Antonio Grimani, Capitàn da mar, dalle cocenti sconfitte contro i Turchi, all’esilio, all’elezione a Doge

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Domenico Robusti detto Il Tintoretto, Ritratto del doge Antonio Grimani. Museo Civico Prato

Antonio Grimani, Capitàn da mar, dalle cocenti sconfitte contro i Turchi, all’esilio, all’elezione a Doge

Il 2 novembre 1499 verso un’ora di notte una gondola, seguita da due barche del Consiglio dei Dieci, si fermava alla riva del palazzo Ducale. Il portone era spalancato e sei valletti con torcie rischiaravano l’entrata dove stavano in attesa tutti i membri dei Dieci, la Quarantia Criminale, alcuni Senatori e Missier grande con i cinque fanti del Consiglio. Dalla gondola, portato a braccia, scese un uomo già maturo e dell’aspetto patrizio con lunga veste paonazza, calze di scarlato, ma con i ferri ai piedi: accanto a lui camminava, sostenendone il capo, un giovane cardinale. Il prigioniero era Antonio Gimani; il giovane cardinale era suo figlio Domenico, arcivescovo di Durazzo.

Qualunque i Turchi avessero rinnovato il trattato di pace con i Veneziani, non perciò avevano cessato di corseggiare lungo le coste della Dalmazia e dell’Istria, e la Dominante aveva allora affidato al capitano Generale d’Armata Antonio Grimani la cura di dare alla flotta ottomana una buona lezione sul rispetto che si doveva ai trattati.

Trovandosi pertanto il Grimani a Modone ed essedo informato che le navi turche si dirigevano alla volta di Napoli di Romania, partì egli pure con la sua flotta, drizzando la prora verso l’isola della Sapienza. Erano 267 legni turchi e 110 veneziani (questi però più forti e meglio armati). Appena si scontrarono cominciò il combattimento e fu lotta lunga e terribile la cui fine fu per i veneziani una sconfitta e per i turchi una vittoria dovuta al numero più che al valore. (a)

Se ne incolpò gravemente il Grimani: mancanza di opportunità nell’assalto, nessun piano ben determinato nel combattimento, pochissimo ordine, pochissima disciplina. Le notizie giunte a Venezia si fecero sempre più gravi, dopo quella prima e disastrosa battagkuia seguirno altri scontri tra le due flotte, ma sempre con danno dei veneziani, ed il popolo impressionato cominciava a tumultuare ed i più arditi gridavano per le strade: “Abbasso Grimani, rovina dei Cristiani!“. Intanto conseguenza delle disfatte la fortezza di Lepanto, la rocca di Modone, l’isola di Navarino si erano rese ai Turchi.

Il Senato, raccoltosi d’urgenza, nominava a capitano generale dell’Armata Melchiore Trevisan con l’ordine tassativo che “zonto (giunto) in armada debba far montar sier Antonio Grimani e famegia (b) sopra una fusta (c) e farli comandamento vengi a dretura qui a presentarsi a le preson“. E così il 2 novembre, dopo circa venti giorni di viaggio, avvilito ed ammalato, giungeva a Venezia il Grimani, ed il figlio Domenico, in semplice rocchetto come si trovava, gli corse incontro, e gli stette accanto confortandolo fino alla “Prigione forte” dove il padre venne rinchiuso. 

Sottoposto a processo fu condannato a confine nel montuoso paesetto di Ossero in Dalmazia, ma dopo qualche anno fuggì a Roma, presso il figlio cardinale, dove stette fino al 6 luglio 1521 ritornando in quel giorno a Venezia, quasi ottantenne, a cingersi il capo del corno ducale. Venezia aveva dimenticato le sconfitte turche scontate con il carcere e con l’esilio e ricordava solo in Antonio Grimani quanto grandi fossero stati i suoi meriti precedenti verso la patria. (1)

(a) La battaglia di Zonchio (nota anche come la battaglia della Sapienza o  prima battaglia di Lepanto) fu un episodio della guerra turco-veneziana del 1499-1503 ed ebbe luogo in quattro giorni diversi: 12, 20, 22, 25 agosto 1499. Fu la prima battaglia navale della storia con cannoni a bordo di navi. it.wikipedia.org/wiki/Battaglia_di_Lepanto_(1499)

(b) i famigli o servitori di bordo alla persona del comandante.

(c) fusta, piccola galera più sottile, ma più veloce, aveva ventidue remi per banda.

(1) Giovanni Malgarotto. IL GAZZETTINO, 4 ottobre 1923.

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