Parrocchia dei Santi Apostoli

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Chiesa dei Santi Apostoli

Parrocchia dei Santi Apostoli

Chiesa

Fondazione. Si dice eretta anche questa chiesa per insinuazione dello stesso San Magno vescovo di Oderzo, il quale alla metà del secolo VII o in quel torno, cooperò alla edificazione di molti altri sacri edifici come a suo luogo abbiamo veduto. Gli abitanti del vicinato, e segnatamente Gardoco Gardolico, si prestarono pel suo innalzamento: le famiglie Erizzo e Cornaro concorsero più tardi al restauro. Riedificata verso il 1575, il vescovo di Trau Antonio Guido, ne celebrò la consacrazione nel giorno 6 luglio dell’anno stesso.

Nella rifabbrica fu però conservata la elegante ricca cappella che vi era stata aggiunta dalla famiglia Cornaro, incrostata di marmi finissimamente scolpiti: affissi alle sue pareti stanno due avelli con le spoglie mortali d’individui di quella illustre prosapia. Ivi appunto erasi tumulata anche la rinomatissima Catterina Cornaro regina di Cipro, morta in Venezia l’anno 1510: le sue ceneri però ne furono tratte nella circostanza della ricostruzione della chiesa, e si trasportarono in quella di San Salvatore, ove le venne eretto magnifico mausoleo.

Moderna forma si diede più tardi alla chiesa per opera dell’architetto Giuseppe Pedolo verso la metà del secolo XVIII: ebbe indi altri radicali restauri e molte decorazioni anche in questi ultimi tempi, per la pia generosità e per le sollecitudini di monsignor Pianton abate mitrato, e di alcuni di quei parrocchiani: finalmente lo zelo religioso dell’attuale monsignor pievano la condusse alla presente maestosa sua condizione nell’anno 1845.

Parrocchia

Non sappiamo con sicurezza quando questa parrocchia si istituisse; ma fondata la chiesa pel concorso degli abitanti di quel circondario, il quale si annovera fra i primi in queste isole popolati, vi ha fondata ragione onde supporre, che all’origine del sacro edificio rimonti pur quella della parrocchia. Mancano tracce dei nomi de primi parrochi, però abbiamo quello di Giovanni Gradenigo il quale, nel 1092, sosteneva questa cura col titolo di vicario. Abbiamo pur anche i nomi di tutti i successori di lui, fra i quali Nicolao Benedetto fu il primo che s’intitolasse pievano, nel 1572.

Nella vicina piazza detta Campiello della Cason, sorgevano antichi edifici, i quali è fama servissero alla residenza del tribuno che governava questo gruppo d’isolette prima ancora della traslazione della sede ducale da Malamocco a Rialto, cioè innanzi all’814; e che anche dopo questo avvenimento alcuni magistrati continuassero a sedere in quella località, e ivi altresì stabilite fossero le pubbliche carceri.

Siamo inoltre assicurati dalle memorie di quei tempi, che nel vicino canale o rio di divisione fra questa e la vicina parrocchia di San Canciano, solevano i primi dogi tenere lor barche armate a difesa della città, circostanza anche questa valevole a dimostrare, ivi essere stato il nerbo della primitiva popolazione, e il centro delle autorità destinate a vegliare sulla pubblica sicurezza, le quali pare si siano poi concentrate nel ducale palazzo, quando, intorno al 1175, il doge Sebastiano Ziani lo fece ampliare.

Il mentovato Campiello della Cason, quantunque topograficamente appartenga alla parrocchia dei Santi Apostoli, ne era però canonicamente staccato, e compreso in quella di San Canciano; senonché nell’ultima riforma di cui più volte ho fatto menzione, fu tolto a questa, e congiunto all’altra.

In ricambio di tale distacco, si smembrarono dal circondario dei Santi Apostoli alcune contrade che si diedero a San Canciano. Nel tempo stesso codesta parrocchia dei Santi Apostoli ebbe ampliazione per l’aggiunta che le si fece di alcune frazioni di quella di Santa Sofia allora soppressa, e di altre recise dalla conservata Parrocchia di San Felice.

Chiese nel circondario di questa parrocchia attualmente ufficiate

Chiesa di Santa Maria Assunta dei padri Gesuiti Nel 1150, ovvero nel 1155, Pietro Gusoni, o Cleto Grausoni, innalzò in questa situazione chiesa e chiostro ad ospizio di religiosi Crociferi, presso cui istituì un ospitale per poveri infermi i quali dovevano da quei padri avere assistenza. Il fondatore, e dopo lui Bonavere Grausoni, suo erede, dotarono quegli stabilimenti, ai quali alcuni patriarchi d’Aquileia aggiunsero patrimonio.

Molte vicissitudini ed anche le fiamme, travagliarono la chiesa ed il chiostro; altre pur ne sofferse l’ordine dei Crociferi soppresso nel 1656 da Papa Alessandro VII, che assegnò alla Repubblica i beni di quel convento.

I chierici regolari della Compagnia di Gesù, digià partiti da Venezia sino dal 1606 per le controversie che si agitavano fra la Repubblica e il pontefice Paolo V, ottennero intanto il permesso di qui ritornare; quindi, profittando essi della soppressione dei Crociferi, stabilirono con Carlo Caraffa, vescovo di Aversa e legato pontificio, il contratto 11 marzo 1657, con cui, per ducati 50 mila, acquistarono il suaccennato locale, allor vuoto,e in questo fissarono domicilio.

La chiesa però minacciando rovina, si diede mano nel 1715 a riedificarla dai fondamenti con disegno dell’architetto Domenico Rossi: Giovanni Battista Fattoretto innalzò la facciata. Ebbe allora moderna forma, e fu decorata di preziosi marmi e di pregevoli sculture e pitture. Ricchissimo è l’interno del tempio, ornatissima la facciata, l’uno e l’altra lasciano desiderare qualche parsimonia negli ornamenti, ma il gusto di quel tempo così richiedeva, ed ogni secolo ha i suoi costumi.

Soppresso nel 1773 l’ordine dei Gesuiti, il collegio che qui abitavano fu assegnato alle pubbliche scuole, che vi rimasero sino a che, nel 1807, si trasferirono nel chiostro di Santa Catterina ove fu eretto il R. Liceo.

La chiesa si mantenne ufficiata col titolo di Sussidiaria della parrocchia dei Santi Apostoli: il convento divenne, com’è tuttora, caserma ad uso della guarnigione. Risorta in questi ultimi tempi la Compagnia di Gesù, aprirono quei padri un ospizio anche in Venezia, al qual uopo ottennero dalla pia liberalità del governo la primitiva loro chiesa, di cui fu fatta consegna nell’8 luglio 1844, alla quale epoca cessò di essere sussidiaria della parrocchia. Occupare però non potendo quei regolari anche l’antico chiostro ad uso diverso ormai convertito e adattato, fissarono abitazione in alcuni locali adiacenti al fianco settentrionale della lor chiesa.

Oratorio dell’Ospedaletto una volta intitolato a Santa Maria, ed ora dedicato a Santi Luigi Gonzaga e Filippo Neri. Questo piccolo sacro edificio è un semplice oratorio adiacente ad un ospizio che raccoglie alcune povere vecchie, ai religiosi esercizi delle quali è destinato. Ma quando, nel 1844, la chiesa dei Gesuiti fu consegnata a quei padri, si trasferì in questo oratorio la confraternita dei mentovati due santi, che in quella chiesa si trovava stabilita: così l’interna sua ufficiatura acquistò maggiore estensione.

Chiesa di Santa Caterina. Oratorio Sacramentale. Nel IX. secolo alcuni regolari chiamati Sacchini, perchè vestivano di sacco, si stabilirono nel chiostro a questa chiesa adiacente, sotto gli auspici di Santa Catterina. Soppresso da Papa Gregorio X l’ordine, e devoluti i suoi beni alle spese per la guerra di Terra-Santa, Giovanni Bianco veneto mercadante fece nel 1288 l’acquisto di quel locale.

Il pio compratore donò poi la chiesa, il Convento, ed altri suoi capitali a Bortolotta Giustiniani per collocarvi una famiglia di sacre vergini. Essa infatti vi fondò un monastero di agostiniane di cui fu la prima abbadessa. Per conservare la rimembranza dei padri Sacchini, il nuovo cenobio venne chiamato Santa Catterina dei Sacchi. Codesta Bortolotta era figlia del rinomatissimo fra Nicolò Giustiniani già monaco in San Nicolò di Lido, uscito dal chiostro con pontificio permesso per unirsi ad Anna Michiel all’oggetto di dar successione alla sua cospicua prosapia, e che, ottenuto per numerosa prole l’intento, rientrò a chiudersi nel monastero.

La chiesa di cui si parla, benché riformata, e restaurata più volte, serba ancora in qualche parte le tracce dell’antica sua costruzione nel Medio Evo. Nel secolo XVI fu decorata di pitture pregevoli, fra le quali si distingue la tavola dell’altar maggiore rappresentante gli Sponsali di Santa Catterina, opera segnalatissima di P. Veronese.

Soppresso dal cessato governo italiano il convento, vi fu collocato nel 1807 il liceo con convitto, il quale, dall’attuale governo conservato ed ampliato, vien mantenuto dalla sovrana munificenza. La chiesa divenne allora, come lo è pure attualmente, oratorio sacramentale ad uso di quello stabilimento di educazione.

Chiese convertite ad usi diversi

Scuola dell’Angelo Custode. S’innalza quest’oratorio presso il ponte che mette al Campo dei Santi Apostoli, e serviva a religiosi esercizi di una confraternita o scuola eretta sotto gli auspicii dell’Angelo Custode. Soppresse tali pie unioni, fu destinato alla ufficiatura per gli accattolici della Comunione Augustana.

Nella parte anteriore del già collegio dei Gesuiti, erano incorporati due oratori, l’uno intitolato all’Annunziata, l’altro a Santa Barbara e Sant’Omobon: il primo ufficiavasi dalla Confraternita dei Passamaneri, il secondo da quella dei Sarti; ora quei locali fanno parte della caserma.

Altro Oratorio intitolato a San Stefano apparteneva alla Confraternita degli Specchieri: questo locale è ora innestato nel novello chiostro dei padri Gesuiti.

Alla Purificazione di Maria era dedicato l’oratorio di rimpetto alla chiesa dei Gesuiti; questo apparteneva alla Confraternita dei Bottai, ora è convertito ad usi mercantili.

Località meritevoli di particolare menzione.

R. Liceo con Convitto Eretto nel 1807 nel già chiostro delle monache in Santa Catterina, di cui si è parlato di sopra.

Quel piccolo tratto di questa parrocchia, che forma sponda al Canal Grande, è decorato dai seguenti cospicui edifici.

Palazzo Mangilli, ora Valmarana Architettura moderna di A. Vicentini: l’attuale proprietario conte Benedetto Valmarana P. V. offre continue prove del suo amore per gli studi e per le belle arti, incoraggiando ogni maniera d’ingegno, e raccogliendo nella sua abitazione scelte pitture, stampe, libri, e molti altri interessanti oggetti.

Palazzo Michiel detto del Brusà Venne così chiamato a causa dell’incendio sofferto alla fine dell’ultimo secolo. Però la patrizia famiglia Michiel lo ha ristaurato, e forma sua nobile stanza.

Palazzo Michiel dalle Colonne, ora Martinengo E’ dubbioso se il nome dalle Colonne proceda dal vestibolo che appunto è decorato di colonne, ovvero dalla circostanza, che il doge Domenico Michiel, cui apparteneva, fece trasportare a Venezia nell’anno 1125 le due grandi colonne di granito erette sulla Piazzetta San Marco, qual trofeo delle gloriose sue gesta nelle guerre per la conquista di Terra-Santa. L’attuale proprietario Co: Leopardo Martinengo conserva in questo palazzo alcuni preziosi arazzi tessuti sopra disegni di Raffaello, ed alcuni arnesi militari d’illustri personaggi della famiglia Michiel alla quale è succeduto: la celebre donna Giustina Renier Michiel, autrice delle Feste Veneziane, apparteneva a questo casato.

A piedi del ponte de Sartori, andando verso la chiesa dei Gesuiti, sorge il palazzo Seriman, maestosa mole di stile moresco.

Sulla sinistra del ponte de Gesuiti sorgono lungo la fondamenta tre palazzi della patrizia famiglia Zen decorati di marmorei prospetti, i quali furono architettati da un amatore di belle arti di quella illustre prosapia chiamato Francesco.

Fondamente Nuove Queste fondamente furono così chiamate per il decreto 22 febbraio 1589, con cui fu adottato di erigere in quella località una nuova fondamenta di pietra d’Istria ove prima non era che un margine di terreno molle, costruzione che fu cominciata nel 1595. Un tronco di queste spaziose fondamente scorre lungo la estremità settentrionale della parrocchia, dal ponte che per il vicino palazzo Donà dalle Rose si chiama Ponte Donà, sino al canale detto Sacca della Misericordia. Questa via prosegue poi in linea retta verso levante, e i diversi suoi tronchi formano parte di altre parrocchie sin presso la chiesa di San Francesco della Vigna, ove finisce. Essa offre ameno passeggio della lunghezza di oltre mezzo miglio, molto opportuno nell’estiva stagione, per essere collocato al nord della città.

Feste veneziane

Uomo d’alti concepimenti, il quale, asceso alla ducale dignità, seppe colla tanto famosa legge ultimo febbraio 1296 m. v., rifondere l’antica costituzione della Repubblica trasformando l’originaria democrazia in aristocrazia, fu Pietro Gradenigo. L’elevata sua mente era convinta, più non permettere la condizione i tempi di lasciare in mano di tutte le classi della popolazione le redini dello stato; e penetrando nell’avvenire, ben conosceva necessario il promuovere con efficacia l’incivilimento della nazione, per assicurare il progresso del suo decoro e della sua grandezza. Occupava l’animo di quel doge la massima, le sole ricchezze e la sola nobiltà non formare l’uomo di merito, ma doversi ricorrere al tempio della sapienza per trarne buoni ed utili cittadini.

Seguendo i quali principii, diede opera ad animare e nobilitare ogni maniera di studi, anche a mezzo di religiosi apparati. Quindi nel 1307 fece adottar legge, che istituì la Festa di Santa Catterina, chiamata Festa de Dotti, perché nell’annuale ricorrenza del giorno dedicato alla santa, l’università, i licei, e tutti gli altri istituti di pubblico insegnamento si dischiudevano. Così consacrava il governo col suo maestoso intervento ai divini uffici nella chiesa e nel giorno summentovati, l’epoca nella quale, concesso allo spirito l’autunnale riposo, rientrava la gioventù nell’arena delle studiose esercitazioni, che appianavano la via per salire ad ogni sorta di onori. (1)

(1) ANTONIO QUADRI. Descrizione topografica di Venezia e delle adiacenti lagune. Tipografia Giovanni Cecchini (Venezia, 1844)

Parrocchia dei Santi Apostoli dall’Iconografia delle trenta Parrocchie – Pubblicata da Giovanni Battista Paganuzzi. Venezia 1821

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FOTO: Alfonso Bussolin. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

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