Carlo Contarini. Doge C. — Anni 1655-1656

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Sala dello Scrutinio. Girolamo Ferabosco o Forabosco. Ritratto di Carlo Contarini

Carlo Contarini. Doge C. — Anni 1655-1656 (a)

Cinque concorrenti al ducato si presentarono, e furono Giovanni Da Pesaro, Leonardo Foscolo, Giovanni Barbarigo, Girolamo Foscarini e Bertuccio Valiero, ma nessuno ottenne il favore dei suffragi. In quella vece fu eletto Carlo Contarini, prudente e gravissimo senatore, il quale per nessun modo pensava al trono, dedito come era a vita ritiratissima, e tutta vòlta allo esercizio delle opere di pietà.

II dì prima della sua elezione, che fu il giovedì santo del 1655, accadde luttuosissimo fatto: in quella sera tanto fu il concorso del popolo nella basilica di San Marco per venerare la insigne reliquia del sangue miracoloso di Baruti, che, trovandosi chiuse le porte del tempio verso il Palazzo ducale, com’ era costume durante gli scrutini per eleggere il nuovo doge, siffattamente si strinse e compresse la calca, anche per l’entrare in chiesa delle grandi confraternite, e per la pioggia che tempestava al di fuori, che rimasero soffocate da oltre cinquanta persone.

Il reggimento del Contarini fu brevissimo, ma non pertanto glorioso, rispetto alle vittorie conseguite sul Turco. Difatti, all’ aprirsi della campagna del 1655, Lazzaro Mocenigo guardava lo stretto dei Dardanelli, affine d’impedire l’uscita della flotta ottomana. Egli non aveva al suo comando che sei galee, quattro galeazze e trenta navi ancorate qui e qua in diversi punti del canale. Mustafà, nuovo comandante della flotta nemica, che erasi posto nell’animo di arrestare le vittorie dei Veneziani, accingevasi, il 24 giugno 1655, di uscire dallo stretto, con forze di molto maggiori. Senonché l’indomito valore del Mocenigo, e la sua alta perizia nelle pugne marittime, prevalsero sul numero dei nemici. Non appena il Turco si mosse, il Mocenigo attaccò la battaglia, e tale sconfitta gli fece toccare, che con alcune navi soltanto poté fuggire, rimanendone undici arse, nove affondate, due investite nelle secche e tre prese dai nostri, oltre che seicento prigioni e molti cannoni tolti dalle navi rotte o incendiate. In questo combattimento feroce, durato sei ore, i Veneziani perdettero una sola nave, che per sventura incendiò in mezzo al fuoco che struggeva i legni avversari ebbero da circa centocinquanta morti e pari numero di feriti. Né contento il Mocenigo di sì gloriosa vittoria, volle cogliere anche il frutto di essa. Si presentava, nell’indomani, dinanzi al porto di Fochies, ove erasi Mustafà ritirato coi legni rimastigli, per incitarlo a nuovo combattimento: ma non ebbe egli coraggio di uscire, protetto com’era dai due castelli che guardavano la foce; e colà bloccato non poté mandare soccorsi a Malvasia, stretta intanto del pari da Francesco Morosini. Solo all’avvicinarsi del verno la flotta veneziana rientrò in Candia, e la turca per tal modo ebbe agio di ritirarsi a Costantinopoli.

Quello che operò il Mocenigo nella primavera del 1656, non poté vedere doge Contarini, che moriva il dì ultimo aprile dell’anno stesso, ed era tumulato nella chiesa dei padri Francescani riformati di San Bonaventura, ottenendo l’orazione funebre da Pietro dei Conti Romano, dottore in teologia, che é alle stampe.

L’immagine di lui é opera di Girolamo Ferabosco o Forabosco veneziano, molto distinto al suo tempo nello eseguire ritratti. Nel campo di essa immagine si legge questa semplice inscrizione, al tutto diversa da quella riportata dal Palazzi, che suona: Aiusi Remp. occupata Egene opulenta insula. Vola urbe, cuius volabat fama, in Leonis mei ungues incurrit: capta armatum viseum censit. Potentissimam Turcarum classem disieci. Alas et vela Turcis ademi.

CAROLVS CONTARENVS. ANNO MUCLV ELECTVS. AD COELVM PROGREDITVS OBIIT MDCLV. (1)

(a) Nacque Carlo Contarini nel 1580 da Andrea, e di soli ventotto anni, cioè nel 1608, fu mandato podestà e capitano a Feltre. Nel 1624 passò n Verona siccome podestà, e poco appresso fu spedito ambasciatore ordinario al re di Polonia Sigismondo III. In seguito troviamo il Contarini avere sostenuto, fra le altre cariche, quella di avogadore di Comun, nel 1644; e finalmente veniva chiamato, nel 1655, al trono ducale, morendo dopo soli undici mesi di principato, nell’età d’ anni 76. Ad aiutarlo nello reggenza si prestò, con molto senno e prudenza, Andrea suo figliuolo, cavaliere e procuratore di San Marco. La dogaressa sua moglie, Paolina Loredano, é lodata dagli storici per le sue rare virtù, massime per la sua pietà, umiltà, moderazione e benevolenza verso i soggetti. Ella sopravvisse al marito, morta essendo il 20 aprile 1660, e fu sepolta nell’ arca stessa di lui.

(1) Il Palazzo Ducale di Venezia Volume IV. Francesco Zanotto. Venezia MDCCCLXI

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FOTO: Alfonso Bussolin. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

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