Chiesa di San Severo

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Campo San Severo. Luogo dove si ergeva la Chiesa di San Severo

Chiesa di San Severo. Chiesa demolita

Storia della chiesa

Da Angelo Partecipazio, primo doge in Rialto, furono edificate tra altre le chiese di San Lorenzo levita martire, e di San Severo vescovo di Ravenna, ed appresso questa seconda chiesa si fermò, Giustiniano Partecipazio di lui figlio, allorché ritornato da Costantinopoli intese essere stato dal padre assunto in consorzio della ducale dignità Giovanni suo minor fratello.

Ridotte poi in potere di Orso Partecipazio vescovo castellano, per eredità di Giovanni doge suo padre, ambe queste chiese, ordinò egli morendo, che presso di San Lorenzo fabbricare si dovesse un monastero di monache, nella di cui perpetua giurisdizione rimanere dovesse l’altra chiesa di San Severo.

Fabbricato dunque da Romana sorella del vescovo Orso il monastero, possedettero pacificamente le monache l’unita chiesa di San Severo, già fatta parrocchiale, finché verso il fine del XII secolo alcuni parrocchiani suscitarono ingiuste molestie, negando al monastero i diritti parrocchiali, che fino dalla sua origine con legittimo titolo aveva posseduto. Esposero le Monache al pontefice Urbano III l’ingiusta pretensione, che le aggravava, e per pontificio comando il vescovo di Castello Marco Niccolao, e Giovanni Piovano di San Bartolommeo, istituiti nell’anno 1185 delegati apostolici, costrinsero i litigiosi parrocchiani all’adempimento dei loro doveri, così per le esequie dei defunti, che per ogni altro jus parrocchiale.

Non però desistettero dai loro litigi gli abitanti della parrocchia, desiderosi di levar la loro chiesa dalla soggezione del monastero, onde implorata l’autorità della sede apostolica dall’abbadessa, comandò Innocenzo papa III nell’anno 1197 a Matteo vescovo di Ceneda, che udite le ragioni di ambe le parti, se trovasse giuste le querele delle monache, facesse desistere i loro avversari dalle irregolari loro pretensioni. Decise a favor delle monache nell’anno 1198 l’apostolico delegato, e fu la di lui sentenza confermata, nell’anno 1200 dal lodato pontefice Innocenzo III, che poi per maggior sicurezza delle ragioni del monastero, lo ricevette nell’anno 1214 sotto la protezione della sede apostolica, confermando con amplissimo diploma il giusto possesso della Chiesa di San Severo con le sue pertinenze.

Quantunque però e la sentenza dei giudici delegati, e le replicate apostoliche bolle convalidassero la giurisdizione del monastero, contuttociò ceder non volle l’ostinazione dei parrocchiani, ma coll’appoggio d’alcuni dello stesso clero di San Severo procurarono d’introdur nella chiesa un piovano da loro eletto: di che reso consapevole il pontefice già mentovato Innocenzo III commise al priore di Santa Maria della Carità nell’anno 1215 che con la forza dell’ecclesiastiche censure costringere dovesse i parrocchiani all’ubbidienza della giusta sentenza; rimettendo poi qualunque controversia insorta al giudizio; del vescovo di Jesolo. Ricusata qualunque ingerenza dal vescovo, fu da Onorio III, rimessa primieramente a Gregorio suo cappellano, e poi nell’anno 1217 ad Angelo Barozzi, e suoi colleghi affinché fra due mesi o componessero di consenso delle parti qualunque litigio, o pure ne trasmettessero al pontefice una esatta informazione di tutto. Sortì dopo ciò a favore delle monache sentenza di Marco Niccola vescovo castellano, che dalla suprema autorità di Gregorio IX restò confermata nell’anno 1235.

Si resero tranquille con ciò le cose per qualche tempo, ma nel fine del secolo XIII insorsero i preti della chiesa stessa di San Severo, e pretendendo di essere beneficiati perpetui, ed inamovibili, ricusarono di prestare a qualunque prescrizione dell’abbadessa la dovuta ubbidienza. Ridotta la contesa alla decisione del vicario castellano Marco Belazzini, piovano allora di San Tomà, giudicò egli nell’anno 1391 con definitiva sentenza, che la chiesa di San Severo appartenesse pienamente al Monastero di San Lorenzo, e che il Clero di detta chiesa dovesse per sua superiore riconoscere l’abbadessa, ad a di lei comandi perfettamente ubbidire. Confermò poi questa sentenza il pontefice Bonifacio IX, con suo diploma dato nel giorno 24 giugno dell’anno 1393, né di ciò contento ricevette con amplissimo diploma sotto la protezione della sede apostolica nell’anno 1399 la chiesa e clero di San Severo, esentandoli da qualunque giurisdizione del vescovo castellano, salva però sempre rimanendo ed intera la giurisdizione, che sopra la detta chiesa, e suo clero possedeva giustamente l’abbadessa, e Monastero di San Lorenzo. Avendo poi nella stessa bolla rimesso al patriarca di Grado l’investitura dei beneficiari eletti dall’abbadessa, e ciò riuscendo di ritardo, non men che d’incomodo, ordinò lo stesso pontefice con altro diploma dell’anno 1401, che i beneficiati nominati dall’abbadessa dovessero tosto riconoscersi come istituiti di piena apostolica autorità.

Furono anche per quanto aspetta alla podestà laica confermate, e tutelate le prerogative del Monastero di San Lorenzo sopra la Chiesa di San Severo con un decreto del senato, nato (come si ha per tradizione) nei principi del XV secolo: in memoria di che furono affissi nella facciata esteriore della chiesa stessa sopra le due porte laterali due Leoni, insegna della Repubblica.

Perché però niente mancasse per render perpetuamente stabile e sicura la giurisdizione del monastero, comandò Martino V, nell’anno 1478, con sue apostoliche lettere a Martino vescovo di Modone, che per autorità pontificia, come delegato apostolico, rinnovasse e riconfermasse l’antica sentenza data a favore del monastero stesso nell’anno 1198, da Matteo vescovo di Ceneda, il che fu anche eseguito nel giorno primo di aprile dell’anno susseguente 1429. Avendo poi nello stesso anno ricevute nuove apostoliche commissioni dello stesso pontefice in data 29 maggio, confermò pure con la stessa autorità pontificia l’antica consuetudine dell’abbadessa, e monastero di San Lorenzo di poter eleggere, e rimuovere i cappellani di San Lorenzo senza dipendenza dell’ordinario del luogo.

Dopo ciò Cipriana Michieli Abbadessa essendo nell’anno 1561 col consenso del suo capitolo rimosso uno dei suoi cappellani, impetrò da Pio IV nuovo apostolico diploma nell’anno stesso, col quale restarono nuovamente confermati gli antichissimi privilegi del monastero.

Anche questa chiesa, insieme con tante altre della Città, perì consumata dall’incendio dell’anno 1105, poi rialzata dalle sue ceneri restò consacrata nel giorno 5 di giugno, ignoti essendo gli anni sì della rinnovazione, che della sua consacrazione. Asserisce il Sansovino essere stata questa chiesa anticamente dedicata all’abbate San Gallo: ma ben chiaramente rileviamo dall’esattissima Cronaca del Dandolo, essersi ella fino alla sua fondazione intitolata con l’unico nome del vescovo San Severo. (1)

Visita della chiesa (1733)

Un quadro appresso la Cappella del Santissimo con la Crocifissione del Signore e opera rara del Tintoretto. Altri quattro quadri che seguono per fino alla porta sinistra della Chiesa concernenti la vita di Cristo sono di qualche imitatore dei Bassani, e del Tintoretto. Nella tavola dell’altare del Santissimo, che è quasi tutta dalla custodia ricoperta vi è Cristo deposto di Croce con le Marie ed altri Santi della scuola di Lazzero Sebastiani. Nel volto sopra l’altare vi sono i quattro Evangelisti di Giacomo Palma. Vi è poi vicino alla porta destra l’Assunta della Vergine di Domenico Tintoretto. Sopra la sinistra delle minori porte vi è la flagellazione di Cristo di Vincenzo Catena, e dal lato sinistro dell’altare della Madonna vi è la visita di Santa Elisabetta dello stesso autore, opere preziose. Nella sacristia un quadro con una storia della Vergine è di Antonio Grapinelli, ed alcuni altri ancora. (2)

Eventi più recenti

Chiusa nel 1808, dopo aver servito per qualche tempo a ricovero dei poveri lavoranti della vicina Casa d’industria, divenne officina da falegname, e quindi nel 1829 fu demolita per dar luogo all’erezione delle carceri politiche.(3)

(1) FLAMINIO CORNER. Notizie storiche delle chiese e monasteri di Venezia, e di Torcello tratte dalle chiese veneziane e torcellane (Padova, Stamperia del Seminario, 1763).

(2) ANTONIO MARIA ZANETTI. Descrizione di tutte le pubbliche pitture della città di Venezia ossia Rinnovazione delle Ricche Miniere di Marco Boschini (Pietro Bassaglia al segno di Salamandra – Venezia 1733)

(3) GIUSEPPE TASSINI. Edifici di Venezia. Distrutti o vòlti ad uso diverso da quello a cui furono in origine destinati. (Reale Tipografia Giovanni Cecchini. Venezia 1885).

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FOTO: Alfonso Bussolin. Quest'opera viene distribuita con Licenza Creative Commons. Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 3.0 Italia.

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