Domenico Trevisan, un patrizio dalla condotta morale integerrima

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Porta di Terra Santa. Chiesa di San Francesco della Vigna

Domenico Trevisan, un patrizio dalla condotta morale integerrima

Scrive il Sanudo nei suoi Diari che il Collegio, la mattina del 5 ottobre 1524, fece una termination (delibera), riportata poi ad eterna memoria nel Notatorio (raccolta di scritti e documenti relativi a privilegi, grazie, e giurisdizioni), la quale diceva: “Havendo servito la Signoria nostra el dilettissimo nobil nostro Domenego Trivixan cavalier, procurator al capitanato general da mar senza alcun salario et senza alcuna utilità, e ben conveniente per honor del Stato nostro, dechiarir a tutti quanto grato ne sia stato il servir suo in ogni tempo”, e vogliamo per memoria delle sue fatiche  che le sue insegne di capitano siano conservate, e che tutte le bandiere dorate (con il Leone di San Marco) fatte dalla Signoria per detta capitaneria siano custodite nella Chiesa di San Francesco della Vigna ad ornamento della stessa, per “exempio de tutti quelli che servono fidelmente il Stato nostro”. Era il grato riconoscimento della Repubblica verso sier Domenico Trevisan, uno dei suoi più fedeli e onesti servitori.

Domenico Trevisan era nato a Venezia, nel 1446, da Zaccaria q. Febo e da Cecilia Bernardo, nella parrocchia di Santa Maria Mater Domini. Nel 1485 Domenico sposò Suordamor Marcello di Pietro q. Azzo (il quale era sposato con Maria Polo figlia del fratello di Marco Polo), rimasto vedovo si sposò nuovamente, e dai suoi matrimoni ebbe sette figli di cui il più conosciuto fu Marcantonio Trevisan, eletto doge nel 1553.

Domenico iniziò la sua lunga carriera, nel governo della Repubblica, nel 1478 come Auditore Vecchio alle Sententie, fu Oratore (ambasciatore) presso le corti di Spagna, Francia (durante una di queste ambascerie venne fatto cavaliere), e alla corte asburgica, fu Oratore presso il papa e Oratore straordinario a Costantinopoli, fu ancora Oratore presso il sultano d’Egitto, fu Provveditore di FaenzaPodestà di Brescia, Podestà di Cremona, Provveditore alla difesa di Padova, Avogador de Comun, Inquisitore del Consiglio dei Dieci, Procuratore di San Marco “al di là del Canal”, Capitano General de Mar, venne per due volte ballottato per essere eletto Doge senza nulla aver fatto per essere votato, e fu quasi ininterrottamente Savio del Consiglio.

Nel 1496 fu Oratore presso il re Ferdinando II d’Aragona e la moglie Isabella di Castiglia, per concordare una pace o una trega di cinque anni, tra il regno di Spagna e quello di Francia. Al ritorno del suo viaggio si presentò, il 16 dicembre 1498, come era consuetudine, in Collegio e in Consiglio dei Pregadi,  dove fece una estesa relazione del suo operato. Presentò anche il conto di quanto era costata la sua missione, era stato via sedici mesi, aveva incontrato diversi imprevisti, nonostante questo mentre “poteva spender in l’ordenario ducati 2640, ha speso ducati 1367″, e consegnò il resto della somma e i regali ricevuti in Spagna ai giudici delle “Raxon nuove”.  

Non era facile per Domenico Trevisan assoggettarsi con pazienza e forza d’animo agli incarichi che riceveva, nell’ottobre del 1510,  dovette recarsi quale Oratore alla corte del papa che stava a Bologna, e nella stessa mattina che ricevette l’incarico partì per Chioggia in una giornata di grandissimo vento e pioggia, e per il freddo patito gli venne “un colico grandissimo, con dollori assai, dil fiancho“, per la qual cosa sier Piero Trevisan, suo figlio, e sier Michiel Trevisan suo cugino, dovettero andare a Chioggia ad assisterlo.  

Era figlio dei suoi tempi Domenico, e perciò anche un po’ superstizioso,  nel dicembre del 1513, quando era Provveditore alla Difesa di Padova contro i collegati della Lega di Cambrai, si affidava agli astrologi, e poiché questi gli avevano predetto che la mattina del 29 dicembre era prevista, alle cinque, la “conjuntion di Marte e di Saturno, che è influxo di gran momento, e intrava la luna in Scorpion ch’ era lo ascendente di Padoa“, provvedeva a custodire maggiormente le porte della città e a mandare gli sguaraguaiti attorno alle mura più del solito.

Nel 1516 venne eletto Oratore straordinario a Costantinopoli, ma vi rinunciò, e il giorno 3 di ottobre andò in Consiglio scusandosi “di non poter servir per la età di anni 73 et impotentia, come ha fato zà anni 31 in diverse legation in mar e in terra, ma al presente non poi più, è vechio, à dolori di fianco, a le volte poi certo dolor di testa“, e continuava il buon Domenico che in nessun modo poteva servire come in passato, “pregando quasi in zenochioni fusse acetà la soa scusa”, sicchè fece commuovere a tal punto il Consiglio che non lo mandarono più a Costantinopoli contro la sua volontà.

Il 5 aprile del 1523, giorno di Pasqua, la Signoria (il Doge era indisposto) con cinque Procuratori, andò al vespro a San Zaccaria, a “tuor il perdón di colpa e di pena”, quando la Signoria fu sul ponte di pietra di San Zaccaria (oggi Ponte del Vin), mentre passava sier Domenico Trevisan Capitano General de Mar, rientrato qualche giorno prima, un certo numero di galioti si buttarono in ginocchio benedicendolo, e gridando “el stà bon zeneral, non havia fato bater algun galioto, nè fato morir“.

Domenico Trevisan morì quasi novantenne il 28 dicembre 1535, e fu sepolto nella Chiesa di San Francesco della Vigna. Morì povero per aver spesso rinunciato agli emolumenti legati alle sue cariche. Un dato eloquente nella sua concretezza è che è uno dei pochissimi, forse l’unico, personaggio presente, e sempre con numerosi rinvii, in tutti i cinquantotto volumi dei Diari di Marino Sanudo. (1)

Le due porte laterali della Chiesa di San Francesco della Vigna sono dedicate alla famiglia Trevisan, la porta verso il campo detta di Terra Santa è dedicata a Domenico Trevisan, l’altra che conduce in sacrestia è dedicata al figlio il doge Marcantonio Trevisan, che è ritratto inginocchiato davanti al Leone di San Marco, e che è sepolto al centro della chiesa verso l’altare maggiore.

ConoscereVenezia

(1) Marin Sanudo. I Diari

FOTO: Alfonso Bussolin. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

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