La famiglia e il palazzo Surian, nel Sestiere di San Marco
I Surian, di cui una calle al Malcaton nella parrocchia dei Tolentini porta ancora il nome, vennero a Venezia nel Trecento provenienti da Rimini, e il primo ricordato nei documenti veneziani è un Anzolo Surian, giudice del Petizion cui erano affidate le cause civili sia tra veneti come tra forestieri, che funzionò da notaio nell’inventario delle cose lasciate nel 1339 dal defunto doge Francesco Dandolo.
Più tardi Bortolo Surian detto “dall’oro” era nei primi anni del secolo decimoquinto tra i primi mercanti di drapperie e tessuti a Rialto all’insegna “del Redentore“, ma quello che recò alla famiglia lustro e grande richezza fu suo figlio Jacopo, medico insigne ed ottimo filosofo la cui fama corse ben presto anche fuori del territorio di San Marco, “homeno de dottrina et esperentia che se galeno tornasse al mondo non li cederebbe nè di scientianè di pratica“.
Egli accumulò tali ricchezze da farsi erigere due palazzi, uno ai Santi Gervasio e Protasio e ammogliatosi con Eugenia Abram, ebbe in dote parecchie case al Malcanton, precisamenta nella calle che porta oggi il nome della famiglia. Nel palazzo del Rio de la Guerra, nell’allora parrocchia di San Giuliano, sulla facciata che guarda sull’attuale Corte del Forno, si vede ancora lo stemma dei Surian scolpito in marmo con il nome “Iacobus Surianus” e sotto i nomi di Aristotele e Galeno, filosofia e medicina, con il distico latino: “Rura,domus, nummi, felix hinc gloria fluxit“, la campagne, le case, il denaro, la gloria ebbero qui origine.
Jacopo Surian nel 1499 fece il suo testamento in questa casa medesima poche settimane prima di morire, coadiuvato dal prete Andrea della Scala della Chiesa di San Basso e ordinando che il suo corpo venisse sepolto nella Chiesa di Santo Stefano dove difatti tuttora, a destra della porta maggiore, si ammira il mausoleo suriano, squisita opera d’arte della bottega di Pietro Lombardo.
Marin Sanudo nei suoi Diari scriveva nel 1499 “adì 9 novembrio, vechio di novanta anni, morite domino Jacopo Suriano per flusso e fevre, medico grando et filosofo, qual havia fato case do a san Zulian et a san Trovaso. Fo sepulto a santo Stefano in una archa in chiesia et lassò uno fiol dotto medico”. Ma il figlio tale Teodoro, non aveva certo nè l’ingegno nè l’attività del padre e passò la sua vita sfruttando le ricchezze ereditate.
La famiglia Surian per parecchi anni, quasi settanta, passò senza infamia nè lode, ma nel 1571 nella famosa battaglia di Lepanto, Andrea Surian pronipote del celebre medico, era imbarcato come primo ufficiale sulla galera di sier Agostino Barbarigo, provveditore, agli ordini del generale “da mar” Sebastiano Venier.
La battaglia aspra e terribile volgeva alla vittoria per gli alleati, quando il Barbarigo circondato da tre galere nemiche, incitando con ardore i suoi al combattimento e all’assalto, venne mortalment ferito nell’aocchio destro da una freccia turca. Cadde quasi esanime, difatti dopo due ore moriva, ma il Surian coprendo il moribondo con una tela per non scoraggiare l’equipaggio, guidò la ciurma all’assalto, commandò, provvide, combattè da prode e dopo una lotta accanita, non solo la galera era salva ma aveva a rimorchio di poppa una galera turca prigioniera.
La Repubblica sempre generosa per chi la serviva con ingegno e fedeltà elesse Andrea Surian cancellier grande e furono feste splendide al Malcanton, a San Giuliano, a San Trovaso con il concorso di molti patrizi e gentildonne che quasi riguardavano i Surian come appartenenti alla loro casta. Difatti senza siscussione nel 1629 Domenico Surian per i meriti della famiglia venne inscritto nel “Libro d’oro” e sier Alessandro suo nipote fu governatore di galera, provveditore di Macarsca nella Dalmazia e morì combattendo nell’isola di Candia.
Ma le richezze della famiglia lasciate dall’insigne medico erano di molto diminuite; le case al Malcanton vendute, quelle a San Giuliano e a San Trovaso ipotecate con il ricco convento di San Zaccaria le campagne rendevano pochissimo e con la nomina a patrizi le spese erano aumentate in modo straordinario.
Ultimo della famiglia Surian fu sier Benetto che nel novembre del 1679 moriva improvvisamente nel mezzanini del palazzo in Rio de la Guerra, in quel palazzo dove erano cominciate la gloria e la ricchezza della famiglia nella persona dell’illustre medico Jacopo Suria. (1)
(1) Giovanni Malgarotto. IL GAZZETTINO, 2 luglio 1931.
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