La morte di Caterina Corner

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Chiesa del Santissimo Salvatore, sepolcro di Caterina Corner

La morte di Caterina Corner

Caterina Corner, vedova di Giacomo Lusignano re di Cipro, moriva nella notte del 10 luglio 1510, di anni cinquantaquattro, nel suo palazzo di San Cassan “de doia di stomecho per esser crepada (scoppiata)”, probabilmente per l’infezione di un tumore maligno.

La regina, del ramo Corner di San Cassiano, aveva ceduto il suo dominio sull’isola di Cipro alla Repubblica che le assegnò magro compenso, la terra di Asolo e una rendita annuale di ottomila ducati, ma gli avvenimenti della Lega di Cambrai l’obbligarono a rifugiarsi a Venezia nel suo vecchio palazzo sul Canal Grande. Oggi quel palazzo non esiste più; demolito per vecchiezza, venne sull’antica area rifabbricato nel 1724 e dopo varie vicende, fu acquistato dal Municipio per stabilivi il Monte di Pietà.

L’undici luglio 1510 di buon mattino si presentarono alla Signoria sier Battista Morosini e Alvise Malipierocugnadi di la Rejna” annunciandone la morte: il corpo di Caterina nella sera doveva essere trasportato in chiesa di San Cassan e il giorno dopo si sarebbero fatti i funerali ai Santi Apostoli, dove la regina aveva ordinato di essere sepolta nell’area di famiglia.

La Signoria volle che i funerali fossero fatti a spese della Stato e subito ordinò “di far un ponte su barche a la Pescaria di Rialto qual vadi a santa Fosca et cussì fo ordinato a li Pregadi, al reverendissimo patriarca et altri episcopi di venir a queste exequie“. Intanto, calata la sera, Caterina Corner, vestita dell’umile saio francescano, fu messa nella bara, che venne coperta con un gran panno d’oro e, preceduta dalla croce e da due torcie e seguits da due preti, uscì dal palazzo. Pioveva e soffiava forte il vento, e a metà della calle si scatenò l’inferno, “fo gran pioza et tempesta grossa come un ovo et fuogi (fuochi) in aere (fulmini), cossa molto spaventevole“, tanto che il funebre trasporto dovette riparare sotto un portico a destra della calle stessa. La terribile burrasca durò quasi un’ora, e la povera regina di Cipro giunse in chiesa di San Cassan verso le tre di notte.

Al mattino furono fatti i funerali: più di tremila persone seguivano il feretro sul quale stava una corona “di quelle di le zoie di san Marco in segno che la morta hera rajna“, seguiva il vice doge Alvise Priuli, in luogo del doge Alvise Loredan ammalato, i parenti, il patriarca, tre vescovi, le scuole e seicento torce. Ai Santi Apostoli, dopo l’orazione letta da Andrea Navagero, venne sepolta, ma nel 1570 fu trasportata nella Chiesa di San Salvatore, dove anche oggi riposa sotto un monumento ricco di sculture ma di discusso valore d’arte. (1)

(1) Giovanni Malgarotto. IL GAZZETTINO, 9 marzo 1927

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FOTO: Alfonso Bussolin. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

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