Le prime lotterie a Venezia

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Ruga dei Oresi. Rialto

Le prime lotterie a Venezia

E’ da saper” scrive il Sanudo, nei sui Diari il giorno 18 febbraio 1522, “che in questi zorni, in Rialto è sussità uno nuovo modo di vadagnar (guadagnare) metando poco cavedal (capitale) a fortuna“. Questo nuovo sistema di guadagno, chiamato lotho (lotteria), era basato sulla speranza di vincita di  premi di notevole valore, estratti a sorte tra tutti coloro che versando una piccola quota di denaro (precio dil lotho), partecipavano al gioco. Il valore dei premi invogliava i giocatori, i quali con relativa poca spesa avevano la possibilità di aspirare a grosse vincite, l’organizzatore della lotteria guadagnava la differenza tra le quote giocate e il monte premi (tra il 3 e il 10 per cento). Il primo lotho venne realizzato a Rialto da Girolamo Bambarara strazaruol (straccivendolo), con cose di poco conto.

La lotteria funzionava nel modo seguente; si metteva in un sacchetto i nomi dei partecipanti alla lotteria scritti su dei bollettini di carta (“sfoi de carta“), un boletin per ogni quota acquistata, e in un secondo sacchetto si mettevano un uguale numero di foglietti sui quali su taluni era scritto un premio mentre tutti gli altri erano lasciati in bianco. In questo modo, riuniti tutti i partecipanti alla lotteria in certe botteghe, deputate a questo scopo, si chiamava un “putin (bambino) et si fa ben messedar (mescolare) li boletini in ditti sacheti”, e si estraeva fuori un boletin con il nome di un giocatore dal primo sacchetto e contemporaneamente si estraeva un altro boletin dal secondo sacchetto, se veniva estratto un boletin con scritto un premio il giocatore aveva vinto quel premio, se si estraeva un boletin bianco il giocatore non vinceva nulla e tutti gridavano “pacientia“.

Il 26 febbraio scrive il Sanudo, a Rialto in Ruga dei Oresi, non ci si occupava d’altro che di giocare al lotho, e i premi erano arrivati fino a 1500 ducati, e questi premi consistevano in denari, panni di seta, quadri, argenti in numero grandissimo, perle grosse e gioielli, cavalli, tappezzerie, vestiti di seta, “pater noster di ambracan (ambra) e fino uno gato mamon (una scimmia) vivo“. Per cui i Capi del Consiglio dei Dieci intervennero a disciplinare il gioco e ordinarono ai Provveditori de Comun che non si potesse “meter lotho alcun senza sua saputa, et che fosse messo le robe a precio justo, et mandano uno scrivan a veder cavar (estrarre) li boletini”.

Il buon cronista scrive ancora che il giorno 2 marzo 1522, era stata fatta un lotteria da Zuan Manenti senser (sensale) di solo denari per ducati 4000, con ducati 10 per ogni bollettino per un totale di 400 bollettini. L’estrazione venne fatta nel refettorio dei frati Minori ai Frari, e durò fino alle tre di notte. Il primo premio di 1000 ducati venne vinto da Marco Aurelio di domino Nicolò segretario del Consiglio dei X, il quale aveva acquistato un solo bollettino, il secondo premio di 500 ducati da sier Piero Gradenigo, il terzo premio di 300 ducati a madonna Cecilia Badoer moglie di sier Giacomo, e tra i premi minori uno andò al campanier (campanaro) di San Marco, uno ad un giocatore che giocava con lo pseudonimo “Dio me la mandi bona ventura” e un’altro ad un giocatore che giocava con lo pseudonimo “Mi racomando a la Madona“, i veneziani avevano capito  subito che si trattava di un nuovo gioco d’azzardo e che il guadagno certo era solo per chi organizzava la lotteria. (1)

ConoscereVenezia

(1) Marin Sanudo. I Diari. Vol. XXXII

 

FOTO: Alfonso Bussolin. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

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