
Il busto del doge Cristoforo Moro, nel Museo dell’Opera del Palazzo Ducale
Il gruppo scultoreo del doge Cristoforo Moro inginocchiato davanti al Leone di San Marco, sulla facciata della Loggia Foscari (di fronte alla Scala dei Giganti), fu incominciata sotto il doge Foscari, e finita sotto il doge Moro, come indicano gli stemmi. Sopra una loggia cui si accede da una piccola porta ad arco scemo, c’è ancora la piana ornata retta sul dinnanzi da due colonne corintie, sulla quale sotto un grande archivolto pure ad arco scemo stavano il Leone e il doge Cristoforo Moro (doge dal 1462 al 1471) statue di tutto tondo. Anche questo gruppo fu vittima della rivoluzione municipalista che non atterrò la Repubblica, ma fece i suoi brevi saturnali sulle rovine della Repubblica atterrata da forza straniera. (1) Di questo gruppo scultoreo, opera attribuita ad Antonio Rizzo, si conserva ora presso il Museo dell’Opera, solamente il busto del doge Moro.
Cristoforo Moro figlio di Lorenzo q. Jacopo da San Giovanni Decollato, nacque nel 1390. Non risulta dagli alberi di qual nome e di qual casa fosse sua madre. Nel 1412, impalmò Cristina Sanudo, figlia di Leonardo q. Marino; quindi era sorella dell’avo del famoso storico Marino Sanudo o Sanuto. Ci attesta il Papadopoli che Cristoforo fu alunno nella università di Padova. Compiuti gli studi, e ammesso alle cariche della Repubblica, si trova che del 1429, 1 maggio, era podestà di Chioggia. Lì essendo in tempo di grande carestia di frumento fece fabbricare a pubbliche spese un granaio, in cui s’introducesse tanto frumento quanto bastasse agli abitanti e ai forestieri per un anno. Eletto podestà e capitano a Belluno, nel 1432, prese in consegna quel reggimento da Nicolò Lippomano il giorno 16 dicembre. Travagliata quella città per mancamento di biade, ridusse una casa grande ad uso di granaio e la riempì a sollievo di quella popolazione.
A Brescia capitano nel 1436, travagliata pure da carestia a motivo dell’assedio posto dalle truppe del duca di Milano, tanto seppe insinuarsi verso quei cittadini con la sua dolcezza e umanità, che nessuno fu che proponesse di cedere la città al nemico. Ed anche a Casalmaggiore, nel corso della guerra medesima, avendo il Moro tolto a difendere quella piazza, fece egli più con l’eloquenza, e coi modi gentili, che altri non avrebbe cperato con le armi, tenendo in fede quel popolo. Conchiusa la pace coi Milanesi, il Moro, nel 1442, andò capitano a Padova. Essendo avvogadore, fu il giorno 13 marzo 1447, destinato uno fra quattro ambasciatori a Nicolò V, per la sua assunzione al pontificato; ma impedito da malattia, ottenne dispensa, e fu surrogato Zaccaria Trevisan.
Morto Federico Contarini procuratore di San Marco de ultra, venne in suo luogo eletto il nostro Cristoforo, il che fu il di 14 settembre 1448. Nel 1453 venne nuovumente spedito legato straordinario, con Orsato Giustiniano, a Nicolò V, per trattare la pace con lo Sforza e la lega contro i Turchi; pace che fu conchiusa nell’aprile dell’anno seguente. Tramezzo le ambascerie ebbe in patria gli uffizi di Savio del consiglio, di Censore, di Consigliere e fu del Consiglio dei Dieci.
Vacante, in fine, la ducea nell’ottobre 1457, per la deposizione di Francesco Foscari, concorse il Moro al principato, che ottenne invece Pasquale Malipiero. Narrano questo passo i cronacisti Magno e Franceschi: “Come uno zorno, molti anni avanti disnando col Moro san Bernardino li disse che dopo la morte de m. Francesco Foscari lui saria dose, et quando fu fatto in logo dil Foscari lui teniva indubitatamente di essere fatto, et visto fare il Malipiero lui quodammodo perse la fede che haveva in ditto Santo per le parole che lui li disse disnando, essendo ditto Moro capitanio di Padoa; e poi venutoli a mente la parola dil ditto santo siando sta fatto ms. Pasqual in vita dil Foscari, el lui li disse dopo la morte, lui, il Moro, si acquietò”. Ma quando poi, nel 1462, dopo la morte del Malipiero, fu esso in suo luogo eletto principe, “li crescete più la fede et devotion in detto san Bernardino”, ec. Pertanto assunto al ducato, il Moro, fece istanza che fosse solenne il giorno di San Bernardino, e il 1470 fu il primo anno che ebbe luogo tal festa, secondo il Malipiero.
Superiormente vedemmo quanto egli operò durante il suo reggimento. Lo spirito di beneficenza che lo animava apparisce dal suo testamento. Era guercio, di piccola statura, e, secondo dicono il Sanudo e il Malipiero, morì con cattiva fama d’ipocrita, di vendicativo, di doppio, di avaro, ed era mal votuto dal popolo. Ma giusto quanto rileva saggiamente il Cicogna, tali cose sono certamente contrarie al vero, riferite forse a motivo di qualche particolare animosità o del Sanudo o del Malipiero. Per cui attestano gli storici che morì con dispiacere universale, e le azioni di lui, narrate dallo stesso Sanudo, palesano specialmente la sua pietà verso la patria, e verso la religione; intorno a che si veda l’Agostini, che ne fa l’apologia: E dicono Giovanni Palazzi ed il Papadopoli essere stato illustre questo doge per castità, per cui, sendo ancora giovane e soggetto ad amare, una monaca uscita dal cenobio se gli era offerta, egli, lunge dall’abusarne, la costrinse tornare al suo ritiro; aggiungendo esso Papadopoli, che di questa generosa azione fu ringraziato da una lignea immagine del Salvatore che abbassò la testa mentre il Moro le passava davanti. Da sua moglie Cristina Sanudo non risulta che abbia avuto figliuoli.
La sepoltura del Moro, che é nel mezzo della cappella maggiore di San Giobbe, é decorata da un insigne sigillo, ornato d’intagli a foglie, lavorato forse da Pietro Lombardo, del cui siile sono del pari gli ornamenti che vestono tutta quella cappella, eretta con l’oro di questo doge. Sul detto sigillo é scolpita la seguente inscrizione: “CHRISTOPHORVS / MAVRVS PRINCEPS / MCCCCLXX. MENSIS SEPTEMBIS”. (2)
(1) Federico Berchet Relazione IV (1896) (1897) (1898), dell’Ufficio Regionale per la Conservazione dei Monumeti.
(2) Cicogna. Inscrizioni Veneziane. Volume VI
FOTO: Alfonso Bussolin. Quest'opera viene distribuita con Licenza Creative Commons. Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 4.0 International.
















































































