Statue sul muro di cinta del Seminario Patriarcale

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Statue sul muro di cinta del Seminario Patriarcale

Statue sul muro di cinta del Seminario Patriarcale

Sul muricciolo che lo congiunge alla basilica si notano quattro statue, di Orazio Marinali (sec. XVIII), già sull’altare maggiore della soppressa Chiesa delle Vergini (Castello) e il Salvatore opera probabile di Giulio Dal Moro. (1)

Seminario Patriarcale. Seminario Patriarcale. Alla cura di tempio si magnifico il Senato destinò i padri della Congregazione di Somasca, i quali posero ogni studio, perché la casa loro corrispondesse alla splendidezza della chiesa, e decorasse insieme il gran Canale, il Longhena ne diede il disegno: e nel giorno 17 febbraio 1670 il patriarca Gian Francesco Morosini pose la prima pietra. Ricca libreria avevano i Somaschi, ricordata tra le celebri dal Coronelli, la quale andò dispersa nella soppressione dei contenti del 1810. Rimasto vuoto allora si bello ed ampio locale, il patriarca Milesi l’ottenne da Francesco I imperatore d’Austria, per collocarvi in esso il diocesano Seminario. Era esso in San Cipriano di Murano; e di là nel 1847 fu  trasferito, ove con molto amore il clero Veneziano viene educato alla pietà, alle sacre scienze ed alle lettere amene, uno dei migliori e più sodi istituti di educazione delle nostre provincie. Vissero qui fra i Somaschi il Dantesco e pio Leonarducci, il Sentinelli, lo Stellini, lo Zorzi, poscia cardinale e arcivescovo di Udine, il Pujati, il Rodo, il Seffer, il Moschini, ai quali due ultimi deve questo luogo il suo principale splendore. Ai tempi nostri insegnarono qui le teologali discipline, fra altri dottissimi uomini, innanzi di essere innalzati ad  eminenti dignità ecclesiastiche, lo Zurla, lo Squarcina ed il Trevisanata. Corrispondente alla porta d’ingresso del Seminario avvene altra sul campo di pari simmetria, che mette all’oratorio.

I cavalieri teutonici, antichissimo ordine militare, in questa località fino al secolo XV, tennero le loro case ed una chiesa, alla santissima Trinità dedicata. Decaduta questa sacra milizia dal primiero suo lustro, nel murare il tempio della Salute, e poscia l’edificio dei Somaschi, la chiesa della Trinità fu atterrata. Ma per memoria di essa, si costruì l’oratorio presente, conservandovisi l’antichissima sua dedicazione alla Triade santissima. Oggidì, abbellito tutto intorno di pregevoli sculture, e postovi elegante altare, serve ad uso privato del seminario.

Salvate dal demolito San Geminiano (non mai abbastanza rimpianto!) qui si deposero le ossa di Jacopo Sansovino: e qui, pel loro effetto a questo luogo, vollero essere tumulati i patriarchi Milesi e Monico, ed il benemerito canonico Moschini.

Non vi ha lato delle pareti dei magnifici chiostri, ove tu non vegga oggetti d’arte e d’antichità, lapidi storiche e sepolcrali, serbate da quella miseranda catastrofe di chiese e di cenobi distrutti. Cosi ogni muro di questo dotto recinto è libro aperto all’occhio erudito, all’antiquaria, all’artista. Lapidi romane stanno poi rimbucate nei sotterranei del tempio della Salute, per mancanza di luogo migliore: ove temiamo, che l’invida salsedine possa farne scomparire i caratteri preziosi. Salita la scala maestosa, ecco nei corridoi un’altra lezione agli occhi parlante: una raccolta numerosa di ritratti quasi tutti a bulino, rappresentanti dotti e benemeriti italiani, specialmente ecclesiastici, i quali colle brevi biografie sottoposte sembra che invitino all’esempio di tanta loro dottrina e virtù. Il Moschini, in cotal luogo, non poteva ideare migliore e più utile scuola! ne approfitterà dessa la gioventù quivi raccolta: o forse, vedendole, passerà davanti ogni dì a quelle glorie nostre, e spensierata non le guarderà?

La biblioteca, nell’antica vasta sala collocata, da pochi anni con nuovi scaffali compiuta, è fra le pubbliche, dopo la Marciana, la più numerosa, contandovisi almeno 28.000 volumi. Ricca di opere d’ogni fatta, massime di ecclesiastico argomento, nonché di molti codici pregevoli, venne a formarsi dai lasciti generosi di persone, che qui ne piace ricordare. Eccone i nomi: i patriarchi Milesi e Mornico; i canonici Seller, Rosada, Moschini, Dezaa; i patrizi Calbo-Grotta e Lippomano, gli ecclesiastici De Torres, Pujati, arcip. Mosaico, Alberti e Gallo, ed i signori Antonelli e Gamba. Ma deh! perché cotanto tesoro di rari libri e di codici non si schiude allo studioso, come si fa nella libreria del Seminario Patavino, ore uno o più dotti religiosi sono addetti all’unico ufficio di soddisfare alle altrui ricerche; o illustrano e catalogano e annotano e rovistano. Chiudiamo questi poveri cenni sul Seminario, additando la Pinacoteca di quadri, lasciatagli dall’illustre Federico Manfredini, la quale accresce fama ed ornamento a queste mura venerande.

Giardino del Seminario. Atterrati alcuni magazzini sulle Zattere, e nel 1823 atterrato il piccolo convento e la chiesa dell’Umiltà, che in quest’area vicino al ponte di tal nome sorgeva, con disegno di Alberto Parolini si piantò il giardino a ricreazione degli alunni del Seminario. A quel tempo fu eretta anche l’esterna scalea. Santa  Maria dell’Umiltà fu chiesa dapprima di Gesuiti: dal 1615 fino ai primi anni del secolo nostro la tennero le monache Benedettine della Visitazione di Maria Vergine. (2)

(1) GIULIO LORENZETTI. Venezia e il suo Estuario. (PADOVA, 1977 Edizioni Lint).

(2) BERNARDO e GAETANO COMBATTI. Nuova planimetria della città di Venezia. (VENEZIA, 1846 Coi tipi di Pietro Naratovich).

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FOTO: Alfonso Bussolin. Quest'opera viene distribuita con Licenza Creative Commons. Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 3.0 Italia.

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