Ponte San Severo, sul Rio de San Severo

0
969
Ponte San Severo, sul Rio de San Severo - Castello

Ponte San Severo, sul Rio de San Severo. Zalizada Zorzi – Campo San Severo

Ponte in pietra; struttura in mattoni e pietre, balaustre in ferro ad archi e volute. Restaurato nell’anno 1992.

SAN SEVERO (Ponte, Rio, Fondamenta, Campo). La chiesa di San Severo si vuole eretta dalla famiglia Partecipazia nell’820. Era sotto la dipendenza delle monache di San Lorenzo,
ed indarno più fiate tentò di emanciparsi. Divorata dalle fiamme nel 1105, fu riedificata, e più tardi ristaurata. Si ufficiava da 4 cappellani, i quali avevano cura delle anime uno per settimana. Nel 1808 venne chiusa; servì per qualche tempo a ricovero dei lavoranti della Casa d’industria di San Lorenzo, e poi ad officina di falegname. Finalmente nel 1829 atterrossi, e sopra la sua area si eressero le carceri politiche.

Assai nominata nelle antiche carte è la Battuta di San Severo, che, secondo alcuni, prese il nome dal battere che facevano le onde sopra un argine vicino, ma, secondo altri, dal concorso del popolo solito a frequentare questo sito per portarsi ai mercati di Olivolo o Castello, essendo un tempo stretta ed incomoda la Riva degli Schiavoni.

Narrano le cronache che presso la chiesa di San Severo si ritirò con la moglie Giustiniano, figlio del doge Angelo Partecipazio, reduce da Costantinopoli, quando, sdegnato con il padre, che aveva eletto compagno al trono il figlio minore, non volle abitare nella ducale residenza.

In parrocchia di San Severo vi era la casa dell’architetto Calendario nella quale venne arrestato, avendosi reso complice del doge Marin Faliero.

Per una singolare coincidenza poi abitava nella medesima parrocchia la vedova del Falier. Ciò è provato dall’estimo del 1379, e dal testamento della Falier, fatto il 14 ottobre 1384, e consegnato il 18 marzo 1385 al notajo Pietro Spirito. Esso incomincia: Io Aluyca Falier da qua indriedo dogaressa de Veniexia, relicta de misser Marin Falier da qua indriedo doxie di Veniexia, nasvda dal nobel homo misser Nicolò Gradenigo, al presente abitatrise in la contrada di S. Sovero ecc. Questo testamento (donde apprendiamo che la Falier non era uscita, come fin qui si stimava, da casa Contarini, ma da casa Gradenigo) è quello che si crede ritenuto valido e pubblicato, poiché gli Avogadori di Comun, a petizione di Giorgio Giustinian e di Nicolò Contarini, che si dichiararono danneggiati, annullarono un altro testamento posteriore, che la Falier, già scema di mente, aveva consegnato nel 1387 al notajo Leone, quantunque i medesimi Giustinian e Contarini avessero tentato di far annullare anche il testamento dello Spirito, e di far dichiarare valido soltanto un altro testamento anteriore del notajo Guglielmo de Chiarutis. Vedi quanto scrisse il ch. commendatore Bartolammeo Cecchetti nel Vol. I dell’Archivio Veneto. Qui aggiungiamo che nel codice della raccolta Cicogna 2929, intitolato: Registro di testamenti che si consertavano nella Cancelleria Inferiore, se ne trova registrato uno di D. Alvisa Falier Ser.ma Dogaressa in atti di Pietro Grifonio con l’anno 1394.

In Campo di San Severo, alla destra del Ponte, sorge il palazzo Priuli, ove abitò lungamente Giacomo Palma il Vecchio. Il Sansovino nella sua Venezia, dopo aver descritto altri palazzi di questi contorni, soggiunge: Et vicino al ponte, dalla destra, è quello di Francesco de Priuli Procurator di S. Marco, dove si conservano pitture illustri di Giacomo Palma il Vecchio, il quale, favorito da questa casa, non solamente fu trattenuto da lei, ma vi alitò lungamente, e l’ornò di quadri singolari. Il palazzo di cui si parla venne fondato da Giovanni Priuli q. Costantino q. Lorenzo, morto nel 1456. In parrocchia di San Severo morì Francesco Alunno da Ferrara, matematico provvigionato dalla Veneta Signoria, ed autore della Fabbrica del Mondo, nonché di altre opere. Si legge nei Necrologi Sanitari: 1556, XI. Novembre. M. Pre Francesco Alunno della Scuola della Procuratia provvisionato, ammalato di febre, in nota ai 2 di ottobre | S. Severo. L’Alunno abitava in una casa delle monache di San Lorenzo, che esse gli avevano dato a pigione il 12 ottobre 1553 per annui ducati venti.

In parrocchia di San Severo, ove abitava, pagò il tributo alla natura il 17 febbrajo 1586 (M. V. 1585) Gio. Batta. Peranda, filosofo e medico insigne: Eccone l’annotazione mortuaria: Addi 17 feb. 1585. L’ecc.to M. Gio. Batta. Peranda fisico da sette ferite già g.ni 22, d’anni 52 | S. Severo. Egli veramente aveva riportato tali ferite la sera del 22 gennajo 1586, mentre ritornava dalla visita di un ammalato, al Ponte della Madonna di San Lorenzo (ora dei Greci) per opera di Alvise Foscarini q. Nicolò, che il 29 del mese medesimo venne bandito da Venezia. La moglie Laura Foscarini eresse al Peranda un monumento in chiesa del Santissimo Sepolcro, con busto, opera del Vittoria, oggidì trasportato nel chiostro del Seminario della Salute.

Vi morì pochi anni dopo Giuseppe Zarlino, maestro della Cappella di San Marco, in un’altra casa delle monache di San Lorenzo. Adì 4 Febraro 1590. È morto il R.do M.° p. Isepo Zarlin capelan de S. Severo, de ettà d’ anni 69, amalato de mal de gotta et catarro da mesi tre. Ed in margine: M. de Cap. de S. Marco (Necrologio parrocchiale). Lo Zarlino, nato a Chioggia nel 1517, passò nel 1531 a Venezia, ove percorse la carriera ecclesiastica. Discepolo dell’insigne Adriano Willaert, venne eletto nel 1565 a maestro della Cappella di San Marco. Presiedeva ai concerti musicali che si davano in casa del Tintoretto, e Manetta, figliuola del Tintoretto, ne studiava ed eseguiva le composizioni. Il Caffi lo chiama Apostolo della Musica.

In capo della Fondamenta San Severo, e precisamente nel palazzo al N. C. 4230, corrispondente al N. A. 5136, nacque il veneto patrizio Pietro Vito Ottobuono, assunto il 6 ottobre 1689 al soglio pontificio sotto il nome di Alessandro VIII. Abbiamo nei libri battesimali della parrocchia: Adì 22 Aprile 1610. Piero e Vito f. del cl.mo s. Marco Ottobon e della cl.ma signora Vittoria, sua leg.ma consorte, fu battezzato da me Paolo Bozi capellano. In una stanza del palazzo si legge la seguente memoria incisa in pietra nera a caratteri d’oro: Alexander VIII Pont. Max. Marci Othoboni Et Victoriae Torniellae Filius In Hoc Sacello Natus Anno MDCX Die XXII Men. Apr. Imposito Petri Viti Nomine Assumptus Ad Pontificatum An. MDCLXXXIX Die VI Men. Oct. Decessit An. MDCXCI Die Prim. Men. Feb. Marco, padre del pontefice, unitamente ai proprii fratelli Pietro ed Antonio, aveva comperato il suddetto palazzo, con istrumento 23 luglio 1597, in atti Fabbrizio Beaziano, da Troilo e Sartorio frat. Altan, fabbricatori e negozianti di panni, i quali poco tempo prima, con istrumento 11 agosto 1594, in atti Federico e Giovanni Figolino, l’avevano acquistato dalla famiglia Donà, a cui, fino da tempi antichi, apparteneva, come poteva scorgersi dai due scudi gentilizi, fiancheggianti il bassorilievo della porta, che ora sono scalpellati, ma che rappresentavano lo stemma Donà, e che si scorgono incisi nelle Curiosità del Grevembroch, da noi altrove citate. Il palazzo medesimo, che ai nostri tempi dagli Ottobuoni passò nella chiesa di San Zaccaria, e che recentemente venne demaniato, fu la sera del 2 settembre 1726, sì all’interno che all’esterno, splendidamente illuminato per ordine del cardinale Pietro Ottobuoni, pronipote di papa Alessandro VIII, che, venuto a Venezia, fece cantare una Pastorale nel sottoposto Rio di San Severo.

Per ultimo, in questa stessa contrada cessò di vivere Vincenzo Scamozzi il 7 agosto 1616. Egli nel principio del suo testamento disse di farlo nel letto, in casa di mia abitazione, in contrà di S. Severo. (1)

(1) GIUSEPPE TASSINI. Curiosità Veneziane ovvero Origini delle denominazioni stradali di Venezia. (VENEZIA, Tipografia Grimaldo. 1872).

Print Friendly, PDF & Email

FOTO: Alfonso Bussolin. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

Lascia una risposta

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.