La Teriaca

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da La farmacia storica ed artistica italiana di Pedrazzini Carlo.

La Teriaca

Questo famoso specifico, buono per tutte le malattie, panacea universale considerata dagli antichi come il non plus ultra della farmacopea, ha la sua storia strettamente legata alla mostra città. Dove sia nata realmente è un poco difficile dirlo. sembra che venisse perfezionata e acquistasse fama a Roma sotto l’imperatore Nerone, ma la sua origine va ricercata senza dubbio in Oriente. Nacque sotto l’influsso della scuola empirica di Alessandria che studiava con preferenza le virtù dei medicamenti, anziché la causa delle malattie. Il primo manipolatore della Teriaca, fu a quanto sembra, Mitridate, Re del Ponto. Era costui ossessionato dalla paura di morire di veleno, tanto che passò una parte della sua vita a sperimentare gli effetti dei tossici, non su conigli, cavie e maiali, come si usa oggigiorno, ma su migliaia di schiavi. A forza di sacrificare creature umane, di ogni età e sesso, ai suoi terribili studi, giunse a trovare un antidoto che prese da lui il nome di Mitridate.

Questo elettuario comprendeva ben cinquanta sostanze. Portata a Roma la ricetta, subì trasformazioni sostanziali da Amdromaco il vecchio, medico di Nerone, onde non solo servì come antidoto, ma come medicina per innumerevoli malattie. Parecchi imperatori hanno accordato la loro fiducia alla Teriaca: Antonino la faceva preparare sotto i suoi occhi e la prendeva tutte le mattine “come una pietanza deliziosissima“; Adriano, Traiano e Marco Aurelio la usavano contro i disturbi di stomaco, dell’intestino, del cuore, dei reni, etc. Per quasi 1800 anni essa continuò a far parte della farmacopea universale.

La formula di Andromaco, rispettata per moltissimi secoli, comprendeva sessantaquattro componenti che solo l’Oriente poteva somministrare; e poiché nel medio evo Venezia aveva con il levante rapporti continui d’affari, i farmacisti nostrani poterono fornirsi a loro bell’agio di tutti gli elementi necessari alla fabbricazione perfetta di tale preparato. Fu così che la Teriaca divenne specialità veneziana.

Basi di questo medicamento era la carne di vipera, che lo faceva rimedio sovrano contro il morso dei serpenti. Come si vede le moderne teorie sulla immunizzazione furono precorse, senza saperlo, dell’inventore della Teriaca! Questa conteneva inoltre polpa di scilla (pianta gigliacea), pepe, oppio, rose rosse disseccate, resina, semi di navone, mirra, zafferano, nardo, cassia, terebinto di Chio, radice di zenzero, terra di Lemnos, genziana, anice torrefatto, gomma arabica, semi di finocchio, succo di acacia, cubele, miele, vino di Creta, ecc. ecc. ecc.

La Teriaca durò ufficialmente fino al diciottesimo secolo nelle farmacopee delle nazioni più civili del mondo. In Francia venne radiata solo nel 1908, in Italia si continua a fabbricare ed a smerciare ancor oggi, naturalmente a Venezia. A tale proposito uno scienziato dei nostri giorni dichiara la formula della Teriaca assolutamente antisettica diuretica e razionale. L’elogio non è povero quando si pensi che riguarda un medicinale dei tempi di Nerone!

La Teriaca si fabbricava solennemente in vari paesi del mondo; a Bologna, a Roma, a Firenze, a Parigi. A Venezia si esponevano per quindici gironi le materie prime che dovevano servire alla composizione del celebre farmaco il quale veniva preparata davanti ai magistrati ed alla facoltà di Medicina, presente il popolo. Ma la Teriaca veneziana soppiantò in breve ogni altra fabbricazione per la finezza degli aromi e delle altre sostanze, l’esattezza e l’uniformità della dosatura, vigilata dai Magistrati della Sanità.

Giunse per tal modo a tanta rinomanza che gli stessi popoli dell’Oriente, un tempo i soli manipolatori del segreto di Andromaco, non prestarono più fede ad altra Teriaca che alla veneziana. (1)

(1) ATI’. IL GAZZETTINO, 11 dicembre 1934

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