Alvise Orsini, giustiziato a Padova, sepolto a Venezia

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La Chiesa degli Eremitani a Padova

Alvise Orsini, giustiziato a Padova, sepolto a Venezia

Il 22 dicembre 1585 fu commesso a Padova in casa Cavalli, presso la chiesa degli Eremitani, un terribile delitto: Vittoria Accorambuoni e suo fratello Flaminio erano stati barbaramente uccisi da alcuni sicari condotti da Alvise Orsini, barone di Monterotondo e patrizio romano, che volle così vendicare la morte di un suo parente fatto ammazzare a Roma da Tarquinia Albertoni, madre di Vittoria e di Flaminio.

Il delitto, racconta la cronaca del Nani conservata alla Marciana, fu oltremodo atroce poiché lo sventurato Flaminio, appena ventenne, morì per ben sessanta ferite, e la povera signora che diceva il rosario, fu presa, legata a forza e, schiacciatole il seno, uccisa “con uno stiletto postole nel petto fino al cuore né levandolo mai affinché non fu veduta spirare et morire“.

Scoperto il delitto e subito conosciuto il colpevole per via di rilevazioni, Alvise Orsini si rifugiò in una casa dei Contarini e quivi per un giorno intero fece resistenza, opponendo al fuoco degli sbirri il fuoco dei suoi armati, ma nella notte la vittoria restò agli sbirri e l’Orsini fu preso e messo in prigione.

Due giorni dopo giungeva a Padova Misser grando del Consiglio dei Dieci con la sentenza di morte: “all’hora l’Osino con grande intrepidezza domandò: di qual morte debbo morire? et essendogli detto che doveva morir da un suo pari in prigione et non in pubblico, rese gratie a Dio et sopra una cadrega assentato (sopra un sedia seduto) il mastro de justitia li avolse una corda al collo et a manganello tirando forte lo uccise, et fu nel dì venti sette di diciembre, la mattina del diecisette“.

Il corpo dell’Orsini fu sepolto nella cattedrale di Padova con accompagnamento di preti e frati, ma, dopo letto il suo testamento, il Consiglio dei Dieci ordinava fosse tolto da Padova e trasportato a Venezia dove venne sepolto nella chiesa della Madonna dell’Orto accanto alla tomba di Valerio Orsini, suo zio paterno e che era nel 1540 governatore della Dalmazia in nome della Serenissima.

Con lo stesso testamento messer Alvise lasciava al Senato Veneto tutta una sua raccolta di splendide armi “et le arme de l’impicao” furono collocate nelle sale del Consiglio dei Dieci” (*). (1)

(*) Nel 1899 si trovavano ancora conservati, nelle Sale d’armi del Consiglio dei Dieci, due archibugi con fiasche dell’Orsini.

(1) Giovanni Malgarotto. IL GAZZETTINO, 30 aprile 1924.

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FOTO: Alfonso Bussolin. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

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