Il monumento al doge Sebastiano Venier nella Chiesa dei Santi Giovanni e Paolo, e altri monumenti dell’eroe di Lepanto
Nacque Sebastiano Venier da Mosè, e fino dalla sua giovinezza si dimostrò eloquentissimo tra i migliori dell’età sua, sicché, sostenute da prima alquante cariche, passò a Brescia, nel 1562, come Capitano, e con la sua prudenza e facondia, compose alcune differenze insorte a cagion dei confini coi Cremonesi. Due anni appresso, fu uno dei senatori deputati ad appianare altre differenze nate per la cagion stessa dei confini nella Carnia, ove per tale effetto tornava, nel 1507.
Nel 1568 fu spedito, con molte milizie, Provveditore a Corfù onde munire quell’isola per sospetto dell’armi ottomane. Fu quindi, al dire del Cappellari, Avogadore di comun, Savio grande, Consigliere e Provveditore generale sopra le fortezze; conseguendo poi la stola procuratoria de ultra, il dì 15 maggio 1570, in luogo di Luigi I Mocenigo, eletto doge.
Passò indi di nuovo Provveditore generale a Corfù, ove instituì la cavalleria leggera, ed espugnò il castello di Sopotò. L’anno appresso si recò nella stessa qualità in Candia, e colà essendo, fu eletto Capitan Generale di Mare, ed a merito suo principalmente si conseguì la famosa vittoria alle Curzolari, in cui rimase ferito di freccia in un ginocchio.
Ritornato in patria nel 1573, fu il suo ritorno un vero trionfo. Perché, incontrato da cinquanta senatori, e smontato al molo, veniva accolto dai patrizi fra le esclamazioni giulive del popolo, nel mentre lo precedevano le turche spoglie e le conquistate bandiere e le armi ed i prigionieri. Egli, vestito con le assise proprie dei generali supremi, procedeva maestoso, tra la moltitudine occorrente, e giunto alla porta della basilica di San Marco, gli si fece incontro il doge Luigi Mocenigo, col Senato, rallegrandosi con lui del felice suo arrivo e della conseguita vittoria. Assistette dappoi ai sacri misteri, celebrati con la più splendida pompa, portandosi poi alla sua dimora.
Nella venuta a Venezia del re Enrico III di Francia, fu il Venier uno fra i quattro destinati a portargli l’ombrello; e nel 1575 era Savio del consiglio, infine, dopo la morte di Luigi Mocenigo, fu elevato alla suprema dignità della patria. Ebbe a moglie Cecilia Contarini q. Natale, la quale non poté coronarsi dogaressa, atteso l’incendio accaduto nel Palazzo ducale.
La di lui fama guerriera fu si diffusa, che l’arciduca Ferdinando, co. del Tirolo, amando raccogliere nel suo castello d’Inspruch le armature dei grandi re e dei capitani famosi, chiese alla Repubblica, nel 1577, col mezzo degli ambasciatori straordinari inviati all’ imperatore Rodolfo II, Giovanni Michiel e Leonardo Donato, l’armatura del nostro Sebastiano, che, secondo nota il Sansovino, gli fu spedita.
Domato dagli anni Sebastiano Venier passava a miglior vita il dì 3 marzo 1578, veniva sepolto nella Chiesa di Santa Maria degli Angeli a Murano.
Il ritratto del Venier si vede espresso da Paolo Veronese, nel dipinto raffigurante il Salvatore in gloria, collocato sul trono ducale, nella sala del Collegio, e si vede pur anche il suo busto in fino marmo, scolpito da Alessandro Vittoria, sull’interna porta che mette nelle sale dell’Armamento, un’iscrizione sull’architrave dela porta riporta la seguente scritta: “SEBASTIANO VENERIO PRINCIPI INVICTISS / NAVALI VICTORIA AD ECHINA DAS CLARISS / LEONARDVS MOCENICVS / HVIVS ARMAMEN PRAEFECT P C / ANNO CIƆ IƆC VIHI”. (1)
Nelle stesse sale vi è un altro busto in bronzo, opera dello scultore Tiziano Aspetti, che su una lastra di rame fissata al piedestallo, riporta: “SEBASTIANVS VENIERO / VENEATE CLASIIS IM / PERATOR QUI APUD / ECHINADAS TVRCAR / CLASSE DISIECTA OB / PRAECLARAM VlCTO / RIAM MIRO TOTIUS / REIPUBLICAE CONSEN / SU MERITO POSTEA / DUX ELECTUS / SEPTIMO OCTOBRIS 1571”.
Nella Chiesa dei Santi Giovanni e Paolo vi è una statua in bronzo opera di Antonio Dal Zotto, su una targa a fianco della scultura è riportata la seguente scritta: “SEBASTIANI VENIER / VENETAE CLASSIS PRAFFECTI / PROLIFICATORVM AD ECHINADA INSVLAS TVRCARVM / GLORIA ILLVSTRIS / DEINDA PAVCOS HEV MENSES VENETORVM PRINCIPIS / ALIORVMQVF EIVS GENTILIVM OSSA / MVRIANENSIVM BENICNITATE / INDE EX AEDE S MARIAE ANGELORVM TRANSLATA / MVNICIPII VENETIARVM CONSVLTO / CONSTITVTAE AD HOC SOCIATATIS AVSPICIA PROSEQVENTE / HEIC IN PACE CHRISTI SITA SVNT / IO BAPT PRONEP MAGNAM LARGIENTE IMPENSAE PARTEM / INSIGNI VERO STATVA / AERIS PRETIO A R CONSILIO REI MARIT PROCVRANDAE SOLVTO / GRATVITO ANT DAL ZOTTO SCVLPTORIS OPERE / INVICTO DVCI POSITA / AN M CM VII”.
Un’altro busto del Venier si trova nell’atrio del Palazzo Loredan, nel Panteon Veneto, una collezione storica di busti e medaglioni rappresentanti quasi esclusivamente uomini veneti insigni. (2)
(1) Il Palazzo Ducale di Venezia Volume IV. Francesco Zanotto. Venezia MDCCCLXI
(2) ConoscereVenezia
Da sinistra a destra, dall’alto in basso: stemma della famiglia Venier; interno della Chiesa dei Santi Giovanni e Paolo; busto di Sebastiano Venier, opera di Alessandro Vittoria nelle Sale dell’Armamento; statua di Sebastiano Venier, opera di Antonio Dal Zotto (1907), nella Chiesa dei Santi Giovanni e Paolo; busto di Sebastiano Venier, opera di Lorenzo Larese Moretti (1873); busto in bronzo di Sebastiano Venier, opera di Tiziano Aspetti, nelle Sale dell’Armamento; busto di Sebastiano Venier, opera di Alessandro Vittoria nelle Sale dell’Armamento; statua di Sebastiano Venier, opera di Antonio Dal Zotto (1907), nella Chiesa dei Santi Giovanni e Paolo.
FOTO: Alfonso Bussolin. Quest'opera viene distribuita con Licenza Creative Commons. Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 4.0 International.
















































































