La giustizia a Venezia; i richiami verbali “bonari”

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Sala degli Avogador de Comun. Palazzo Ducale

La giustizia a Venezia; i richiami verbali “bonari”

Era pratica consueta, durante la Repubblica, l’uso del richiamo verbale da parte delle diverse magistrature, ciascuna per il suo ramo di competenza. Quando il reato era tale da non instaurare un processo o si trattava di prevenire un reato il presunto colpevole veniva invitato a Palazzo Ducale al cospetto dei magistrati e qui riceveva un richiamo verbale “bonario”. Era un forma di suggerimento, di consiglio, che non ammetteva repliche, e che i destinatari di tali avvertimenti mettevano subito in pratica. Il Sanudo nei suoi Diari racconta diversi casi di questi suggerimenti “bonari”.

Alla festa data dagli Immortali della Compagnia della Calza, il 12 febbraio 1510, in palazzo Pesaro a San Benedetto, dopo la recita del “Soldato millantatore” di Plauto, comparve sulla scena Zanipolo (un comico) tra le risa generali, vestito da monaca e cominciò a cantare tra le più strane contorsioni una canzone ironica sulle suore di Sant’Andrea. E la canzone continuò tra le più grasse risate. La mattina seguente il buffone Zanipolo venne chiamato all’Avogaria e dall’avogador sier Antonio Bragadin si sentì subito dire: “Ieri sera a cà Pesaro havè molto stonado, et el Consiglio di Diese ha pensà ben mandarve in campagna curar la voxe per tre anni. Have capio?“. Zanipolo aveva capito benissimo e nella stessa giornata, raccolte le sue robe, prese una barca per Fusina e si recò a Montagnana. (1)

Marco Visin era un costruttore di carrozze della contrada di San Samuele che nel 1778 costruì per sier Leonardo Dolfin della contrada di San Pantaleone, detto caregheta per il suo umor chiacchierino, podestà e capitano di Brescia, la più bella e la più ricca carrozza della città. I Provveditori alle Pompe in base ad una vecchia legge del 1562 contro il lusso “de li cocchi, cocchiesse et carrette” minacciando il patrizio di applicare le multe e le pene sancite in quel decreto, ma quasi convinti di nulla ottenere, fecero chiamare dagli Inquisitori Marco Visin di Calle de le Carozze. Corse il Visin a Palazzo e sier Marin Garzoni, uomo di poche parole, gli disse subito: “Vu costruì carozze?“- “Si, exelenza!” – “Ben, vu segretario lezè la parte de li proveditori a le pompe“. E dopo letta la legge dei Provveditori alla Pompe, l’Inquisitore ordinò ad un fante di far uscire il Visin dal Palazzo non prima di avergli mostrato la sala del tormento. Marco Visin pieno di spavento corse subito a rifugiarsi nella sua bottega in Calle de le Carozze, e dopo tre giorni decise di chiuder bottega e ritirarsi in campagna. (2)

(1) Giovanni Malgarotto. IL GAZZETTINO, 28 gennaio 1927.

(2) Giovanni Malgarotto. IL GAZZETTINO, 14 ottobre 1926.

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FOTO: Alfonso Bussolin. Quest'opera viene distribuita con Licenza Creative Commons. Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 3.0 Italia.

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