“Galeas per montes”, un’impresa memorabile durante la guerra contro il Ducato di Milano

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Jacopo Robusti detto Il Tintoretto. Battaglia navale sul Garda. Sala del Maggior Consiglio Palazzo Ducale (particolare, foto dalla rete)

Galeas per montes, un’impresa memorabile durante la guerra contro il Ducato di Milano  

Nel 1439 avvenne il meraviglioso trasporto delle sei galere e dei venticinque barconi, dalla foce dell’Adige fino a Rovereto, inerpicandosi poi su per i dirupi del Monte Baldo e discendendo nel Lago di Garda. In quei giorni si combatteva guerra grossa tra la Serenissima e Filippo Maria Visconti di Milano, alleato del Marchese di Mantova.

Brescia stretta d’assedio implorava soccorso; ma essendosi Nicolò Piccinino, generale delle truppe lombarde, impadronito delle terre di Lugana e della Gardesana, i veneziani, onde recare soccorso a Brescia, nè potevano tragittare il lago di Garda, nè potevano farlo che solo dalla parte superiore ancora libera, cioè verso Riva. In tanta difficoltà venne presentata alla Repubblica da certi Blasio de Arboribus e Nicolò Sorbolo un ardito progetto per il quale, attraverso i monti, si doveva far passare una flottiglia dalle acque del’Adige a quelle del Garda. E la Repubblica, accolto il progetto, nel dicembre del 1438 dette mano alla temeraria impresa.

La piccola armata fu fatta salire lungo l’Adige fin quasi a Rovereto, ma per giungere al lago dalla parte di Torbole erano da quindici a sedici miglia di terreno erto ed alpestre; alle falde del monte Baldo furono radunati allora duemila buoi, abbisognandone ben centoventi paia per ogni galera, e gran numero di soldati, di operari, di guastatori, fu un lavoro febbrile e continuo per sgombrare borri, costruire ponti, spianare strade, e dopo tanto lavoro fu spettacolo strano e stupefacente vedere navi e barconi profilarsi immobili sulla vetta del monte.

Dalla vetta si doveva scendere nel lago e col mezzo di argani, di funi, di braccia e di ingegno si riuscì nella poderesa bisogna e dopo quindici giorni di viaggio terrestre la flottiglia veneziana, battente la bandiera di San Marco, si cullava nelle acque del Garda.

La meravigliosa impresa costò alla Repubblica ben quindicimila ducati, ma non si raggiunse lo scopo di vettovagliare Brescia, poiché accorso il Piccinimo con il suo naviglio, i veneziani, comandati da Pietro Zeno dovettero ritirarsi a Torbole.

Però la spesa e l’audacia di quel progetto non furono vani e qualche mese dopo Francesco Barbaro difensore di Brescia, il Gattamelata con i suoi corazzieri, e Pietro Zeno con le sue navi misero in fuga le truppe viscontee facendo prigionieri Carlo Gonzaga figlio del marchese di Mantova e Sagramoro Visconti parente di Filippo Maria.

Lo stesso Piccinino potè a stento salvarsi, facendosi portare chiuso in un sacco fino a Riva del Lago. (1)

(1) Giovanni Malgarotto. IL GAZZETTINO, 5 febbraio 1925

FOTO: Alfonso Bussolin. Quest'opera viene distribuita con Licenza Creative Commons. Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 4.0 International.

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