I Diari di Marin Sanudo

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La casa di Marin Sanudo. Fonsamenta del Megio. Sestiere di Santa Croce

I Diari di Marin Sanudo

Mi assista l’onnipotente Dio. Havendo, non senza summe et cotidiane fatiche compite di scriver le guerre francesi in Italia considerai non esser di dover lasciare di scrivere quello che in Italia accadeva et pertanto volendo farne qualche memoria quivi sarà descripto tute le nove vicende verissime venute“. Così principiava i suoi Diari Marin Sanudo, figlio di Leonardo e di Letizia Venier, “comenzando nel primo dil mese di zenaro 1495 perfino che si vedrà la quiete de Italia“. Ma la speranza che in pochi anni si accomodassero le faccende della penisola, falliva, e il nostro Sanudo, cercando “la quiete de Italia” scriveva, e scriveva. Scrisse per ben trentott’anni, dal 1495 al settembre del 1533, riempiendo cinquantotto volumi in folio, quarantamila pagine di carattere fitto e minuto.

In tanta mole di lavoro egli narra tutti gli avvenimenti che andarono succedendo nel principio del secolo decimo sesto e che mutarono si può dire la faccia dell’Europa; trascrivere i dispacci degli ambasciatori, le lettere dei podestà, le relazioni dei condottieri; racconta i fatti di cronaca, le feste, i lutti della Dominante, annota giorno per giorno, non solo la vita della sua Repubblica, ma quella di tutta l’Italia.

Lo storiografo ufficiale della Serenissima, Andrea Navagero, che mai scrisse di storia, percepiva dal Governo ducati duecento all’anno, Marin Sanudo nulla e soltanto nel 1531, mentre stava egli scrivendo il cinquantaquattresino volume dei suoi Diari, ebbe la sovvenzione annua di centocinquanta ducati e il tardo compenso alle sue grandi fatiche gli riuscì quasi di mortificazione per l’obbligo impostogli di mettere la sua preziosa Cronaca a disposizione di sier Pietro Bembo, storiografo succeduto al Navagero. Sier Marino era povero ed accettò il compenso e l’obbligo imposto!.

Il 4 aprile 1536, settantenne, il Sanudo moriva nella sua vecchia casa di San Giacomo dall’Orio e i famosi Diari passarono in proprietà dello Stato, gelosamente custoditi in una stanza segreta del Consiglio dei Dieci. Gelosamente, poichè in quei lunghi anni di storia e di cronaca c’erano molte cose che forse non garbavano al terribile Consiglio, avendo molto spesso lo scrittore militato nel partito di opposizione alla politica della Repubblica. E tanto severamente vennero occultati che se ne perdette la traccia, così che il doge Marco Foscarini nel 1762, circa due secoli e mezzo dacchè venivano scritti, ne lamentava la perdita. Ma nel 1784 essendo storiografo della Serenissima Francesco Donato e pensando egli che quel monumento immortale non fosse perduto ma solamente nascosto, fece ricerche su ricerche e alfine scoperse i preziosi volumi in un loculo segreto dei Dieci e per suo conto e a sue spese li fece ricopiare.

Intanto cadeva la Repubblica e, dopo il trattato di Campoformido, l’Austria padrona di Venezia fece trasportare nel 1805 nella Biblioteca di Vienna i Diari sanutiani, mentre alla morte di Francesco Donato, come da suo testamento le copie passarono nella Biblioteca di San Marco.

Col trattato di pace del 3 ottobre 1866 tra l’Italia e l’Austria gli originali dei famosi Diari ritornarono da Vienna in cambio delle copie del Donato, ma alla consegna degli originali mancava la parte seconda del volume primo andata smarrita e il Governo italiano si tenne allora dalla copia il volume perduto.

Così oggi la nostra Marciana conserva cinquantasette volumi originali del Sanudo ed uno appartenente alla copia del Donato, mentre nella Biblioteca di Vienna l’opera in copia rimane incompleta. (1)

I “Diarii di Marino Sanuto” sono stati, a partire dal 1877, tradotti e pubblicati a cura di Rinaldo Fulin, Federico Stefani, Nicolò Barozzi, Guglielmo Berchet, Marco Allegri, e di Marco Visentin tipografo. L’ultimo volume, il cinquantottesimo, e un volume di prefazione a cura di Guglielmo Berchet, vennero pubblicati nel 1903. In ogni volume vennero inseriti degli indici geografici e degli indici dei nomi. Quasi tutti i volumi si possono trovare oggi in rete nei siti Biblioteca storica di Studi Adriatici e Archive.org

(1) Giovanni Malgarotto. Il Gazzettino 18 gennaio 1928.

FOTO: Alfonso Bussolin. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

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