L’ultima congiura dei Carrara contro la Repubblica

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Cittadella. Porta Bassano e le mura Carraresi

L’ultima congiura dei Carrara contro la Repubblica

Samuele Romanin nella sua “Storia documentata di Venezia” afferma che l’ultimo dei Carraresi, Marsilio, aveva congiurato nel 1435 contro la Repubblica per il ricupero di Padova. Scoperto e arrestato nel territorio di Trento fu condotto a Venezia, processato dal Consiglio dei Dieci venne decapitato fra le due colonne di San Marco. Ma non fu egli l’ultimo dei Carraresi, poiché gli Annali di Domenico Malipiero, scritti tra il 1457 e il 1500, narrano di un altro tentativo di complotto pensato nel 1488 dal figlio di Marsilio, Francesco, che pare avesse anche l’appoggio dell’imperatore Massimiliano che vedeva con invidia, non scevra da timore, la grandiosa potenza della Repubblica veneziana.

Il nuovo tentativo carrarese avvenne in questo modo. Nel mese di gennaio 1488 si discuteva in Senato sull’azione dei fiumi che infestavano la laguna e che con le loro torbide avrebbero ridotto “Venesia a avvenir quello è avvegnudo de Jesulo e città Racliana (Eraclea)” e fu allora che sier Francesco Falier, magistrato sopra le acque, propose “de scavazar (deviare) la Brenta a Pelvelo e condurla per il Piovà (Piove di Sacco) per la vila de Ca’ devigo fin sora Chioza, in mar verso Brondolo“.

Il disegno del Falier venne lungamente discusso e alla fine approvato, dividendo la spesa del gran lavoro tra le città di Venezia, Padova, Treviso e Vicenza “et è stà mandà do Consegieri, do capi del Consegio e do Savi de la guerra a desegnar el luogo de far l’alveo, con comision de no lassar star presente alcun particular sia chi si voglia“.

I lavori furono subito cominciati e già il 25 febbraio, sotto la direzione del padovano Annibale Capodilista, ben millecinquecento operai lavoravano a scavare, sterrare e a rafforzare le sponde del nuovo alveo per dove la Brenta doveva passare. Capo di una squadra di duecento uomini condotti dal territorio bergamasco era un tale Francesco de Lazara che per intelligenza si era cattivate le simpatie del Caposilista che lo teneva come il suo primo coadiutore nel grande lavoro.

Il de Lazara parlava spesso di Francesco Carrara, figlio di Marsilio, che eveva conosciuto in Alemagna e lo diceva di aspetto simpatico e di cuore generoso; lo compiangeva anche per le sue sventure e per la sciagurata fine della sua famiglia che l’aveva lasciato orfano appena bambino.

Capodilista ascoltava e credeva i discorsi dell’amico quasi uno sfogo della bontà del suo animo, ma una sera, era il 10 settembre 1488, Francesco de Lazaralo è andà a trovar, e ghe ha dito che era vegnù tempo de remeter in Padoa el fio de Marsilio da Carara co ‘l favor de l’Imperator che haveria mandà siecento lanze a cavallo. Lui dava li duecento homeni soi, se ocupava una de le porte de Padoa a l’improvviso et il colpo era fato“. E in così dire gli mostrava una borsa piena di ducati d’oro che doveva servire all’imperatore e aggiungeva: “Si tu stai con mi, la tua fortuna è fatta, doman notte parte un corrier et fra quattro zorni havemo le seicento lanze“. In quella sera messer Capodilista volle sapere ogni cosa e l’altro gli confessò tutto il disegno studiato da lui stesso per impadronirsi della città patavina, però non volle dire dove si nascondesse Francesco da Carrara che egli assicurava molto vicino e pronto a qualsiasi evento.

Annibale Capodilista lo assicurò del suo concorso, ma alla mattina dopo “andò subitamente da Lunardo Loredan, podestà de Padoa, e ghe ha narà tutto e Francesco de Lazara è stà retegnudo” mentre la sua squadra di duecento uomini mandata in bergamasco sotto buona scorta. Il giorno stesso venne condotto a Venezia e sottoposto a tortura, al quinto tratto di corda confessò il complotto ma non volle palesare dove fosse nascosto il carrarese.

Il Consiglio dei Dieci fece il processo e il colpevole fu condannato alla forca. Il 22 settembre, Francesco de Lazara veniva impiccato fra le due colonne della Piazzetta di San Marco e “Anibal Cao de lista fo fatto cavalier con duecento ducati per anno de provision et una compagnia de cavalli sotto le bandiere di san Marco“.

Questo Annibale Capodilista fu probabilmente il capo del ramo Capodilista detto del Cavallo per aver nella metà del quattrocento fattosi costruire un cavallo di legno dal celebre Donatello per una memorabile giostra scherzosa avvenuta in Padova e descritta in versi latini dal padovano Lodovico Lazzarello.

Francesco da Carrara morì nel 1492 in Alemagna e fu l’ultimo discedente della stirpe dei Carrara, signori di Padova. (1)

(1) Giovanni Malgarotto. IL GAZZETTINO, 1 settembre 1929

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FOTO: Alfonso Bussolin. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

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