Andrea Vendramino. Doge LXXI. Anni 1476-1478

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Andrea Vendramino. Doge LXXI. Anni 1476-1478

Il dì 5 marzo 1476 gli elettori promossero alla dignità ducale Andrea Vendramino, non senza il malcontento di alcuni nobili di case antiche, i quali dicevano, non si doveva elegger principe uno, la cui famiglia era stata elevata a nobiltà dopo la guerra di Chioggia. Andrea contava ricchezze per 160.000 ducati, era di animo liberale e di gran parentado, al quale principalmente dovette il suo esaltamento. Non appena assunto al trono, Sisto IV, col mezzo dell’ambasciatore Antonio Donato, lo donava della Rosa d’oro, con il fine di premiare in lui i meriti della Repubblica acquistati nella guerra contro il Turco. Questa Rosa, che fu la prima vedutasi in Venezia, venne riposta nel Tesoro di San Marco.

Continuava la guerra col Trace, e poco mancò non si perdesse Lepanto per tradimento, svelatosi per opera di uno degli stessi Turchi: gli abitanti di Croja assediati, in una felice sortita cacciavano il nemico; ma poi riassaliti, toccarono grave sconfitta. Ne la sola Albania era minacciata, ché i Turchi di nuovo correvano e devastavano il Friuli, ove, dopo di aver rotto il generale Girolamo Novello, caduto sul campo con il figlio, si gettarono, quasi torrente, nel paese, incendiando le ville tutte tra il l’Isonzo e il Tagliamento, per modo che, nell’alto della notte, dalla torre di San Marco vedevansi gli incendi. Si spedirono quindi tostamente milizie, fu assoldato Carlo da Braccio, si eressero qui e qua fortificazioni, ma cotesti provvedimenti tornarono tardi o inefficaci per resistere alle numerose orde dei barbari, che tratto tratto piombavano lor sopra; finché carichi i nemici di bottino si ritirarono, lasciando dietro a loro ruine e la peste, durata dalla primavera fino al mese di novembre dell’anno 1478, dalla quale perivano da 30 fino ad 80 persone al giorno, secondo il Malipiero.

Le pratiche di pace un’altra volta riprese tornavano a vuoto, sicché alla morte del nostro doge, accaduta il dì 6 maggio 1478, era tuttavia la Repubblica nello stato affannoso con cui l’aveva trovata al suo per giungere al principato.

Ebbe il Vendramino onori funebri nel tempio dei Santi Giovanni e Paolo, ed elogio da Girolamo Contarini, dottore e priore di San Giovanni del Tempio, ed altro elogio, che va alle stampe, da Pietro Marcello; e veniva tumulato nella chiesa di Santa Maria dei Servi, ove i figliuoli, alcun tempo dopo, gli eressero cospicuo monumento, il quale nella demolizione di quella chiesa, venne traslocato nel tempio ora detto dei Santi Giovanni e Paolo, ove tuttora si ammira.

Al suo tempo si fondò l’ospitale di Gesù Cristo, presso Sant’Antonio di Castello, destinato ad accogliere i poveri vecchi marinai: e sotto di lui pure, cioé nel 1470, si promulgò la prima legge contro il lusso smodato delle donne.

Il breve che svolgesi dalla destra mano del ritratto del Vendramino, dice :

SENIO IAM CONFECTVS REMPVBLICAM DIVTVRNO BELLO
VEXATAM INTREPIDE GVBERNAVI. HOMI IVSTITIAM
ADEO COLVI, VT PROPRIO NEC PEPERCERIM FILIO. FORIS
QVIDEM NAVPACTVM, FORMIDANDA IIOSTIVM OBSIDIONE LIBERAVI. (1)

(1) Il Palazzo Ducale di Venezia Volume IV. Francesco Zanotto. Venezia MDCCCLXI

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FOTO: Alfonso Bussolin. Quest'opera viene distribuita con Licenza Creative Commons. Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 3.0 Italia.

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