I baicoli, dolci biscotti veneziani

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Pietrp Longhi. La bottega del caffè. Palazzo Leoni Montanari Vicenza

I baicoli, dolci biscotti veneziani

Vennero inventati da un scaleter (pasticcere) della contrada di Santa Margherita negli ultimi tempi della Repubblica, e prende il nome dal baicolo, piccolo pesce del genere dei cefali, a cui rassomigliano nella forma.

Furono accolti con favore della cittadinanza, e fino dal principio se ne spedirono grossi cassoni negli esteri paesi, e perfino a Costantinopoli, giacchè era, come è tuttora, invalsa l’opinione che potessero essere buoni soltanto quando fossero stati confezionati a Venezia.

Acquistarono anche celebrità dal fatto seguente, soleva la contessa Caterina Querini Polcastro nelle sere invernali imbandire ad alcuni amici i thè all’inglese con il latte e con il rhum, mentre una cestella ripiena di baicoli stava immancabilmente sul tavolo a disposizione dei consumatori.

Una sera il conte Palfy, che faceva parte della brigata, prese in mano uno di quei baicoli, e, voltosi al poeta vernacolo Pietro Buratti, lo invitò a celebrarli in rima. L’argomento per se stesso cosi futile non era atto veramente ad accendere l’estro poetico. Con tutto ciò il Buratti compose le ben note briose strofe, le due ultime delle quali suonano così :

Contessa aprovela?
Va ben cussì?
Viva el baicolo
Ripeto mi
Viva el baicolo !
Risponde i cori,
Gabia el baicolo
I primi onori.

(1) G.Nissati (Giuseppe Tassini). Aneddoti Storici Veneziani. 1897

FOTO: Alfonso Bussolin. Quest'opera viene distribuita con Licenza Creative Commons. Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 4.0 International.

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