Il gobbo di San Martino di Castello

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Campo de le Gorne. Sestiere di Castello

Il gobbo di San Martino di Castello

Nel maggio del 1521 la Quarantia Criminale condannava ad essere “incoronà in berlina con la lengua in giova et quatro anni di preson Galeotta” un tale Zuane Gallo per avere testimoniato il falso in favore di sier Piero Gritti di San Marcuola in un processo riguardante un ferimento avvenuto a Rialto nella sera della festa di San Marco. Il palco era già stato apparecchiato fra le due Colonne in Piazzetta e il giorno dopo vi doveva essere condotto il Gallo con la solita “corona di carta a diavoli depenti“, esposto per due giorni senza cibo con la lingua legata penzoloni, quando egli chiese di parlare al segretario della Quarantia, domino Jacopo Scala, per una confessione di molta importanza.

Alla comparsa del segretario nel carcere, il Gallo gli si gettò ai piedi esclamando: “Si me fè gratia, mi ve digo una cossa, ho testificà falso per sier Gritti ma con vu dugo la verità, Missier Dio ve ‘l diga!“. E gli raccontò la storio del gobbo di San Martino.

Era questi un certo Antonio Fantini abitante nella contrada di San Martino “citadin venetian et gobbo qual fo patron di un galion del papa et praticava in Barbaria a Tripoli, Zanzur et Zanzura”, ma ritiratosi dal navigar aveva trovato un mestiere meno faticoso e più lucrativo. Allora era papa Giovanni de’ Medici col nome di Leone Xnostro inimicissimo per essere Fiorentino, qual cercava abbassar questo Stato per esaltar Fiorenza et la sua casa de Medici“, e volendo egli fare di Ancona un gran porto militare, incaricò uno dei suoi capitani di cercare un uomo che potesse accaparrare molti operai veneziani per il suo sogno marittimo. E così Antonio Fantini detto il gobbo divenne l’uomo di fiducia della Curia Romana ed egli “desviava homeni et maistranze maritime di l’Arsenal nostro per fargli andar in Ancona a lavorar per il papa“. I segreti convegni avvenivano di notte nella sua casa in Campo de le Gorne proprio dietro l’Arsenal e, combinato l’affare, dava tre ducati d’anticipo agli arrolati, i quali avevano il viaggio pagato e all’arrivo in Ancona un premio di dieci scudi romani d’oro. Già quasi una trentina di operai erano partiti e la cosa era stata condotta con tale segretezza che nessun indizio, né alcuna delazione, era giunta all’orecchio dei tre “Patroni di l’Arsenal“. Perciò il gobbo di San Martino continuava l’opera sua indisturbato.

Il segretario della Quarantia avuta la confessione, corse subito a raccontarla al Consiglio dei Dieci, e Missier grande venne nello stesso giorno incaricato di arrestare il Fantini e condurlo nelle prigioni del Palazzo Ducale. Sier Marco Diedo, capo dei Dieci, chiamato Zuane Gallo, si fece ripetere il racconto e gli disse poi: “Si è falso anco questo ve spetta la forca!” e l’altro rispose: “Son sta scrivan dil gobo et zuro che ho dito el vero!“. E infatti questa volta non aveva mentito poiché il Fantini, posto alla tortura, confessò ogni cosa e dal processo risultò completamente provata l’accusa. La condanna emessa dal Consiglio dei Dieci, fu la morte segreta, e il 22 maggio 1521, Antonio Fantini veniva strozzato nella carcere Orba e sepolto nel piccolo cimitero di San Francesco della Vigna.

Zuane Gallonon fo incoronato et fo absolto“, ma venne bandito in perpetuo (1)

(1) Giovanni Malgarotto. IL GAZZETTINO, 9 ottobre 1927.

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FOTO: Alfonso Bussolin. Quest'opera viene distribuita con Licenza Creative Commons. Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 3.0 Italia.

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