I Turchi a Malamocco

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Piazza Maggiore. Isola di Malamocco

I Turchi a Malamocco

Dopo il 1526 con la conquista di Belgrado fatta dai Turchi, l’Ungheria e la Croazia erano rimaste aperte alle loro scorrerie, mentre i porti dell’Adriatico, nel canale della Morlacca, si prestavano ad essere un buon rifugio per le loro navi corsare. La Repubblica, occupata nella guerra di Terraferma, dislocata la sua flotta nel Mediterraneo contro Napoli, aveva rallentata la sorveglianza nell’Adriatico, tanto più essendo in pace con la Turchia per i buoni maneggi del doge Andrea Gritti e del suo figlio naturale Luigi nato a Costantinopoli, dove dimorava in gran favore del Sultano.

Ma la Repubblica dovette ben presto ricredersi. Il 10 luglio nelle prime ore del mattino si sparse per la città la notizia che una fusta turca era approdata al Lido dalla parte di Malamocco, ed entrati i soldati in paese avevano commesso ogni sorta di ribalderie. La notizia era purtroppo vera: verso terza giunsero al Molo della Piazzetta le prime barche con i fuggitivi da Malamocco che recatisi subito in Collegio raccontarono i particolari dell’attacco notturno, “le fuste erano due, li turchi entrono nelle case et tolto tutto quello che hanno trovato, digando (dicendo) voler amazar le persone“.

Presso l’arco di San Giovanni uccisero due pescatori e sul ponte di Borgo raggiunsero tre donne che fuggivano obbligandole ai loro voleri. I Turchi devastavarono il palazzo del podestà, sier Marco Gradenigo, che da qualche giorno si trovava a Venezia, e sulla Piazza Maggiore, trasportate alcune botti di vino e numerose cibarie, si misero a gozzovigliare. “Le persone tutte fuziteno chi in barche, chi in fango de li palui et la cossa era molto spaventosa e vedere“.

I Capi dei Dieci dettero ordine di armare tutte le barche del Consiglio che a voga arrancata si diressero verso Malamocco. Quando vi giunsero i Turchi fuggirono, ma tre di loro ubriachi fradici vennero presi e subito impiccati. Le due fuste furono affondate nei pressi di Pola tre giorni dopo. (1)

(1) Giovanni Malgarotto. IL GAZZETTINO, 18 agosto 1926

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FOTO: Alfonso Bussolin. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

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