Santa Marina e Fortunato nel tabernacolo (capitèło) in Campo Santa Marina, nel Sestiere di Castello
Capitello in legno del tipo ad edicola dentro una nicchia in muratura, protetto da un cancello in ferro battuto. All’interno dell’edicola è collocato un altorilievo in ceramica, raffigurante Santa Marina, in abiti da monaco, col bambino Fortunato. (1)
Santa Marina amava tantissimo suo padre a tal punto il padre che quando questi rimasto vedovo, volle ritirarsi in convento, pur di non lasciarlo, si vestì da uomo e cambiò il nome in Marino, giustificò i suoi tratti femminili, facendosi passare per un eunuco. Dopo la morte del padre lei continuò nella finzione e condusse vita monastica regolare.
Un giorno accompagnò un gruppo di monaci in un luogo lontano e quindi dovettero trascorrere la notte in una locanda, ma il caso volle che la figlia del locandiere si lasciasse sedurre da un soldato, proprio quella notte e accortasi di essere rimasta incinta incolpasse proprio lui Marino (Marina) del fatto.
Il locandiere protestò presso l’egumeno del convento: Marina non cercò di discolparsi, fu cacciata dal monastero e dopo la nascita, le fu affidato il bambino, di nome Fortunato, che riuscì ad allevare con mezzi di fortuna. Rimase comunque sempre nei dintorni del convento piangendo e pentendosi di una colpa non sua. L’egumeno colpito da tanto pentimento dopo tre anni l’ammise di nuovo nel convento, dove ella fu, come per il passato, esempio di osservanza monastica.
Poco tempo dopo Marina morì e al momento di vestirlo con i panni funebri, i monaci stupefatti si accorsero del suo reale sesso e compresero così di quale diffamazione fosse stata vittima e come lei l’avesse accettata con la più grande rassegnazione. (2)
(1) ConoscereVenezia
FOTO: Alfonso Bussolin. Quest'opera viene distribuita con Licenza Creative Commons. Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 4.0 International.


















































































