I cenotafi della famiglia Cappello sulla facciata della Chiesa di Santa Maria Formosa
La chiesa, intitolata alla Purificazione della Vergine, è una di quelle che San Magno vescovo di Oderzo, fuggendo il furore di Rotari re dei Longobardi, fondava in Venezia. Cooperava non pertanto al tale fondazione la famiglia Tribuno, ma per la povertà di quei tempi di sì debole struttura riusciva la fabbrica che, non passati ancora due secoli, dovette nell’864 essere riedificata interamente per opera dei figli di certo Marin Patrizio.
Avvenuto l’incendio del 1105 rimase pure consunta questa chiesa insieme a tante altre; ma rialzata ben presto dalle ceneri si costruiva alla foggia della Basilica di San Marco. Ed in tal forma per oltre quattro secoli durò intatta, sinchè nel 1689 una scossa violenta di terremoto la danneggiò assai nell’ interno. Non di meno la pietà di Torrino Tononi ricco mercante tosto ne risarciva i danni e la faceva edificare internamente nella forma sansovinesca che si osserva.
Con testamento del senatore Vincenzo Cappello, morto nel 1604, si era però già eretta la facciata riguardante il campo, sulla quale stanno i busti di lui, di suo figlio Domenico e di Vincenzo suo nipote, mentre a spese del celebre generale Vincenzo Cappello morto nel 1541 si era innalzato il prospetto verso il ponte, sul quale si vede sopra elegante urna la statua pedestre del generale medesimo, lavoro di Pietro Grazioli da Salò.
Vincenzo Cappello inviato ambasciatore in Inghilterra e fatto ivi cavaliere della rosa d’oro con la facoltà d’inserirla nel proprio stemma, nel 1513 venne eletto generalissimo del mare. Infestò le riviere della Puglia e reduce in patria fu spedito luogotenente ad Udine. Legato nel 1522 e 1523 a Roma onde congratularsi con i pontefici Adriano VI e Clemente VII per l’esaltazione loro al soglio, tre volte fu poi eletto generale per sospetto dei Turchi.
Che se non fu in esse necessaria l’opera sua, ben ne fu d’uopo nel 1528 quando, rotta apertamente la guerra col Turco, prese e saccheggio Risano e Castelnovo, e avrebbe anche riportata nobile vittoria se fossero stati secondati i suoi consigli da Doria generale genovese. Caduto però infermo rinunziò al generalato e mori nel 1541 in età di 72 anni. (1)
(1) Ermolao Paoletti. Il Fiore di Venezia. Volume II
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