Chiesa di San Procolo vulgo San Provolo

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Campo San Provolo. Luogo dove si ergeva la Chiesa di San Procolo

Chiesa di San Procolo vulgo San Provolo. Chiesa demolita

Storia della chiesa

Anche la Chiesa di San Proculo, ora resa Parrocchiale, riconosce (per quanto ci rapportano alcune anonime cronache) per suoi benemeriti fondatori i nobili Participazi, che nella loro venuta da Malamocco a Venezia illustrarono questa città con tanti sacri edifici. È incerto, ma probabile che insieme col monastero contiguo di San Zaccaria, a cui è totalmente soggetta, fosse ella eretta per ordine di Angelo Participazio, il primo dei dogi, che risiedesse in Rialto. Mette il Dandolo l’erezione del monastero verso l’anno 814 e la chiesa di San Proculo si dice in alcuna delle sopraccitate Cronache fabbricata nell’anno 809, forse perché in quest’anno fu assunto Angelo Participazio al trono ducale.

Non fu dai primi tempi di sua fondazione aggiunta a questa chiesa la cura dell’anime, che era annessa alla Chiesa di San Zaccaria: ma per lo disturbo, che ne risentiva la quiete delle monache nella loro ufficiatura, fu (per quanto ci rapporta la tradizione) dall’una all’altra chiesa trasportata nell’anno 850. Si legge in un diploma del doge Ordelafo Falier nell’anno 1107, sottoscritto Domenico Piovano di San Zaccaria, e questa non sarebbe forse leggera congettura per credere, che solo dopo quel tempo le fosse assegnato il jus parrocchiale; tanto più che nell’anno precedente alla suddetta sottoscrizione del diploma tanto la chiesa di San Zaccaria, che quella di San Proculo, erano state diroccate da un vastissimo incendio.

Rimessa tosto dai danni di quel fuoco la chiesa con assai angusta struttura, si era già resa verso il fine del XIV secolo ruinosa e cadente: onde accorse a toglierla dalle sue rovine, rinnovandola nell’anno 1389, Amedeo dei Bonguadagni, che reggeva allora la cancellaria ducale per la vecchiezza di Rafain Caresino celebre Cronologo, e cancelliere grande della Repubblica. Conviene però dire, che questa rinnovazione non fosse di molto soda struttura; poiché, passato appena un secolo e mezzo, convenne, che le monache di San Zaccaria nell’anno 1646, la rialzassero a tutte loro spese dai fondamenti in modesta e decente forma, di cui fu poi accresciuto il decoro circa la metà del secolo XVIII rinnovando di scelti marmi gli altari, che assai umilmente erano prima formati di tavole. (1)

Visita della chiesa (1733)

La tavola dell’altare maggiore con Nostro Signore deposto di Croce è opera singolarissima di Santo Peranda. Sopra due porte da i lati dell’altare maggiore vi sono due quadri nell’uno l’angelo, che apparisce ad Elia Profeta, nell’altro il Sacrificio d’Abramo; tutti, e due del Palma. La prima tavola poi a mano sinistra con un Santo Vescovo è di Gregorio Lazzarini. La palla con Nostra Signora Assunta al Cielo, come pure l’altra dirimpetto con la stessa, il puttino, San Giuseppe, e due angioletti, che formano una Croce in terra sono opere lodevoli del Cav. Pietro Liberi; la seconda va alla stampa. Vi sono pure due quadri con vari santi nell’uno, ed una storia del testamento vecchio nell’altro, ed un terzo vicino all’organo con Nostro Signore morto, del Palma. E tre quadri attaccati alle pareti con storie del vecchio testamento di Antonio Aliense. (2)

Eventi più recenti

Chiusa però nel 1808 venne in seguito atterrata e convertita nell’abitazione presente. Vi aveva però nell’ingresso di quest’abitazione una cappella interna in memoria della chiesa che quivi sorgeva, ma nel 1825 venne sfornita e l’altare fu trasportato nella chiesa di San Zaccaria. (3)

(1) FLAMINIO CORNER. Notizie storiche delle chiese e monasteri di Venezia, e di Torcello tratte dalle chiese veneziane e torcellane (Padova, Stamperia del Seminario, 1763).

(2) ANTONIO MARIA ZANETTI. Descrizione di tutte le pubbliche pitture della città di Venezia ossia Rinnovazione delle Ricche Miniere di Marco Boschini (Pietro Bassaglia al segno di Salamandra – Venezia 1733)

(3) ERMOLAO PAOLETTI. Il fiore di Venezia ossia i quadri, i monumenti, le vedute ed i costumi. (Tommaso Fontana editore. Venezia 1839).

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FOTO: Alfonso Bussolin. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

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