Pietro I Candiano. Doge XVI. Anni 887-887

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Pietro I Candiano. Doge XVI. Anni 887-887

Raccoltasi l’assemblea nazionale, il dì 17 aprile 887, unanimemente elesse a doge Pietro I Candiano; il quale recatosi a palazzo ove tuttavia stavano i dogi cessati affine di onorarli e di confortare l’infermo Giovanni, fu accolto da questo ultimo lietamente, e ricevette dalle sue stesse mani i distintivi del potere.

Le sempre rinnovantesi correrie sul mare degli Slavi Croati lo chiamarono tosto a por mano alle armi. Allestita quindi una flotta, l’avviò verso Narenta; ma qual si sia stata la causa nessun fatto decisivo si operò contro quei barbari, sicché l’armata ritornava senza fruttò nel porto. Il Candiano però, di maschi spiriti e guerrieri, non tennesi pago; laonde nel susseguente mese di agosto, equipaggiate dodici navi, vi sali egli stesso avviandosi verso le coste dalmatiche. Giunto a Mucole, o monte degli Slavi, non lungi da Zara, il dì 18 settembre, e superando la resistenza dei nemici, sbarcava, e respingendo sempre l’oste avversaria, ne fece orrida strage. Ritornando quindi il doge con pochi dei suoi presso il mare, si trattenne colà aal fine di distruggere cinque legni da coloro abbandonati. II circostante paese boschereccio e montuoso diede modo ai fuggitivi di rimpiattarsi tra le macchie e nelle grotte, a spiare le mosse dei nostri.

Laonde, scorto il momento propizio, sbucarono impetuosamente e circondarono d’improvviso il doge; al quale non valse la disperata difesa, ché chiuso da ogni lato, il soverchiato dal numero dei nemici, cadde coi suoi mortalmente ferito, lasciando per la patria, in suolo straniero, la preziosa sua vita. I pochi rimasti, involatisi alla ferocia dei vincitori, che poderosissimi erano venuti alla riscossa, si ricondussero a Rialto.

La pietà di Andrea Tribuno sottrasse la salma del duce estinto, la quale ebbe tumulo in santa Eufemia di Grado.

La morte di Pietro I Candiano, nell’anno quarantesimoquinto dell’età sua e dopo cinque soli mesi di governo, fu vero lutto per la nazione. Imperocché la sua insigne pietà, la liberalità sua ed il suo audace e bellicoso carattere, avevano innalzato lo spirito della nazione a certa speranza di conseguire gloria durevole. In tanta jattura parve miglior consiglio provvedere al trono ducale, richiamando Giovanni Partecipazio. Ed egli, dopo di avere a lungo resistito alle calde sollecitudini del popolo tutto, acconsentì di riassumere le insegne ducali, considerando che, in tanto commovimento degli animi per la toccata sconfitta, era duopo ricomporre le cose, e provvedere in modo onde gli antichi partiti non sorgessero nuovamente a turbare l’interna pace.

Ed allorché vide la nazione tranquilla, e ristabilito l’ordine e l’armonia, il che fu appena trascorsi sette mesi, procurò ad ogni modo che si devenisse alla scelta di un nuovo doge; il che accaduto, si ritirò un’altra volta nei propri lari, ove alcun tempo dopo passava a miglior vita, amato, riverito e pianto da tutti.

Il ritratto dell’infelice doge Pietro I Candiano posa in destra mano sulla seguente leggenda, che fu rapportata con qualche diversità dal Sansovino:

DVM ADVERSVS NARENTANOS, MANVS FORTITER CONSEDEREM,
INTER MICANTIA ARMA, PRO PATRIAE PIETATE VIRILITER CECIDI. (1)

(1) Il Palazzo Ducale di Venezia Volume IV. Francesco Zanotto.  Venezia MDCCCLXI

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FOTO: Alfonso Bussolin. Quest'opera viene distribuita con Licenza Creative Commons. Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 3.0 Italia.

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