Ponte di San Trovaso sul Rio de San Trovaso

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Ponte San Trovaso nel Rio de San Trovaso - Dorsoduro

Ponte di San Trovaso sul Rio de San Trovaso. Fondamenta Toffetti – Fondamenta Priuli

Ponte in pietra; struttura in mattoni e pietre, balaustre in ferro ad archi gotici sostenute da colonnine in pietra d’Istria.

SANTI GERVASIO e PROTASIO (Parrocchia, Campo, Rio). Sembra che la chiesa dei Santi Gervasio e Protasio, vulgo San Trovaso, sia stata fondata nei primordi di Venezia, e subito dichiarata parrocchiale. Nel 1028 stava per cadere, per cui nello stesso anno venne rifabbricata dalle famiglie Barbarigo e Caravella. Fino dai più remoti tempi era soggetta a due superiori ecclesiastici, cioè al patriarca di Grado, ed al vescovo Olivolense. I litigi che nascevano diedero origine nel 1041 ad un concordato, per cui l’elezione e l’investitura del vicario (così allora si chiamava il pievano) doveva appartenere ad ambedue i prelati, e ad ambedue parimente doveva l’eletto prestar giuramento di fedeltà ed obbedienza. Perì poi la chiesa dei Santi Gervasio e Protasio nell’incendio del 1105, e si rinnovò tosto dopo splendidamente. Senonché nella notte fra 1’11 e il 12 settembre del 1583 improvvisamente precipitò. Fu collocata la prima pietra del nuovo tempio nel giorno 26 luglio 1584, e nel breve giro di setto anni si condusse a termine la fabbrica, che venne poi consacrata il 25 luglio 1657 da Pietro Rossi vescovo d’Ossero. Comunemente se ne crede architetto il Palladio, quantunque alcuni, non senza fondamento, abbiano qualche dubbio sulla verità di questa asserzione.

Il circondario della parrocchia dei Santi Gervasio e Protasio acquistò maggior estensione nel 1819 con l’aggiunta di quasi tutto quello della parrocchia di San Basilio allora soppressa, e di alcune contrade dell’altra ancor superstite dell’Angelo Raffaele.

In parrocchia dei Santi Gervasio e Protasio abitava nel 1355 quel Bertuccio Israello, paron de nave, e suocero dell’architetto Calendario, che, sdegnato contro Giovanni Dandolo pagatore alla Camera dell’Armamento, si rese complice di Marin Faliero. Egli era Bertuccio di nome, ed Israello, od Isdraello, di cognome, e non viceversa, come finsero i romanzieri, i quali a soprassello hanno scritto falsamente che il medesimo fungesse la carica di Ammiraglio dell’Arsenale, e che in un alterco con un patrizio riportasse uno schiaffo, per cui ricorresse al doge Marino, avendone la risposta: «Che vuoi che ti faccia? A me pure venne resa sì poca giustizia!» Quest’avventura si riferisce invece, secondo la maggior parte delle cronache, a Stefano Giazza, detto Girello, che allora veramente era Ammiraglio dell’Arsenale, e che, per l’onta sofferta, entrò pur egli nella nota congiura.

Nella parrocchia medesima morì nel 1554 la celebre poetessa Gaspara Stampa. 1554 23 Aplis. M.a Gasparina Stampa za 15 zorni am.a S. Trovaso. Così sta scritto nei Necrologi del Magistrato alla Sanità. Gaspara Stampa nacque in Padova da nobile famiglia Milanese nel 1523. Tradottasi a Venezia, arse d’amore per Collaltino dei conti di Collalto, e dapprincipio fu corrisposta, ma poi da lui negletta, cessò di vivere, straziata, come suona più concorde la fama, dall’angoscia nell’anno 31 della sua età. Essa ci lasciò un canzoniere il quale, se cede in eleganza a quelli degli altri poeti contemporanei, li supera tutti nel candore e nell’affetto. Per questa poetessa vedi specialmente l’Anello di Sette Gemme di Luigi Carrer.

Ai Santi Gervasio e Protasio venne pure, secondo il Boschini, fondata nel 1670 l’Accademia dei Filateti da un gentiluomo Veneziano, il quale destinò il piano terreno della propria casa affinché gli artisti colà si radunassero a disegnare il nudo, e le plastiche che egli faceva gettare sulle statue antiche. Vi concorrevano anche nei giorni festivi i professori dello scienze e dell’arti per ragionare di pittura, prospettiva, ottica, architettura, e geometria. (1)

(1) GIUSEPPE TASSINI. Curiosità Veneziane ovvero Origini delle denominazioni stradali di Venezia. (VENEZIA, Tipografia Grimaldo. 1872).

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FOTO: Alfonso Bussolin. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

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