Pozzo di Campo San Fantin (verso Calle del Cafetier)

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Pozzo di Campo San Fantin (verso Calle del Cafetier) - San Marco

Pozzo di Campo San Fantin (verso Calle del Cafetier)

Vera: in pietra d’Istria di forma cilindrica con una cornice quadrata sostenuta da volute di foglie d’acanto. Su due lati della vera sono scolpite, ad altorilievo, due rosette, da una di queste è presente un beccuccio di fontana; sugli altri due lati sono scolpiti due stemmi. Base: quadrata, affondata nella pavimentazione. Copertura: lastra metallica piana.

Campo San Fantin. Chiesa di San Fantino. La chiesa di San Fantino e fra quelle la cui antichità risale alle prime origini di Venezia, ma l’epoca vera non ne è conosciuta. Bensì ci viene detto che alla sua fondazione concorressero le famiglie dei Baroni, degli Aldicini e degli Equili; e che fosse rifabbricata nel 966 dalla gente Pisana, quando venne trasferita dall’Oriente una miracolosa immagine di Nostra Donna, onde si cominciò a chiamare chiesa di Santa Maria delle Grazie di San Fantino di Venezia. Del 1501 si cominciò a nuovamente riedificarla nella forma che conserva tuttavia, e con un pio legato di Giambattista Zeno; malgrado però le cure del parroco Marco Rodino ancora non era compiuta verso il 1533, superando le spese la generosità del cardinale. La cappella maggiore, disegno di Sansovino, fu condotta al suo termine colla pietà dei fedeli e la vendita di alcune case prossime alla chiesa e di ragione dello Zeno sopradetto. L’architettura e della scuola dei Lombardi; la regolarità, l’eleganza e la semplicità dell’edilizio, diviso in tre navi, la mezzana delle quali è poco meno che doppia delle altre, ne sono irrefragabile testimonio. Pochi sono i quadri dentro di essa che meritano considerazione. Solo si notano alla curiosità degli osservatori sulla destra porta laterale San Giovanni Evangelista ed altri Santi col parroco Giovanni Pomelli, supplici dinanzi a Nostra Donna per impetrarne la intercessione nella orribile pestilenza che allora devastava la città. Il quadro è di Giovanni Enzma quasi distrutto e più non ragguardevole che per la memoria del parroco Pomelli, autore della cappella laterale all’altar maggiore, dove si serba la miracolosa immagine di Maria, che i Pisani restauratori del tempio trassero dall’Oriente. Nostra Signora, San Giuseppe, con una graziosa veduta di case in distanza, è opera di Giovanni Bellini, e sta sulla porta della sagrestia; la Crocifissione presso il ricco altare del Sacramento è di Leonardo Corona; e la pala dell’ultimo altare alla sinistra, rappresentante una Visitazione, è di Sante Peranda; e il San Gaetano innanzi a Nostra Donna, di Alberto Calvetti. Sono pur degni di osservazione i monumenti di Bernardino Martini morto nel 1718, e di Vinciguerra Dandolo morto nel 1517, che stanno sul muro alla sinistra del presbiterio. (1)

(1) BERNARDO e GAETANO COMBATTI. Nuova planimetria della città di Venezia. (VENEZIA, 1846 Coi tipi di Pietro Naratovich).

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FOTO: Alfonso Bussolin. Quest'opera viene distribuita con Licenza Creative Commons. Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 3.0 Italia.

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