Parrocchia dei Santi Ermagora e Fortunato vulgo San Marcuola

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Chiesa dei Santi Ermagora e Fortunato vulgo San Marcuola

Parrocchia dei Santi Ermagora e Fortunato vulgo San Marcuola

Nome della Località

In questa parte occidentale si distingueva anticamente un vasto circondario col nome di Luprio o Lupao od Orio, nel quale molte isolette con varie chiese sorgevano. Codesto circondario era attraversato da un tronco del Canal Grande, quindi le parrocchie in esso comprese si stendevano sulle due opposte rive del canale medesimo. Con il processo de tempi, il nome Luprio od Orio si ristrinse a quella sola parrocchia la cui Chiesa è intitolata a San Giacomo volgarmente detto dall’Orio, tralasciandosi poco a poco di attribuire tale denominazione alle altre circostanti isolette. Fra queste appunto una ve ne era chiamata Lemeneo, ed anche Zecchi, nella quale si alzò la chiesa di cui prendo a parlare.

Chiesa

Eretta intorno all’810: è verosimile la tradizione, che alcuni profughi aquileiensi l’abbiano costrutta per celebrar la memoria del loro vescovo San Ermagora, e di quel diacono San Fortunato, ambedue martiri per la fede cristiana. Gagliardissimo terremoto che nel 1117 fece crollare gran parte della città, diede causa allo sviluppamento di vapori sulfurei che incendiarono, fra gli altri edifici, anche questa chiesa. Venne allora rialzata, ed è fama a ciò si prestassero le cospicue famiglie Memmo e Lupanizza in quei dintorni domiciliate.

Nella prima domenica dopo l’ottava del Corpus Domini dell’anno 1532 ebbe consacrazione dal vescovo di Castello Angelo Dolfin, in concorso d’altri due vescovi. Il nuovo tempio si dedicò a Maria Vergine, ai Santi Ermagora e Fortunato, ed a San Giovani Battista, attesoché di quest’ultimo si trovava ivi deposta la destra mano, che tuttora vi si custodisce. Questa sacra reliquia si era trasportata da Alessandria a Venezia sin dal principio del secolo XI, per devota cura di Andrea Memmo, che l’ebbe in dono da Atanasio Patriarca in quella città.

Consunta dal tempo anche la seconda chiesa, si diede opera, nel 1728, alla sua nuova erezione, a merito del Pievano Bortolammeo Trevisano, con disegno di Giorgio Massari. Compiuta l’anno 1735, fu consacrata nel 1779 da Federico Maria Giovanelli Patriarca di Venezia.

Parrocchia

Sebbene ignota l’epoca della istituzione di questa parrocchia, militano buone ragioni per supporla contemporanea all’innalzamento del primo tempio. Il suo circondario, già molto esteso, fu circoscritto entro limiti più ristretti per la riforma del 1810. A quel momento si aggregarono a questa Parrocchia tutta quella di Santa Maria Maddalena, allora soppressa, e alcune contrade delle due, parimenti soppresse, parrocchie di San Leonardo e di San Fosca. Ma nell’atto medesimo le furono tolti i circondari di San Girolamo, di Sant’Alvise, e del Rio della Sensa, i quali si unirono alla parrocchia di San Marziale.

Chiese entro la periferia di questa parrocchia attualmente ufficiate

Santa Fosca. Sussidiaria. La fondazione di questa chiesa rimonta al secolo IX o X; e sappiamo con certezza, che nel 1297 venne rifabbricata. Nel secolo XVII minacciando cadere, fu nuovamente costrutta l’anno 1679 nell’attuale sua forma; indi consacrata nel 15 agosto 1739 dal vescovo di Nola Girolamo Fonda.

Santa Maria Maddalena. Oratorio sacramentale. Sorge in una isoletta anticamente ricinta da vari canali, che poi furono per la massima parte interrati. Abitava qui la nobile famiglia Baffo la quale, per quanto sembra, vi teneva un castello, di cui si conserva l’antica torre, divenuta poi campanile, e che ora si progetta di demolire, per la sua vetustà. Codesta famiglia Baffo eresse nel 1222, presso la torre, un piccolo oratorio, convertito più tardi in chiesa parrocchiale. Diroccato quel sacro edificio, se ne fece altro nuovo, eretto nello scorso secolo per opera di Tommaso Temanza, della cui elegante perizia architettonica offre onorevolissimo saggio. Soppressa per la concentrazione del 1810 la parrocchia, si tenne però aperta la chiesa, indi fu chiusa, e poi nuovamente restituita al divino culto dall’attuale austriaco governo, e stabilita oratorio sacramentale.

Santissimo Crocifisso. Oratorio. Questo sacro edificio è annesso alla chiesa parrocchiale di cui forma come il vestibolo. Trae la sua intitolazione da un prezioso crocifisso che si venera sull’altare.

Scuola del Cristo. Oratorio. Sorge quasi rimpetto all’altro del crocifisso; una volta si ufficiava da pia confraternita destinata a prender cura della religiosa tumulazione di quei sommersi che non erano conosciuti.

Chiese secolarizzate

Scuola di Sant’Elena. La confraternita dei tessitori di telerie raccoglievasi in questo locale per trattare dei propri affari: soppresse tali corporazioni, fu convertito ad uso di abitazione, e innestato alla canonica del pievano.

San Leonardo. Questa chiesa parrocchiale erasi fondata sino dal 1025, e poi ricostruita nel secolo scorso. Soppressa la parrocchia, si chiuse il tempio, ora convertito ad altri usi.

Anconetta. Si venerava in quest’oratorio una immagine di Maria Vergine che dalla greca voce Icon su chiamava ancona, e in diminutivo, anconetta. Chiuso questo tempietto all’epoca della concentrazione, si trova presentemente in istato rovinoso.

Località meritevoli di particolare attenzione.

Quel tronco del Canal Grande che bagna la costa meridionale di questa parrocchia, è quasi tutto decorato di maestosi palazzi che formano splendida linea dal Rio di Noale a quello di Cannaregio.

Palazzo Grimani ora Dalla Vida. Sorge sull’angolo ove il Rio di Noale entra nel Canal Grande. Architettura semplice ed elegante, si reputa opera di M. Sammicheli. La facciata conserva ancora pallide tracce di pitture a fresco del Tintoretto. In un quarto di questo palazzo risiede attualmente l’ispettorato della strada ferrata ferdinandea.

Indi succedono altre magnifiche moli di nobili abitazioni, alle quali fan seguito i tre palazzi: Piovene, Erizzo; Marcello. A tergo di questo ultimo, e precisamente lungo la via detta Rio Terrà, sopra la soglia del Sottoportico Vendramin, si osserva incastonata nella muraglia la effigie di Benedetto Marcello sommo compositore, anzi può chiamarsi inventore di musica di nuovo genere, con iscrizione che addita la stanza ove si dedicò a quegli studi che all’immortalità il consegnarono.

Palazzo Correr. In capo alla suddetta via Rio Terrà sorge il Ponte di Sant’Antonio a piedi del quale s’innalza ampio palazzo della patrizia famiglia Correr. Se mi fossi proposto offrire la biografia dei veneziani più illustri, vasto campo presenterebbero i cospicui personaggi di questo casato; ma limitar dovendo il discorso entro la periferia del tracciato disegno, basti far cenno, essere uscito da esso il primo pontefice massimo dato da Venezia alla santa romana chiesa. Egli fu appunto Angelo Correr che, nel 1406 cinto il triregno, assunse il nome di Gregorio XII.

Palazzo Vendramin Calergi ora della duchessa di Berry. Fra leggiadra verzura di due ameni giardini pomposamente s’innalza, sul margine del Canal Grande che guarda il sole verso il meriggio, questo maestoso edificio. Nobile prospetto, in tre ordini corinti disposto, rapisce di ammirazione per la sua euritmia, che non si saprebbe immaginare più magnifica ed elegante. Forma esso un ricco tessuto di fini marmi intarsiati di porfido, di serpentino, di verde antico, e simili preziosi ornamenti, fra i quali spiccano graziose colonne di marmo greco venato.

Fu costrutto nel 1481 dalla scuola dei Lombardi, fiorente allora in Venezia; anzi è fama essere stato autore del modello quel Pietro Lombardo che lasciò di se chiara memoria per la copia delle finissime sue produzioni.

Il veneto patrizio Andrea Loredan lo fece innalzare: i discendenti di lui lo vendettero nel 1581 per ducati 60.000 al duca di Brunsuvich, il quale poi lo alienò al duca di Mantova. Morto il principe Brunswichese, una di lui figlia, per azioni dotali, ne spogliò il mantovano, e ottenne che all’asta pubblica lo si vendesse. Allora (anno 1589) Vittore Calergi, sceso da potente famiglia di Candia, al veneto patriziato aggregata, lo comperò per ducati 36.000, e vi stabili sua dimora. Estinta quella prosapia, il palazzo passò per titoli ereditari nella famiglia Grimani, e da questa nella Vendramina, che venne ad abitarlo, aggiungendo al proprio nome quello altresì dei Calergi. Gli ultimi superstiti di questo illustre casato lo passarono, come si disse, in proprietà della borbonica principessa.

Palazzo Martinengo. Questo elegante edificio appartiene all’antichissima rinomata famiglia dei conti Martinengo, oriunda di Brescia, aggregata per meriti segnalatissimi al veneto patriziato. Fra i tanti pii e valorosi campioni di questa stirpe, sostenitori della chiesa e de troni, luminosamente figurò Gabriele Radino, cospicuo direttore del genio per la Repubblica di Venezia, che pose in opera la profonda sua matematica perizia nell’aspra difesa di Candia, poscia in quella di Rodi. Egli, unito al priore di Castiglia, ottenne dall’imperatore Carlo V, l’isola di Malta per stabilirvi l’allora peregrinante ordine di San Giovanni di Gerusalemme.

Primeggiano sulla stessa linea del Canal Grande altri maestosi palazzi dei Gritti, Contarini, Querini, Emo ecc. digià eretti da patrizie famiglie, il versare sulla celebrità delle quali sarebbe troppo lungo episodio, straniero al soggetto di questa opera topografica, ed anco inutile, avendo altre penne, della mia più felici, molto estesamente e onorevolmente trattato si alto argomento. (1)

(1) ANTONIO QUADRI. Descrizione topografica di Venezia e delle adiacenti lagune. Tipografia Giovanni Cecchini (Venezia, 1844)

Parrocchia di San Marcuola dall’Iconografia delle trenta Parrocchie – Pubblicata da Giovanni Battista Paganuzzi. Venezia 1821

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FOTO: Alfonso Bussolin. Quest'opera viene distribuita con Licenza Creative Commons. Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 3.0 Italia.

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