Rio Terà drio la Chiesa, sul Rio dei Do Ponti o del Cristo

0
377
Rio Terà Drio la Chiesa, sul Rio dei Do Ponti - Cannaregio

Rio Terà drio la Chiesa, sul Rio dei Do Ponti o del Cristo

Questi due rio terà vennero realizzati nel 1818 mediante l’interramento del Rio dei Do Ponti o del Cristo. Il rio partiva dal Rio de San Marcuola, all’altezza del Ponte Storto, continuava fino alla Scuola del Cristo dove, con una curva ad angolo retto, proseguiva con un percorso quasi rettilineo, fino al Rio de la Misericordia. Aveva delle fondamente, una di fronte alla Chiesa di San Marcuola, l’altra all’Anconetta. Era attraversato da un ponte in pietra che scavalcava il rio tra la Calle del Cristo e il campo prospicente la Chiesa di San Marcuola. (1)

SAN MARCUOLA (Campo, Rio, Traghetto). La chiesa dei Santi Ermagora e Fortunato, vulgo San Marcuola, venne fondata, come si crede, dai profughi del continente all’epoca dell’invasione dei Longobardi sopra un’isola chiamata Lemeneo, e rifabbricata nel secolo XII dalle famiglie Memmo e Lupanizza dopo un incendio che, sviluppatosi in causa d’ orribile terremoto, l’aveva distrutta. Ebbe consacrazione nel 1332, oltreché sotto il titolo dei SS. Ermagora e Fortunato, sotto quello della Beata Vergine, e di San Giovanni Battista, del qual Santo conserva tuttora la destra, trasportata d’Alessandria, o rimasta, come si crede, miracolosamente illesa dall’incendio summentovato. Un’altra volta fu rifabbricata questa chiesa dal 1728 al 1736 sul disegno di Giorgio Massari. Ebbe l’ ultima consacrazione nel 1779 per cura di Federico Maria Giovanelli patriarca di Venezia. Non si sa l’epoca dell’istituzione della parrocchia. Nel 1810 le si aggregò tutta quella di Santa Maria Maddalena, e parte di quella di San Leonardo, e Santa Fosca, allora soppresse. Ma nell’atto medesimo le furono tolti i circondari di San Girolamo, Sant’Alvise, e Rio della Sensa per unirli a San Marziale.

Scrive il Magno che il doge Tribuno Memmo, eletto nel 979, fece far un palazzo a San Marcuola, et li habitava. Ciò successe, come spiegano altre cronache, perchè il palazzo ducale, arso nella sollevazione popolare contro Pietro Candiano IV, non era ancora in quel tempo rifabbricato. Del palazzo dei Memmo a San Marcuola, ora in più modeste proporzioni riedificato, parla il Caroldo, dicendo che, giunto a Venezia nel 1230 l’imperatore Federico, volle vedere le precipue case, e massimamente quella dei Memmi a S. Marcuola, allora stimata più grande et meglio adornata delle altre.

Di faccia la chiesa di San Marcuola, in Canal Grande, i tre fratelli Tristano, Nicolò e Giovanni Savorgnan, aiutati dai loro domestici, uccisero, per mezzo di schioppettate, mentre erano in gondola il 1 agosto 1549, il conte Luigi Dalla Torre, ferendo pure il conte G. Battista Colloredo, ed altri. Perciò il 27 dello stesso mese venne bandito il fuggitivo Tristano, e puniti in seguito quelli che caddero in potere della giustizia. Si crede che il dalla Torre sia stato sepolto in quella cassa di legno posta nell’alto della chiesa dei Frari, sopra la porta per cui si passa nel chiostro, cassa che erroneamente fu scritto contenere invece le spoglie di Francesco Carmagnola. Vedi la lettera sopra questo argomento diretta dal Cicogna al Paravia il 13 giugno 1854, ed inserita nella Rivista Contemporanea di Torino dell’anno medesimo.

In parrocchia di San Marcuola abitò e venne a morte il pittore Veronese Bonifazio. Si legge nel necrologio parrocchiale sotto il 19 ottobre 1553: Sier Bonifatio depentor amalà lungamente. Di questo pittore, che nel 1530 si trova ascritto, con l’appellativo di Veronese, nel registro della Veneta compagnia dei Pittori, e che è ben diverso dall’altro pittore Bonifazio, suo più celebre contemporaneo, da alcuni ritenuto Veneziano, possiamo i primi dare a conoscere il casato. Imperciocchè fra le notifiche della parrocchia di San Marcuola, presentate ai X Savi in occasione della redecima del 1537, abbiamo ritrovato anche quella del nostro pittore, ove egli, dichiarandosi proprietario di alcuni campi e di una casetta con brolo a San Zenone sotto Asolo, si dice Bonifatio pittor fo de S. Marco de Pitatis Veronexe.

A San Marcuola abitava puro, e venne a morte il dì 23 febbraio 1571 Andrea Calmo, bizzarrissimo ingegno, e recitatore di commedie. Il Parabosco (Lettere, p. 53) dice che egli col suo recitare dava quel giocondissimo e nobilissimo piacere a tutta Venezia che ella maggiormente desidera; e poi nella lettera scrittagli nel carnevale del 1548 così soggiunge: Mi par vederci sopra le scene farvi schiavi quanti vi veggono et odono. Anche il Boni scrisse: Io ho quell’Andrea Calmo per un bravo intelletto, che almanco egli ha scritto mirabilmente nella sua lingua, et ha fatto onore a se, et alla patria. Si noti che il Calmo usò, per lo più, nello suo opere del dialetto di Venezia, ove era nato, nel qual dialetto sono stesi pur anche i suoi due libri di Lettere Piacevoli. (2)

(1) Cfr. La Pianta di Venezia di p. Vincenzo Maria Coronelli (1697) e la Pianta della città di Venezia di Ludovico Ughi (1729)

(2) GIUSEPPE TASSINI. Curiosità Veneziane ovvero Origini delle denominazioni stradali di Venezia. (VENEZIA, Tipografia Grimaldo. 1872).

Print Friendly, PDF & Email

FOTO: Alfonso Bussolin. Quest'opera viene distribuita con Licenza Creative Commons. Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 3.0 Italia.

Lascia una risposta

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.