Nicolò Marcello. Doge LXIX. Anni 1473-1474

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Nicolò Marcello. Doge LXIX. Anni 1473-1474

Prima di eleggere il nuovo doge i correttori della promissione ducale fecero statuire che non fosse più rappresentata la immagine del principe sulle monete, se non che in ginocchio innanzi San Marco; e, fra le altre cose, che il doge dovesse scegliere i suoi servi tra i sudditi della Repubblica, e che né egli né alcuno di sua famiglia potesse intercedere grazia veruna per chicchessia. Con tali condizioni era assunto al trono, il dì 13 agosto 1473, Nicolò Marcello, che contava settantasei anni d’età; uomo di profonda pietà, di pacata indole e di retta giustizia. Il suo esaltamento quindi fu festeggiato grandemente, conducendo la dogaressa sua moglie nel pubblico Palazzo con pompa solenne.

Nel breve tempo del suo ducato la Repubblica si trovò impegnata nella guerra contro il Turco; a cui spingere con alarità stringevasi più sempre col re di Persia. Il quale, ottenuta da prima vittoria, veniva quindi sconfitto nel luglio 1473; ma non pertanto metteva ogni sforzo per tornare in campo, nel mentre che la Repubblica ordinava a Pier Mocenigo di operare virilmente con la flotta, ed instava, però inutilmente, presso i principi d’Europa, affinchè accorressero ad oppugnare quel comune nemico. Infrattanto gli Ottomani si volsero ad assediare Scutari, alla cui difesa vegliava l’invitto Antonio Loredano. Tremendo fu l’assalto dato dai Turchi a quella città il dì 28 luglio 1474, ma si valorosamente fu respinto dal Loredano, quantunque con impari forze, che dovettero i barbari, dopo incalcolabili perdite, ritrarsi. Il tenore di quella difesa, come dei falti che la precedettero e susseguirono, legger potrannosi nella illustrazione della Tavola CXLIX, recante la incisione del dipinto di Paolo Caliari che la rappresenta, locato nel soppalco della sala del Maggior Consiglio.

In quel mentre maneggiavasi e conchiudevasi una lega, per la quale Venezia, Firenze e il duca di Milano confermavano la pace di Lodi del 1454; lega che durar doveva venticinque anni e più a beneplacito delle parti, per la conservazione e difesa degli Stati d’Italia contro chiunque osasse assalirla, invitando anche il Papa e il re di Napoli ad aderirvi, e serivendosi altresì al duca di Borgogna per la lega generale contro il Turco.

Le cose di Cipro, dopo la morte di re Jacopo, per le mene di Carlotta, moglie di Luigi di Savoja, andavano a male: imperocché, tramatasi congiura fra quegli isolani, alla cui testa erano l’arcivescovo, li conti di Tripoli e del Zaffo, il contestabile e Rizzo da Mario napoletano, per cui la notte 14 novembre 1473, levatisi a tumulto, uccisero il medico della regina Cornaro, il di lei zio Andrea e Marco Bembo suo nipote, sicché fu duopo che Pier Mocenigo ivi accorresse con la flotta e domasse quei rivoltosi, li dannasse a morte e ripristinasse così l’ordine turbato in quell’isola.

Poco poi suonava pel doge Marcello l’ultima ora, morendo egli il primo dicembre 1474, e, dopo gli onori funebri ottenuti nel tempio dei Santi Giovanni e Paolo, in cui disse le sue lodi Ermolao Barbaro, lodi che abbiamo alle stampe, veniva tumulato nell’isola di Sant’Andrea della Certosa, nel luogo detto Galilea, dove si seppellivano quei monaci, nella tomba che vivo si avea fatto porre egli stesso. I pietosi di lui fratelli però gli eressero, in seguito, nella chiesa di Santa Marina, un monumento nobilissimo, che venne trasportato nel tempio ora detto dei Santi Giovanni e Paolo, dopo che nel 1810 fu quella chiesa soppressa, e poscia distrutta.

Al tempo del nostro doge, cioé nel 1474, fu instituito il Magistrato dei tre Savi sopra-conti, al quale magistrato s’impose il carico di rivedere i conti dei governatori delle pubbliche entrate, e, con l’andare degli anni, l’esame dei conti dell’armamento dei legni da guerra. Per la vittoria riportata a Scutari sopra gli Ottomani, il Senato decretava, il dì 7 settembre dell’anno stesso, la erezione dell’ospitale detto di San Nicolò di Castello, per dar ricetto a vecchi marinai poveri ed infermi, del quale ponevasi poi la prima pietra il dì 7 aprile 1476; ospitale, che, unitamente alla chiesa, veniva demolito poco dopo il 1801, per dar luogo ai pubblici giardini. Veniva anche rinnovata la chiesa di San Pier martire di Murano a motivo dell’incendio che la distrusse, nel 1474, e fondata, nel 1473, la chiesa dei Gesuiti, per la quale fabbrica il doge elargì denaro e lasciava ricchi addobbi.

Il breve che svolgesi intorno al ritratto del Marcello, dice, con poca diversità dal Sanudo e dal Sansovino, i quali in luogo di Turcis, scrivono Teucris:

ME POPVLI PIETAS ET OPES EXPONERE MOVIT,
ET VITAM CIVES COLUI, SCODRAMQVE RECEPI,
OBSESSAM TVRCIS, SERVAVI IN PACE LATINOS. (1)

(1) Il Palazzo Ducale di Venezia Volume IV. Francesco Zanotto. Venezia MDCCCLXI

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FOTO: Alfonso Bussolin. Pubblicazione riservata. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

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