La tassa sui guadagni delle meretrici, nella Venezia del Cinquecento

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Il "castelletto" di San Matteo. Sestiere di San Polo

La tassa sui guadagni delle meretrici, nella Venezia del Cinquecento

I canali e le darsene dell’Arsenale si andavano nel 1514 di giorno in giorno interrando “et era necessario cavar el fango, ma non hera denari“, poiché la guerra promossa dalla lega di Cambrai contro Venezia aveva esaurito le risorse dello Stato.

Il patrizio Girolamo Contarini, Provveditore all’Arsenale, si presentò in Senato e narrando il fatto, propose il rimedio: “una tansa (tassa) su tutte le meretrici di questa terra (città) et co li danari si potrà cavar dito Arsenal“. La Signoria lodò la proposta, e assieme al Contarini furono nominati Andrea Barbarigo paron all’Arsenal e Andrea Loredan savio ai ordeni, per concretare il nuovo progetto. Così, chiamati i “Cai di guardia” dei Signori di notte e fatto loro prestar giuramento di esser veritieri ed esatti, ordinarono di compilare una nota di tutte le meretrici, la tariffa, e il probabile guadagno, e avutala “comenzarono a far questa tansa, cossa nova ma bona al bisogno“.

Quelle però che ricevettero male la notizia della nuova tassa furono le povere abitatrici delle Carampane e del castelletto di San Matteo, le due contrade dei bordelli veneziani: grida, fischi, urla contro i Capi di sestiere, e Cornelia Griffo di San Luca, chiamata dal Sanudomeretrice sumptuosa“, fece attaccare a Rialto un cedolone il quale diceva:

Contarini per cavare
Li fondai de l’Arsenal,
Ha proposto de tansare
De le pute el cavedal.
Se rebella Carampane,
San Matio po ga zurà:
Che far mal a cortesane
Vol ben dir essere castrà
.”

Per tale scherzo Cornelia ricevette una multa di quaranta ducati, la prima multa a favore dell’Arsenal. (1)

(1) Giovanni Malgarotto. IL GAZZETTINO, 24 giugno 1925

Il “castelletto” di San Matteo: Calle del Volto, Calle del Pozzetto, Calle de l’Arco, Calle San Matio

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FOTO: Alfonso Bussolin. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

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