L’Arcangelo Gabriele sul pinnacolo del Campanile di San Marco

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L'Arcangelo Gabriele del Campanile di San Marco

L’Arcangelo Gabriele sul pinnacolo del Campanile di San Marco

Avendo il terremoto del 1511 danneggiato non lievemente questo campanile, si commise all’architetto Bartolomeo Buono il rifacimento della cella con l’aggiunta di un attico e di un pinnacolo, sopra il quale si volle porre la figura dell’Arcangelo Gabriele, girevole, modellata in legno, e rivestita di lamine di rame dorato, mentre prima sulla sommità non vi era che una croce con una banderuola.

Scrive il Sanudo nei suoi Diari: “1513, 6 luglio. Ili questa zorno, su la piaza di San Marco fo tirato l’anzolo di rame indorado suso con trombe e pifari a hore 20; et fo butado vin e late zoso in segno di alegreza, che prego Idio sia posto in hora bona et agumento di questa republica“. (1)

Nota ancora il Sanudo in data 10 luglio 1513. “In questo zorno seguite cosa notanda, che uno zenlilhomo nostro, di anni 17, nominato sier Zuan Paulo Michiel di sier Toma, andato sul campaniel di San Marco, che si lavora la zima, et montato su li ponti di fuora via, volendo veder le casse dove se tira suso piere e calzina e altro, la cassa si slargò e lui vene di alto a basso e si frantumò tutto, et stativi morite. Dicono, chi ’l vede, che ’l vene più presto lui cha la sua bereta. Fu caso molto stranio e di compassione“. (2) 

Il giorno 13 luglio 1513 essendo andato il generale Bartolomeo Alviano, con altri signori e gentiluomini, a visitare gli accennati lavori del campanile, ed essendo arrivato al punto destinato all’elevazione dell’Angelo, ebbe la grata notizia di essere stato nominato capitano generale della Repubblica, percui, voltosi al messo, disse: “Non ho altro per hora da darti se no questo saio; tolo e valo a impegnar; ma ti darò poi!“. Disse anche a Teodoro Trivulzio, ambasciatore di Francia: “Io sono il più grande homo del mondo adesso!“. Si vede che l’annunzio della nomina aveva messo l’Alviano in vena di scherzare.

Ma tornando all’Angelo, un fulmine lo fece precipitare sopra le botteghe che circondavano il campanile nel 1745, per cui ebbe bisogno di un restauro. Fu poi rifatto nel 1822 dallo scultore Andrea Monticelli su progetto del professore Luigi Zandomeneghi, e messo nuovamente ad oro nel 1892.

Era questa al tempo della Repubblica la meta dei nostri più coraggiosi funamboli nel celebre volo del Giovedì Grasso. Si ha memoria che un barcaiolo di ca’ Lezze fece nel 1680 una meravigliosa ascesa, montando un cavallo vivo, dalla riva della Piazzetta alla cella delle campane, entrandovi, e poi recandosi sul diadema dell’Angelo, ove operò uno svariato numero di giochi.

Costui l’anno appresso richiamò la curiosità del pubblico con il salire alla cella delle campane in una barchetta, fingendo di vogare mediante un remo, e poi con il farsi vedere sopra l’Angelo a librar la vita con i piedi in aria, sostenendosi con il capo e con le braccia per qualche spazio di tempo.

Nel 1902, dopo il crollo del campanile i pezzi dell’angelo furono raccolti davanti all’ingresso della basilica. Lo scultore Emanuele Munaretti lo restaurò rifacendo le parti mancanti fedele al modello dello  Zandomeneghi. (1)

(1) G.Nissati (Giuseppe Tassini). Aneddoti Storici Veneziani. 1897

(2) Marin Sanudo. I Diari. Volume 16 

FOTO: Alfonso Bussolin. Quest'opera viene distribuita con Licenza Creative Commons. Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 4.0 International.

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