Margherita Dalmaz da ballerina a dogaressa

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Palazzo Trevisan Pisani in Campo Sant'Angelo. Sestiere di San Marco

Margherita Dalmaz da ballerina a dogaressa

Nel Rio del Megio a San Giacomo dall’Orio, vicino ai famosi depositi del Megio (miglio) della repubblica, sorgeva un palazzo fabbricato nella seconda metà del cinquecento e distrutto nel 1811, appartenente alla famiglia patrizia dei Renier del ramo principale di San Pantaleon, detto anche del “Ponte di Ca’ Foscari“. In questo palazzo nacque nel 1710 Paolo Renier che fu poi il penultimo doge della Serenissima e quella Giustina Renier, nipote di Paolo, maritatasi nel 1755 con Antonio Michiel della contrada di Santa Sofia, autrice insuperata della “Origine delle Feste Veneziane“.

Sier Paolo Venier di acutissimo ingegno e di mirabile eloquenza, alla corruzione del settecento sacrificò spesso la propria dignità, specialmente quando mortagli la prima moglie Giustina Donato, figlia di sier Leonardo della contrada di Sant’Agnese si unì in matrimonio con una ballerina greca di nome Margherita Dalmaz (o Dalmet), da lui conosciuta, corteggiata e amata quand’era balio a Costantinopoli.

L’unione scandalosa non impediva al Renier di salire al soglio ducale, ma vani riuscirono i suoi tentativi di far inscrivere le nozze nel Libro d’oro del patriziato poiché gli Avogadori, gelosi custodi delle leggi, lo impedirono sempre.

L’elezione del Renier era avvenuta, come asserisce sier Bortolo Gradenigo di Rio Marin, con una lunga serie di corruzioni cominciate nel Maggior Consiglio con la compera di trecento voti a quindici zecchini l’uno dai “barnabotti” o nobili poveri che per denaro avrebbero venduto il Tesoro stesso di San Marco, e terminate da sier Paolo con il “calar la stola” o raccomandarsi pietosamente ai patrizi ricchi nel Cortile del Palazzo Ducale.

Eletto doge il 14 gennaio 1779, il Renier fu da Alvise Zen, il più vecchio dei Quarantuno, presentato al popolo raccolto nella Piazzetta che dimostrò il suo malcontento con un silenzio solenne, rotto solo dagli applausi e dalle grida dei “putti” acquistati alla causa reniera con una larga distribuzione di dolci e di frutta.

Alla bella Margherita poco importava del Libro d’oro “delle eccellentissime famiglie“, lei era pur sempre la moglie legittima del doge e come tale volle imperare in Palazzo, lasciando il posto nelle cerimonie solenni, dove era richiesta la presenza della dogaressa, alla nipote Giustina Renier Michiel di costumi illibati e di cultura non comune.

La Dalmaz molto più giovane del marito che contava allora quasi settant’anni, voleva procacciarsi una vecchiaia comoda tanto più sapendo che il marito, sebbene a lei soggetto nell’ambiente domestico, aveva per la nipote una grande affezione che avrebbe potuto un giorno concretarsi in un eventuale testamento tutto a suo favore, non avendo la Repubblica riconosciuto il matrimonio. E allora la ballerina cominciò lo svolgimento di un suo progetto, la vendita delle cariche e degli impieghi dipendenti dal dige: per un canonico di San Marco voleva cento ducati, per il “primicerio” trecento e così accordava favori, prebende, provvisioni e denari contanti che il Renier nella quiete della camera nuziale nulla poteva rifiutarle.

Un solo ebbe il canonicato di San Marco senza spendere un soldo e fu il pievano della chiesa di San Basso, don Benedetto Schiavini: a Margherita dava fastidio le piccola campana della chiesa che con l’aurora suonava la prima messa e sapendo che il pievano desiderava un posto di canonico glielo promise previo il sacrificio della campana.

Quando a Palazzo giungevano in gran copia i soliti doni in derrate, in bevande, in merci, in stoffe per parte di comuni, di monasteri, di confraternite, di magistrature era sempre la Dalmaz che se ne occupava, e la maggior parte venivano vendute a suo profitto avendo essa abolito i regali che abitualmente il doge faceva al cancelliere grande, ai segretari, ai magistrati, ai cavalieri, ai procuratori.

Il 18 febbraio 1789 moriva Paolo Renier: fu poco compianto e venne sepolto tacitamente di notte nella chiesa dei Tolentini affinché i suoi funerali non avessero a disturbare i piaceri carnevaleschi; soltanto nel primo lunedì della quaresima fu annunziata ufficialmente la morte.

Margherita Dalmaz (*), la ballerina di Costantinopoli, si ricoverò in una casa in Campo Sant’Angelo, vicino al palazzo Trevisan, e morì il 10 gennaio 1817 lasciando una cospicua eredità al pronipote Bernardino Renier, l’ufficiale d’artiglieria che nella notte dal 12 al 13 maggio 1797 arrestò con i suoi cannoni posti sul Ponte di Rialto i tumultuanti che volevano saccheggiare la città, e in cui si estinse, nel 1831, il ramo principale dei patrizi Renier di San Pantalon. (1)

(*) Dopo la morte del doge si sposò con Federico Bonlini, anch’egli nobile, ma neppure questo matrimonio si trova iscritto nel Libro d’oro.

(1) Giovanni Malgarotto. IL GAZZETTINO, 12 ottobre 1930

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FOTO: Alfonso Bussolin. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

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