Madonna in trono col Bambino e dei confratelli genuflessi, in Campo de la Carità

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Madonna in trono col Bambino e confratelli genuflessi, altorilievo di Campo de la Carità - Dorsoduro

Madonna in trono col Bambino e dei confratelli genuflessi, in Campo de la Carità

Altorilievo in pietra d’Istria raffigurante la Madonna in trono col Bambino incoronata da due angeli, e sovrastante dei confratelli genuflessi. Sopra la Madonna la scritta: “VIRGO MARIA” e il simbolo della Confraternita della carità.

Campo de la Carità.

La chiesa di Santa Maria della Carità, era una fra le più antiche di Venezia, era nei primi tempi di legno. L’anno 1120 il patrizio Marco Zulian offrì tutto il suo avere nelle mani del legato pontificio per erigerla in pietra, insieme ad un convento che nel 1134 accolse alcuni canonici regolari di Santa Maria in Porto di Ravenna, perciò detti Portuensi.

Papa Alessandro III, nel 1177 consacrò questa chiesa, e l’arricchì di indulgenze, perciò sorse il costume che ogni anno il Doge e la Signoria si recassero il giorno 3 aprile a fruire delle medesime. Essendo stato eletto nel 1409 a priore della Carità Francesco Cappello, e vedendo il suo convento quasi disabitato, vi introdusse una colonia di canonici regolari di Santa Maria Frisionaria di Lucca, dei quali in seguito, con il resto dei suoi, abbracciò l’istituto.

Il cardinale Gabriele Condulmer, poi Eugenio IV, diede da abitare ai canonici suddetti il convento di San Salvatore, ma essi, scusandosi con il dire, non essere confacente al loro vivere ritirato un’abitazione posta in mezzo ai tumulti della città, l’abbandonarono, ritornando nel loro pristino asilo.

La religiosa famiglia dei canonici regolari restò soppressa nel 1769 dalla Repubblica, affidandosi in quella circostanza l’uffiziatura della chiesa ad un cappellano. Anche questa però venne chiusa nel 1807 dal Governo Italico, e destinata, unitamente al locale in cui raccoglievasi la Confraternita della Carità, a formare l’Accademia delle Belle Arti.

Il campanile della Carità precipitò il 27 marzo 1744 nel Canal Grande fracassando due case vicine, e scuotendo l’acqua in modo da far balzare sulla strada le gondole del vicino traghetto. (1)

(1) Giuseppe Tassini. Curiosità Veneziane ovvero Origini delle denominazioni stradali di Venezia. Tipografia Grimaldo Venezia 1872

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FOTO: Alfonso Bussolin. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

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