Corte Quartier nella contrada di San Giuliano vulgo San Zulian

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Corte Quartier. Sestiere di San Marco

Corte Quartier nella contrada di San Giuliano vulgo San Zulian

Nella Calle dei Spechieri si trova una breve calle laterale che mette nella corte “di Ca’ Quartier” dove nella seconda metà del trecento sorgeva un palazzo fabbricato dalla famiglia cittadinesca Quartieri venuta da Bergamo nelle lagune alla fine del secolo decimoterzo e composta di ricchi commercianti di seta.

La corte, un angolo caratteristico e quasi sconosciuto di Venezia, è oggi un rettangolo abbastanza vasto, circondato da vecchie case tra le quali il palazzo che conserva ancora non poche tracce della sua nobiltà, ed era un tempo corte di gran passaggio poiché un sottoportico da molti anni chiuso al pubblico, metteva nella vicina Calle de l’Angelo.

Il nome dei Quartieri apparisce nei documenti veneziani per la prima volta nella Mariegola della Scuola della Carità in un tale Zuane Quartieri confratello dela Scuola, il quale per malumori sorti tra lui e alcuni soci, indispettito abbandonò la confraternita e nel luglio del 1372 s’inserisse a quella “di Cristoforo all’orto” regalandola della somma di trenta ducati. Sembra che uno dei caratteri della famiglia fosse in quell’epoca l’irascibilità e difatti nelle “Raspe dell’Avogaria di Comun“, una specie di registro dove si annotavano gli atti e le sentenze giudiziarie, si trova nel 1389, il 24 marzo, una sentenza, contro Marino Quartieridi la contrà di santo Zuliano” che lo condannava a tre mesi di carcere nella prigione Forte del Palazzo Ducale. 

Marino era stato inviato alle nozze del patrizio Donato Michiel di San Canciano con la nobildonna Paulina Corner e la festa era avvenuta nel palazzo della sposa a Santa Ternita, allegro convegno della nobiltà veneziana che cominciò con un suntuoso banchetto e finì in un gran ballo durato finoa unìora di notte.

Tra le dame invitate eccelleva Chiara Salamon, moglie bellissima del patrizio Marco di Santa Maria Formosa, che sabenne invitata due volte a danzare dal giovane Marino rifiutò sempre con una scusa o con l’altra. Incollerito il Quartieri stava per partire quando vide nella sala la nobildonna Chiara che, mettendo un piede in fallo o forse sdrucciolando, era caduta insieme al cavaliere con cui ballava, ed egli pieno di rabbia le gridò: “Ti ropessi el collo!“, con altre parole ingiuriose al suo indirizzo “et a la Ca’ de li Salamoni, quali so tutti cojoni“.

La Quarantia criminale, alla quale venne portata querela da sier Marco Salamon, lo condannava, come fu detto, ma il più curioso della sentenza era che doveva, durante la vita della donna Chiara, transitare per le contrade confinanti a quella dov’era l’abitazione di lei. Così, siccome San Giuliano confinava con Santa Maria Formosa, l’irascibile Quartieri dovette prendersi un alloggio fuori confini proibiti.

Nel 1514 la famiglia Quartieri, che aveva uno dei più famosi negozi in Merceria San Giuliano di drappi d’oro e di sete e il cui commercio prosperava sempre, dette nel suo palazzo, nella corte omonima, due grandi feste; magnifica specialmente la seconda nel maggio, in cui veniva festeggiata l’elezione di un Matteo, figlio di Marco Quartieri, a segretario del Maggior Consiglio.

La corte era tutta pavesata di damaschi, bandiere e arazzi e ognuno che passava era avvicinato da alcuni servitori riccamente vestiti in foggia orientale che gli offrivano ciambelle, e vino e liquori mentre nel palazzo si banchettava allegramente in compagnia di parecchi patrizi amici dela famiglia. Alla sera nella corte canzoni e balli dei popolani della contrada accorsi alla festa, e con signorile larghezza favoriti di dolci, frutta e vino “da li signori dil palazzo Quartieri“.

Nel Seicento la ricchezza della famiglia declinò rapidamente: due fratelli, Iseppo e Girolamo, trascurarono gli afferi e si dettero al gioco, le loro mogli, una Pierina Querenti e una Nicoletta Bernrdi, si dettero al lusso e allo sperpero e la rovina fu rapida, senza remissione.

Il 25 febbraio 1702 moriva l’ultimo rampollo della famiglia Quartieri, un tale Pietro, che per compassione delle monache di San Zaccaria abitava due stanze nel vecchio palazzo degli avi ormai tutto ipotecato a favore di quel monastero per prestiti concessi.

E così finiva questa famiglia lascindo per tradizione alla corte e alla breve calle il suo cognome, famiglia cittadina che rammenta le molte altre che volendo emulare i patrizi nel lusso, nello sfarzo, nelle pompe trovarono con loro una fine miseranda e ingloriosa.

(1) Giovanni Malgarotto. IL GAZZETTINO, 15 febbraio 1931

FOTO: Alfonso Bussolin. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

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