Apostolo Zeno (1668-1750), librettista e letterato veneziano

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Salizada Santa Giustina. Sestiere di Castello

Apostolo Zeno (1668-1750), librettista e letterato veneziano

In Salizada de Santa Giustina, parrocchia di Santa Ternita, e precisamente nella casa attigua al Palazzo Contarini detto “dalla Porta di Ferro” nasceva l’undici gennaio 1668 Apostolo Zeno; moriva in una casa presso il Ponte de la Calcina nella contrada di Sant’Agnese l’induci novembre 1750 nella tarda età di ottantadue anni “da replicati colpi di paralasia“.

Non era patrizio: il padre Piero faceva il medico, la madre Caterina Savastò discendeva da un’antica famiglia della colonia veneta di Candia e il figlio istruito nel seminario ducale di San Nicolò a Castello, seminario dei chierici destinati all’ufficiatura della basilica di San Marco, presto si distinse nello studio tanto da comporre a sedici anni un poemetto intitolato “L’incendio veneto“, traendone il soggetto da un gravissimo incendio scoppiato il due giugno 1684 in Barbaria de le Tole a San Giovanni e Paolo che aveva recato un danno di circa due milioni e la morte di cinque persone.

Non ancora trentenne era già provetto scrittore, d’ingegno robusto e di grande erudizione fondò “Il Giornale dei letterati” e l’accademia degli “Animosi“, e poi si dette ai drammi musicali, tanto cari ai Veneziani, sostituendo il vero all’inverosimile e all’insulsaggine la naturalezza dell’intreccio e la eleganza della forma.

L’imperatore d’Austria Carlo VI lo volle alla sua corte come poeta cesareo e lo Zeno vi andò, ma nel viaggio presso Pontebba si ribaltò la vettura, egli si ruppe la gamba destra e dovette, in una misera osteria, guardare il letto per quasi due mesi. Giunto finalmente a Vienna fu accolto festosamente e vi stette tredici anni ammirato, lodato, applaudito.

Ritornò a Venezia nel 1731 lasciando a Vienna quale suo successore il Metastasio, ma ebbe dall’imperatore per tutta la vita il titolo di poeta cesareo e l’appannaggio annuale di quattromila fiorini con la sola condizione di comporre ogni anno un oratorio.

Apostolo Zeno è celebre come letterato di fama, storico profondo, poeta elegante, ma pochi lo conoscono quale uno dei grandi numismatici e bibliofili del Settecento.

Unico documento che ci rimane a tale riguardo è il suo testamento conservato nel nostro Archivio di Stato negli atti rogati dal veneto notaio Emilio Velano al quale veniva consegnato dallo Zeno il 18 ottobre 1747.

Da esso si apprende che un anno prima lo Zeno aveva venduto, forse per timore che dopo la sua morte andasse dispersa, la presiosa raccolta di tutte le sue medaglie antiche, greche, romane e barbare, “in numero di diecimila settecentosettantotto di varie grandezze e metalli, cioè d’oro, d’argento, di bronzo, di rame“, ricavando dalla vendita fatta “ad un nobilissimo personaggio in Germania, il quale desiderava, e vuole starsene per ora nascosto ed ignoto“, la somma di dodicimila e cinquecento ducati.

Così pure dispone per la sua famosa biblioteca ricca di codici, di libri, di cimeli: “Avendo io in tutto il corso della mia vita, raccolta e unita con sommo dispendio, studio e fatica, una non piccola, né dispregevole Libreria, ho desiderato, e maturamente stabilito, di lasciarla in mano di chi ne conosca il prezzo, e sappia farne buon uso, né permetta che ella vada, come suol farsi di somiglianti tesori, miserabilmente distrutta, e dispersa“. E quindi stabilisce “sia data e consegnata senza alcuna riserva” ai reverendi Padri Domenicani dell’Osservanza sulle Zattere, ma, diffidando forse dei suoi esecutori testamentari, volle egli stesso prima di morire far la consegna dei suoi preziosi codici, libri ed opuscoli chiusi in più di duecento e cinquanta grandi casse.

La somma ricavata dalla vendita del medagliere, vendita fatta al tedesco Giovanni Giorgio abate dei Canonici regolari del Monastero di San Floriano, nell’Austria inferiore, “fu investita nella Venerabile Scuola grande di San Rocco al quattro per cento” è la famosa libreria si trova oggi in gran parte raccolta nella Biblioteca Marciana.

Apostolo Zeno ebbe sepoltura nella nella Chiesa di Santa Maria del Rosario sulle Zattere e sul sepolcro una epigrafe latina ricorda ai posteri il grande erudito veneziano. (1)

(1) Giovanni Malgarotto. IL GAZZETTINO, 18 gennaio 1929

Dall’alto in basso, da sinistra a destra: Salizada Santa Giustina, targa commemorativa posta al civico 782 di Dorsoduro, Campiello de la Calcina, ingresso al civico 782 di Dorsoduro alle Zattere

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FOTO: Alfonso Bussolin. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

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