Il testamento del Colleoni

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Campo dei Santi Giovanni e Paolo. Scuola di San Marco, Chiesa dei Santi Giovanni e Paolo, e Monumento al Golleoni. Sestiere di Castello

Il testamento del Colleoni

Il 29 ottobre 1475 il Maggior Consiglio apprese la notizia della morte di Bartolomeo Colleoni da Bergamo, Capitano General da terra, il consiglio venne bruscamente sospeso e venne convocato quello dei Dieci.

Il Consiglio dei Dieci deliberò di scrivere a Candian Bollani ambasciatore presso il condottiero, a Zaccaria Barbaro capitano di Verona e a Francesco Diedo capitano di Bergamo, perché si recassero al castello di Malpaga, dove si trovava il defunto, per fare l’inventario dei beni da lui lasciati. In seguito fu comandato al segretario Alvise Manenti di trasferire i 216.000 ducati là trovati, gli argenti e i mobili del condottiero nella Dominante.

Dopo le esequie solenni venne deliberato di dare facoltà alla Signoria di dare esecuzione al testamento del Colleoni, per quella parte che sembrava più opportuna al Consiglio dei Pregadi (il Senato), perché lo si era trovato in molte cose contrario alle volontà della Signoria.

Il 23 di novembre vennero eletti i tre commissari esecutori testamentari e cioè Marco Barbarigo, Piero Foscarini e Gabriel Loredan. Il capitale del condottiero era di 500.000 ducati, tra contanti, castelli, palazzi e possessioni, stalle, argenti, gioie, armi, ecc. Tra i legati lasciava 100.000 ducati per la guerra contro i Turchi, ed era oltre a quello che diceva di avere avuto come stipendio dalla Serenissima, e pregava che gli si facesse erigere una statua in Piazza San Marco.

Questa statua fu drizzata per opera del Verrocchio nel campo dei Santi Giovanni e Paolo, di fronte alla Scuola di San Marco. Così si credette soddisfare alla volontà del testatore, senza porre la statua di un capitano assoldato nella piazza grande della città. (1)

(1) MARINO SANUDO (o Sanuto). Diari. Tomo I. Tipografia del commercio di Marco Visentini. Venezia 1879.

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FOTO: Alfonso Bussolin. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

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