La Torre dell’Orologio e il doge Agostino Barbarigo inginocchiato davanti al Leone di San Marco

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Il Leone di San Marco sulla Torre dell'Orologio. Piazza San Marco

La Torre dell’Orologio e il doge Agostino Barbarigo inginocchiato davanti al Leone di San Marco

Era il due febbraio del 1499 e il Doge Agostino Barbarigo si recava, come di consueto, in forma solenne per via di terra, alla solita funzione annuale in Santa Maria Formosa. In quel giorno appunto veniva aperto et scoperto la prima volta l’horologio che su la piaza, sopra la strada che va in Marzaria, fato cuon fran inzegno et belissimo, ed al ritorno del Doge dalla sacra funzione l’orologio cominciò a funzionare con gran dilecto del serenissimo principe.

La Torre dell’Orologio è una costruzione che data dal 1496 ed è opera di Pietro Lombardo, maestro di classica architettura. Autore dell’orologio fu un cittadino di reggio Emilia, certo Giampaolo Rainieri, detto anche Zampaolo da gli Horologi il quale, in sul finire del secolo XV, godeva tale fama di celebre meccanico da essere chiamato artefice così eccellente quale non habet Italia. L’immenso quandrante indica l’ora italiana in ventiquattro ore, i segni dello zodiaco e le fasi della luna; i famosi re Magi in principio uscivano la notte, poi per quindici giorni nelle due feste dell’Epifania e dell’Ascensione, oggi solo i giorni in questi due giorni.

E difatti nel giorno de la Sensa da uno degli sportelli dove troneggia la statua della Vergine, escono al battere delle ore i tre Magi, preceduti dall’Angelo con la tromba: dinanzi alla Madonna l’Angelo alza la tromba annunziatrice, i tre Re s’inchinano riverenti e passano scomarendo per l’altra poricciola. 

Colpita la Torre e guastato l’orologio nel 1757, fu nello stesso anno restaurata la torre dall’architetto Andrea Camarata e l’orologio dall’ingegnere meccanico Bartolomeo Farracina di Bassano, e fu allora che nel terzo riparto della torre sul fondo a mosaico azzurro e stelle d’oro, campeggiò il leone di San Marco scolpito in marmo a tutto rilievo e dorato, e dinanzi a lui il Doge Agostino Barbarigo genuflesso con in mano lo standardo sormontato dalla croce. Ma purtroppo durante il governo democratico del 1797 quel povero Doge, che anche nel marmo faceva  paura, venne abbattuto e mai a nessuno sorse il pensiero di riparare all’oltraggio della democrazia sanculotta. (1)

Mentre la statua del doge venne distrutta, il Leone di San Marco si salvò dalla leontoclastia giacobina e venne rimesso al suo posto durante la seconda dominazione austraca.

(1) Giovanni Malgarotto. IL GAZZETTINO, 7 ottobre 1923

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FOTO: Alfonso Bussolin. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

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