Barbuta o celata “alla veneziana”

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Michelangelo Merisi da Caravaggio. Negazione di San Pietro. Metropolitan Museum of Art, New York

Barbuta o celata “alla veneziana”

Dopo la seconda metà del ‘400, essendo calato il numero delle guerre e di conseguenza anche il numero dei mercenari e non essendo più importante avere una protezione nelle zone del collo e della fronte ed essendo entrate nell’uso le artiglierie, le pesanti armature e gli elmi coprenti che proteggevano dalle frecce e dai verrettoni vengono quasi del tutto abbandonati.

I magazzini statali di Venezia e di molte città italiane, traboccano. Spesso vengono venduti per ricavare altro metallo, oppure nei casi migliori vengono venduti a basso costo alle guardie o agli eserciti personali dei vari feudatari d’oltralpe o agli avventurieri “africani” o “americani”. I magazzini dell’Armeria di Palazzo Ducale risultavano comunque ancora colmi e pronti sempre ad equipaggiare un contingente in caso di rivolta popolare.

La moda rinascimentale si diffuse anche tra gli armaioli, i quali ebbero l’idea di riutilizzare gli elmi, ancora in ottimo stato, come elmo da parata o da pompa. I sovrintendenti al magazzino ducale oltre a rivestire le armi in asta con velluti rossi e verdi e fissarli con borchie (di bronzo e di rame dorato, a volte anche di ottone) iniziarono a decorare anche le barbute in uso nell’esercito veneziano, sia quelle aperte all’italiana sia quelle alla “corinzia” (ispirato all’elmo greco kranos) o a T, facendo nascere l’elmo da parata “alla veneziana”, una variante rispetto al concetto cinquecentesco degli elmi all’eroica.

I veneziani riutilizzavano i “vecchi” elmi, tagliandoli e adattandoli alla nuova esigenza, ricoprendoli perlopiù di velluto rosso, raramente verde e cornici in rame o bronzo dorato, a volte in ottone, i nobili aggiungevano uno scudo accartocciato, sulla fronte, dove veniva inserita (incisione spesso colorata a smalti) l’arma della famiglia. Oltre a questa, chi poteva vantarli, inalberava in cima una fusione bronzea cava rappresentante uno dei cimieri del suo blasone.

Malgrado la moda imperante, ripresa anche nel quadro del Caravaggio “La negazione di Pietro”, il quale è considerato uno degli ultimi lavori di Caravaggio (1610), la composizione è raccolta tra tre personaggi: a destra Pietro che indica sé stesso mentre la donna al centro lo accusa, mentre di profilo vi è la guardia che indossa una barbuta “alla veneziana”.

Quest’elmo è presente in numero consistente nelle collezioni di Castel Sant’Angelo, in molti musei europei e statunitensi anche nella versione da parata con il rivestimento in velluto rosso cremisi. Spesso militari di origine veneta o che hanno militato nell’armata veneta, esportavano questa “tradizione” nel “nuovo” esercito in cui servivano. Questo tipo di trionfo durò fino al 1720, poi pian piano andò via via diminuendo, finché con il dogado di Alvise Pisani scomparve totalmente. (1)

(1) Alessandro Zanotto e Debora Gusson

 

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