Corte Malipiero, nel Sestiere di Santa Croce
I Malipiero, venuti da Altino alla fondazione di Venezia, si chiamavano anticamente Magistrelli, e poi Maistropieri. Poterono far parte del Maggior Consiglio fino dal 908, e concorsero alla fabbrica delle chiese di Santa Croce, San Geremia, e Santa Maria Maggiore.
Orio Malipiero salì nel 1178 al soglio ducale che illustrò con la sottomissione di Zara ribellata, e con la spedizione di un’armata in Terra Santa. Ma nel 1192, dopo 14 anni di governo, abdicò, facendosi monaco in Santa Croce. Un Pierazzo della medesima famiglia fu eletto nel 1370 Provveditore alla difesa di Mestre contro i Carraresi, e nel 1380, essendo sopraccomito contro gli Istriani, ruppe un ponte fatto dai nemici, e ricuperò Capo d’Istria.
Anche Pasquale Malipiero, dopo avere più volte disimpegnato con lode le cariche di Provveditore di Campo, e di ambasciatore, ebbe il berretto ducale nel 1457. Della linea di Pasquale fu quel Domenico, che nel 1483, sostituito nel comando al generale Giacomo Marcello colpito da bombarba sotto Gallipoli, prese quella città, e nel 1496, essendo Provveditore d’armata a favore dei Pisani contro i Fiorentini, combattè virilmente all’assedio di Livorno, riportando le lodi dello stesso imperatore Massimiliano I, che colà si trovava presente. Egli ci lasciò gli Annali intorno alle cose di Venezia dal 1457 fino al principio del secolo XVI, i quali videro la luce nell’Archivio Storico Italiano.
I Malipiero brillarono per altri guerrieri, per altri letterati, e per alcuni vescovi. Fra i membri più moderni di questa famiglia, estintasi nel 1856, ricorda il Cicogna quell’Angelo che, essendo stato nel 1797 confinato nell’isola della Giudecca, divenne mezzo pazzo, e ricusò di ritornare in città anche dopo la caduta della Repubblica, in quell’anno medesimo successa, dicendo che un decreto del Consiglio dei X lo aveva bandito, e che soltanto un decreto consimile poteva liberarlo. Si mandò pertanto un cotale, camuffato da Comandador, ad intimargli il ritorno, al che il Malipiero obbedì, ritirandosi in una casa ai Tolentini, ove morì nel 1826 scemo di cervello, e fisso nell’idea che la Repubblica ancora sussistesse. (1)
(1) Giuseppe Tassini. Curiosità Veneziane ovvero Origini delle denominazioni stradali di Venezia. (Venezia, Tipografia Grimaldo. 1872).
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