La famiglia e il palazzo Contarini a San Polo, nel Sestiere di San Polo

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Luogo dove sorgeva il palazzo Contarini di San Polo (demolito verso il 1840), sul Rio de San Polo

La famiglia e il palazzo Contarini a San Polo, nel Sestiere di San Polo

I Contarini di San Polo non erano ricchi come i loro parenti detti “de li Scrigni“, nè come l’altro ramo detto “de Corfù“. Essi invece avevano grande fama per le loro stravaganze, che divennero chiacchiere infinite tra i patrizi e molto spesso anche tra il popolo della contrada.

Panfilo Contarini quondam Francesco di anni sessanta andava sempre per la città con la stessa toga di panno greve anche nelle giornate più calde, capelli lunghissimi fino alle spalle e a tutti “li puti qual vedeva feva gran discorsi sora le mode, li sollazi et li zioghi“. Passava gran parte del giorno per le chiese e le sagrestie quasi sempre seguito dalla moglie Caterina  Civran di San Benetto, vestita poveramente “di tela scura per far penitencia“.

Dal loro matrimonio erano nati due figli: Laura appena ventenne presa da mania religiosa volle rinchiudersi nel convento del Santo Sepolcro sulla Riva degli Schiavoni, mentre sier Carlo, il figlio maggiore, aveva studiato legge “et era un homo avochato de li prisonieri“.

Il 20 luglio 1517 all’uscita dei patrizi dal Maggior Consiglio, il matto Contarini che così era già stato battezzato da molti, si trovava presso la chiesa di San Marco, quando gli venne una delle sue solite idee stravaganti e montato sulla pietra del bando cominciò ad arringare la folla, “Patrici, patrici fermeve: ozi ho facto uno sogno et era uno zigante grandissimo con una bissa atorno qual voleva mazarlo et lo zigante era questa Serenissima et la bissa el malo costume, li vostri misfati, la poca justitia et la gran superbia che havite. In questa terra sono usure, rapine, sodomie et sacrilegi et besogna mudar vezo, cavestri da forca, patrici insolenti lussuriosi, lenguassi, con poche lettere et mancho cervelo“. Molti patrizi si erano fermati e ridevano, ma quando sier Contarini scendendo nel suo discorso ai particolari chiamò per nome i patrizi, gridandone i difetti e le colpe, allora fu un grande tafferuglio e corsero sassi e si levarono bastoni contro il predicatore.

Dalla Porta della Carta uscirono alcuni fanti e sier Panfilo fu fatto smontare dalla colonna del bando e condotto in Palazzo Ducale dinanzi all’avogador di comun, sier Luca Dandolo, ma prima che questi parlasse il povero matto gli disse: “E’ inutile dir, non è justitia et non voio più viver qua fuora, doman me fasso frate“. Venne consegnato al figlio Carlo occorso, il quale con molta pazienza lo persuase a rientrare in casa.

Due giorni dopo sier Contarini, ostinato nel suo pensiero, “si vestite frate nel convemto a santa Maria di Grazia in la isola di Grazia, e lì fo posto nome Paulo” e la moglie Catterina Civran si chiuse nel convento del Sepolcro “dove era monaca soa fiola Laura“. (1)

(1) Giovanni Malgarotto. IL GAZZETTINO, 6 luglio 1927.

FOTO: Alfonso Bussolin. Quest'opera viene distribuita con Licenza Creative Commons. Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 4.0 International.

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