Corte Licini a San Lio, nel Sestiere di Castello

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Corte Licini. Sestiere di Castello

Corte Licini a San Lio, nel Sestiere di Castello

Il nome deriva da un fabbricato, che apparteneva alla cittadinesca famiglia Licini, di origine Bergamasca, sotto il quale si scorgeva scritto sul pavimento Confin Licini. Sembra che questa famiglia ne divenisse proprietaria verso la metà del Settecento, trovandosi che, con una permuta del 10 maggio 1741, Bon Licini q. Alessandro cedette ad Andrea Massarini alcuni suoi stabili alla Giudecca, a Sant’Apollinare, ed a San Geminiano, e ne ebbe in ricambio una casa in due soleri in contrada di San Leon Papa, dietro la Madonna della Fava, in corte detta del Piombo. La famiglia Licini aveva tomba in chiesa di San Leone vulgo San Lio.  (1)

(1) Giuseppe Tassini. Curiosità Veneziane ovvero Origini delle denominazioni stradali di Venezia. (VENEZIA, Tipografia Grimaldo. 1872).

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2 COMMENTS

  1. Giuseppe Tassini ha scritto solo menzogne. La vera storia di Corte dei Licini o del Piombo viene dal monopolio del trasporto del piombo dal porto di Sebenico in Croazia Veneziana fino a Venezia la Dominante nel Settecento, il cui controllo militare fu affidato dal Senato Veneto al conte Lorenzo Licini il capo della casa dei Licini originari di Bergamo quale proprietario del complesso architettonico dei Licini a Venezia a destra della chiesa di Santa Maria alla Fava, sestiere Castello, detti anche Rubbi o Rubcich a Zara sempre in Croazia Veneziana. La storia va fatta non sulla menzogne ma in base a atti pubblici certificati, come quelli pubblicati dalla Università di Zara nel 2025 nel 2° capitolo del volume “Early Modern Nautical Charts of the Adriatic Sea” scaricabile on-line gratis con questo titolo.

    • Il Tassini afferma che nel 1741 un certo Bon Licini q. Alessandro permutò delle sue proprietà con una casa alla Fava nella corte detta del Piombo, ma lei non porta nes-sun documento o argomento che contrasti questa affermazione, lei dice semplicemente che il Tassini ha scritto “solo menzogne”. Da quello che dice il Tassini si ricava una cosa, che la corte si chiamava “del Piombo” prima della venuta dei Licini; la corte si chiamò poi per tutto l’Ottocento e per i primi del Novecento semplicemente “dei Licini”, non so dirle quando e perché si chiamò successivamente “dei Licini o del Piombo. Lei sostiene che un suo antenato di nome Lorenzo Licini, cittadino di Zara, nel 1765, ottenne il monopolio del trasporto da Spalato a Venezia della galena (o di altri minerali minerale da cui si ricava il piombo), e che questo minerale, una volta arrivato a Venezia, fosse trasportato in Corte dei Licini, da cui interpretando il suo pensero fosse detta anche “del Piombo”. Mancano secondo me alcuni legami logici tra i Licini di Zara e quelli di Venezia e tra il trasporto del piombo e il nome della corte, non si capisce perché Lorenzo pur cittadino di Zara fosse e a quale titolo proprietario del palazzo Licini sul Rio de San Zulian come lei afferma, che fine facesse il minerale una volta arrivato in corte, minerale che non poteva essere lavorato in loco dato la sua pericolosità per la salute, inoltre l’edificio da lei segnalato come “locale di deposito temporaneo” faceva parte del complesso degli edifici della Chiesa di Santa Maria della Fava e del monastero relativo, a mio parere rimane quindi valido quanto scritto dal Tassini, fatto salvo che l’attività dei Licini in merito al trasporto del piombo, il suo arrivo a Venezia, la lavorazione successiva e il nome della corte avrebbe bisogno di un maggiore approfondimento.

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