Le chiavi di volta del Palazzo Loredan a San Stefano, nel Sestiere di San Marco

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Palazzo Loredan, lato nord. Sestiere di San Marco

Le chiavi di volta del Palazzo Loredan a San Stefano, nel Sestiere di San Marco

L’assetto cinquecentesco di Palazzo Loredan in Campo Santo Stefano, attuale sede dell’Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti, è frutto dell’accorpamento di case di proprietà della famiglia Mocenigo, acquistate nel 1536 da Leonardo di Girolamo Loredan, discendente del doge Leonardo Loredan.

I lavori di ristrutturazione furono affidati all’architetto Antonio Abbondi, detto lo Scarpagnino, che si occupò di un primo accorpamento del palazzo, successivamente ampliato alla fine del Cinquecento quando il 16 settembre 1589 Francesco Loredan acquistò una porzione di case che era rimasta di proprietà dei Mocenigo.

Il prospetto laterale nord venne poi rivestito in pietra d’Istria con un partito scamozziano a due ordini sovrapposti, eseguito da Giovanni Girolamo Grapiglia e completato nel 1608, conformandosi ai nuovi gusti architettonici e differenziandosi dall’apparente semplicità dell’affaccio su Campo Santo Stefano.

Le vicende costruttive si intrecciano con le campagne decorative esterne del palazzo che mutano l’assetto e la percezione del sestiere. Il fronte rivolto a nord diviene l’ingresso principale del palazzo a partire dall’inizio del Seicento e pertanto nobilitato con l’inserimento di ordini architettonici in pietra; mentre il fronte su Campo Santo Stefano ospitava i dipinti di Giuseppe Porta Salviati, realizzati entro il 1545, già parzialmente deteriorati nel Seicento.   (1)

Sulla facciata del palazzo Loredan, verso nord, sono infisse cinque chiavi di volta, sugli archi delle finestre del primo piano, con una testa di vecchio e altre teste di uomini e donne.

(1) Francesca Capano e Massimo Visone. La Città Palinsesto. Traccie, sguardi e narrazioni sulla complessità dei contesti urbani storici.  

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FOTO: Alfonso Bussolin. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

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