione del 1791, ci dà questi ragguagli del teatro architettato dal Selva: “Questo teatro incominciato l’anno 1791 fu condotto al suo termine in diciotto mesi. Una nobile società di persone lo fece fabbricare a proprie spese dietro il disegno e l’assistenza del giovane architetto Antonio Selva veneziano, allievo dell’erudito Tommaso Temanza. La fronte sul campo, la qual vuol essere considerata la prima, corrisponde alla principale entrata di terra con la loggia corintia inferiormente. e alle sale di comune adunanza col piano superiore. Entrando nella detta loggia, e di là progredendo alcun poco, si ritrova una capace porta che dà ingresso all’atrio interno del teatro. Facile ed ampia scalea in tre rami divisa si esibisce alla dolce salita, due dei quali rami mettono all’androne dei palchetti del così detto pe-piano ed il ramo di mezzo conduce alla cavea ossia platea del teatro. Questa cavea è conformata di un semicircolo prolungato alcun poco curvamente. Degno di osservazione e il fornice di questo teatro, che con equabile curvatura piacevolmente si distende, il che giova non poco allo spandimento e raccoglimento del suono. Ampio e capace si è il palco scenico; e grossa muraglia sostenuta sopra l’apertura del palco da un arco che prende le mosse sui muri esterni del teatro, separa la scena dalla platea per rendere cosi meno gravosi i danni che da fatale incendio, cui per propria costruzione vanno soggetti gli edifici di questa natura, potessero provenire, e per una maggiore cautela si formarono pure due torri laterali al palco medesimo, sulle quali stanno continuamente disposte ingegnose macchine idrauliche a questo flagello in qualche maniera provveditrici. Tutto il vaso del teatro ed il tendone si dipinsero la prima volta dal cav. Fontanesi di Reggio, ma si ridipinsero nel 1807 da Giuseppe Borsato. In questo anno furono convertiti sei palchetti, tre del primo ordine e tre del secondo, nella loggia reale, per ascendere alla quale venne praticata una scala alla metà dell’atrio. Il teatro fu aperto la prima volta nel 17922, nel tempo della fiera dell’Ascensione, e vi si cantò l’opera i Giuochi d’Agrigento poesia di Alessandro Pepoli, musica di Gio. Paisiello”. (1)

(1) BERNARDO e GAETANO COMBATTI. Nuova planimetria della città di Venezia. (VENEZIA, 1846 Coi tipi di Pietro Naratovich).

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FOTO: Alfonso Bussolin. Quest'opera viene distribuita con Licenza Creative Commons. Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 3.0 Italia.

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