Il falso prete Francesco detto il Bolognese, “qual barava danari da le persone con dir troveria tesoro”

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Campo Santi Apostoli. Sestier di Cannaregio

Il falso prete Francesco detto il Bolognese, “qual barava danari da le persone con dir troveria tesoro”

Nel novembre del 1520, scrive il Sanudo nei suoi Diari, un falso prete di nome Francesco detto il Bolognese, si presentò a casa di Ambrogio da Origo ai Santi Apostoli, e gli disse: “Io son prete missier mio, son venuto di Roma qui per questo effetto che ve dirò. Io ho costreto uno spirito, el qual mi ha ditto che debia venir a Venecia a Santo Apostolo, in caxa di Ambrosio de Origo, la qual casa si è da cha’ Contarini, ma ab antico la jera da cha’ Sanudo, et in dita casa in uno magazen tu troverai sotto terra uno vaso con ducati da 12 a 16 mila“.

Il Bolognese sosteneneva quindi di voleva scavare in un magazzino di casa dell’Ambrogio per trovare un tesoro, ma che nessuno della casa doveva saperlo, perchè altrimenti avrebbero informato la Signoria che sicuramente se lo sarebbe trattenuto, “et io voglio che me dati la vostra fede di dar uno terzo di ditti danari per lo amor di Dio, el resto partiremo da boni compagni“. L’Ambrogio approvò la proposta, ma chiese che un suo amico fosse presente mentre si cercavano i ducati, e così mandò a chiamare sier Michele di Lazzari, pregandolo di essere presente mentre il falso prete scavava nel magazzino.

Arrivato sier Michele di Lazzari, il Bolognese entrò nel magazzino dell’Ambrogio con un vasetto di acqua santa, e iniziò a scavare e a spargere l’acqua sopra la fossa che si formava. E così tra scavi, acqua santa e preghiere il falso prete consegnò una croce al padrone di casa e al suo amico pregandoli di portarla all’aperto fuori, di recitare cinque paternostri e cinque avemarie a onore delle cinque piaghe di Cristo, e di ritornare poi nel magazzino. Il Bolognese, mentre i due erano fuori a pregare, trovò tutto il tempo per mettere nella fossa un bosolo (vaso di legno), riempito di pietre, chiuso con un sigillo di piombo.   

Quando i due ritornarono, il falso prete finse di aver trovato il vaso, tolse il sigillo di piombo che lo chiudeva, sul quale era impressa la frase “noli me tangere” (non mi toccare), e disse: “Fradeli mei io non posso cavar fuora di questo vaso questi, se prima non me trovati ducali 100 d’oro, perchè li bisogna benedir, et benedetti che i sarano ne caveremo fuora 200, e cussi cressendo, anderemo cavandoli fuora tutti“. Stimolato dall’improvviso  guadagno l’Ambrogio da Origo  trovò subito i 100 ducati richiesti.

Il finto prete fece allora portare delle tovaglie, e in un altro magazzino preparò un altare dove dentro un altro bosolo fece mettere i cento ducati, mira, incenso e cera, e iniziò a benedirli e a recitare alcune orazioni che solo lui sapeva. Poi chiese all’Ambrogio e al Michele di ritornare dentro il primo magazzino dov’era il presunto tesoro, e di recitare altri cinque paternostri e cinque ave maria. In assenza dei due amici il Bolognese toglieva i cento ducati dal vaso e lo riempì di pietre perchè pesasse, poi li richiamò dentro e disse: “Ora che li ducati e le altre cose è benedete, bisogna andar a San Stae e tuor uno poco di quella terra dove è sta sepelito il corpo di questa anima, che ha in governo li ditti ducati eh’ è in questa fossa, e bisogna se unissa el corpo e l’anima insieme, e poi caveremo fuora i ditti ducati“.

E così il finto prete e sier  Michele di Lazzari andarono a San Stae per prendere la terra dove il finto prete diceva che era sepolto il corpo dell’anima che custodiva il tesoro, mentre l’Ambrogio rimaneva nel magazzino a sorvegliare il vaso nella fossa.

Giunti a San Stae, il Bolognese disse: “Missier Michiel aspeteme qui che vojo andar qua a questa archa e tuor di la terra“, ma per essere verso l’una o le due di notte e per paura, il Michele di Lazzari non volle aspettarlo, così il falso prete andò dietro l’arca e non fu più visto, e con lui scomparvero anche i cento ducati dell’Ambrogio.

Il giorno 26 gennaio 1521, scrive ancora il  Sanudo, in mezzo alle due colonne di Piazzetta San Marco, sopra un soler (palco) fu posto, con una corona di diavoli in testa, quel baron (truffatore) del Bolognese il quale con la frode e l’astuzia di trovare un tesoro nascosto truffò diverse persone di questa città, arrestato dai Signori di Notte fu condannato alla berlina e poi bandito. (1) 

ConoscereVenezia

(1) Marin Sanudo. I Diari. Volume XXIX

FOTO: Alfonso Bussolin. Quest'opera viene distribuita con Licenza Creative Commons. Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 4.0 International.

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